Permanenza del genitore straniero in Italia e tutela del minore

Di MARIO RENNA -

MINORI_Cass. n. 17861_2017

La Corte di Cassazione ha ribaltato quanto statuito dalla Corte d’Appello di L’Aquila – a conferma della decisione resa in primo grado – circa il rigetto della domanda proposta ex art. 31, comma 3, T.U. Immigrazione (d.lgs. 286/1998).

A mente della norma «il Tribunale per i minorenni, per gravi motivi connessi con lo sviluppo psicofisico e tenuto conto dell’età e delle condizioni di salute del minore che si trova nel territorio italiano, può autorizzare l’ingresso o la permanenza del familiare, per un periodo di tempo determinato, anche in deroga alle altre disposizioni della presente legge. L’autorizzazione è revocata quando vengono a cessare i gravi motivi che ne giustificavano il rilascio o per attività del familiare incompatibili con le esigenze del minore o con la permanenza in Italia. I provvedimenti sono comunicati alla rappresentanza diplomatica o consolare e al questore per gli adempimenti di rispettiva competenza».

Il genitore straniero istante trovava, però, un provvedimento di reiezione. La Corte d’Appello abruzzese censurava lacune probatorie e considerava, come strumentali, le giustificazioni in seno alla richiesta avanzata ex art. 31, comma 3, T.U. Immigrazione. In particolare: a) negava che tale strumento autorizzatorio rispondesse ad una logica sanante (quindi, definitiva negli effetti) delle irregolarità riguardanti il diritto di soggiorno e permanenza; b) contestava la richiesta per l’assenza di validi riferimenti a situazioni legittimanti; c) per la contestuale degli altri componenti del nucleo familiare, escludeva il ricorrere di un pregiudizio nei confronti del minore in caso di allontanamento del genitore istante.

La Corte di Cassazione si allontana nettamente dalla ricostruzione offerta in secondo grado, non senza conflitto interno al medesimo consesso. Infatti, viene precisato che il Collegio dissente dalla proposta di decisione del Consigliere relatore designato, giusta la quale veniva avanzata la manifesta infondatezza del ricorso (il provvedimento impugnato risultava conforme alla giurisprudenza consolidata in materia e strutturalmente privo dei requisiti legittimanti ex art. 31, comma 3, T.U. Immigrazione). Pertanto, cassa il provvedimento impugnato e trasmette gli atti alla Corte d’Appello di L’Aquila, in diversa composizione, per una nuova valutazione.

Viene condivisa la doglianza del genitore soccombente in termini di inesatta applicazione da parte della Corte d’Appello dei principi contenuti in Cass., Sez. Un., n. 21799/2010. Secondo il principio di diritto allora affermato «la temporanea autorizzazione alla permanenza in Italia del familiare del minore, prevista dall’art. 31 d. lgs. n. 286/1998 in presenza di gravi motivi connessi al suo sviluppo psicofisico, non richiede necessariamente l’esistenza di situazioni di emergenza o di circostanze contingenti ed eccezionali strettamente collegate alla sua salute, potendo comprendere qualsiasi danno effettivo, concreto, percepibile ed obiettivamente grave che in considerazione dell’età o delle condizioni di salute ricollegabili al complessivo equilibrio psicofisico, deriva o deriverà certamente al minore dall’allontanamento del familiare o dal suo definitivo sradicamento dall’ambiente in cui è cresciuto; deve trattarsi tuttavia di situazioni non di lunga o indeterminabile durata e non caratterizzate da tendenziale stabilità che, pur non prestandosi ad essere catalogate o standardizzate, si concretino in eventi traumatici e non prevedibili che trascendano il normale disagio dovuto al proprio rimpatrio o a quello di un familiare».

Nel caso in esame, la Corte di Cassazione puntualizza che lo scrutinio del giudice di merito debba considerare la sussistenza dei gravi motivi dedotti ai fini dell’accoglimento dell’istanza, secondo una valutazione oggettiva e prognostica. Il provvedimento autorizzatorio necessita, quindi, di essere modulato tenendo presente che la condizione psicofisica del minore integri una “situazione” mutevole e cangiante. Proprio questo parametro, attualizzato e concretamente valutato, consente il rilascio o meno del provvedimento nonché incide sull’eventuale proroga o cessazione del medesimo (eventualmente già ottenuto).

In conclusione, la condivisibile ricostruzione della Corte di Cassazione per cui al fine di tutelare il minore da pregiudizi psicofisici legati all’allontanamento familiare, occorre tenere a mente la possibilità che da tale contingenza origini un danno effettivo, concreto, percepibile ed oggettivamente grave, rimanendo estranei al processo valutativo ogni interferenza astratta (quale l’irreparabilità del pregiudizio).

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