Rimborsi e restituzioni tra conviventi

Di GIULIA SPELTA -

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Nel corso di una relazione sentimentale durata qualche anno, una donna elargiva al proprio compagno la somma di circa 22.000,00 euro affinché costui potesse estinguere alcuni debiti personali. Sopraggiunta la crisi della coppia, la donna richiedeva la restituzione del denaro assumendo, in primo luogo, che fosse stato consegnato in virtù di un contratto di mutuo con obbligo di restituzione; in subordine, che l’uomo si fosse ingiustificatamente arricchito a proprio danno.

I giudici di merito e di legittimità rigettano le domande della ricorrente, richiamando la pronuncia della Corte di Cassazione del 28 luglio 2014, n. 17050, secondo cui, chi chiede la riconsegna di somme date a mutuo deva provare, oltre al versamento, anche il titolo dal quale deriva l’obbligo alla restituzione. Nel caso di specie, tale prova non risulta essere stata fornita con certezza; con riferimento alla possibilità di ricondurre l’elargizione del denaro alla categoria dell’arricchimento senza causa, è evidenziata la natura del rapporto intercorrente tra le parti.

Dalla lettura della sentenza, invero piuttosto sbrigativa, non si evince se la coppia convivesse o se la loro fosse semplicemente una relazione stabile e duratura ma priva del requisito della coabitazione: emerge soltanto che, a parere dei giudici, l’esistenza di un vincolo affettivo giustifica il trasferimento di denaro dall’uno all’altro partner e, dunque, nella specie ben può reputarsi che i 22.000,00 euro siano stati consegnati volontariamente e per ragioni di affetto. Da qui l’impossibilità di ottenerne la restituzione.

La vicenda sottoposta all’attenzione della Corte non risulta isolata, collocandosi nel solco tracciato da copiosa giurisprudenza in tema di rimborsi e restituzioni tra conviventi more uxorio. Negli anni, la tutela prestata dai giudici è transitata dalla prospettiva indennitaria sino alla valorizzazione dello scopo solidaristico, molto spesso giungendo a evidenziare l’eventuale sproporzionalità della somma elargita rispetto alle condizioni economiche del disponente o del beneficiario per accordare il rimedio dell’arricchimento senza causa.

Nella specie, non sembra che i giudici abbiano dato peso ai profili economici; hanno sottolineato, invece, il dovere morale intercorrente tra persone legate sentimentalmente, sufficiente a giustificare la dazione di denaro. L’elargizione della signora a favore dell’ex compagno sembra, dunque, doversi ricondurre nell’alveo delle obbligazioni naturali.

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