Sul contenuto della sentenza che tiene luogo del rifiuto dell’altro genitore al riconoscimento del figlio nato fuori dal matrimonio

Di EMANUELA ANDREOLA -

Trib. Prato n. 652_2017

Il caso posto all’attenzione del Tribunale di Prato riguarda il riconoscimento del figlio nato fuori dal matrimonio nell’ipotesi in cui l’altro genitore rifiuti il consenso al riconoscimento stesso. Il giudice di merito chiarisce la portata della previsione di cui all’art. 250, comma 4, c.c., riformato dalla L. n. 219/2012, con riferimento sia al  profilo processuale, sia a quello sostanziale.

Anzitutto la sentenza in commento precisa che, se anteriormente alla richiamata novella del 2012, i provvedimenti contemplati dall’art. 250 c.c. erano devoluti alla competenza del Tribunale per i Minorenni che pronunciava in camera di consiglio, sentito il Pubblico Ministero (art. 38 disp. att. c.c.), a seguito dell’attribuzione del procedimento in parola alla competenza del Tribunale ordinario, l’attuale formulazione dell’art. 38 disp. att. c.c. conferma il rito camerale, ferma restando la natura di sentenza del provvedimento conclusivo del procedimento previsto dal richiamato art. 250, comma 4, c.c.

Nel merito, sulla legittimità del rifiuto del consenso al riconoscimento manifestato dalla madre, il Tribunale osserva che nella valutazione in ordine all’accertamento della rispondenza del rifiuto del consenso all’interesse del minore, nel caso concreto di appena ventuno mesi, occorre verificare se il rifiuto sia giustificato da gravi ed irreversibili motivi tali da lasciar supporre, sulla base di un giudizio prognostico, che l’accertamento del legame di filiazione con il padre sia pregiudizievole per lo sviluppo psico-fisico del minore.

Quanto al contenuto della sentenza che, ritenuto illegittimo il rifiuto del consenso al riconoscimento da parte dell’altro genitore, tenga luogo del consenso mancante, il giudice collegiale afferma che, nel superiore interesse del minore, essa possa contenere anche i provvedimenti opportuni in tema di affidamento e mantenimento del figlio, conformemente al tenore letterale dell’art. 250, comma 4, c.c. Rispetto a tali ulteriori provvedimenti non costituisce presupposto l’acquisto dello status di figlio.  Secondo il Collegio, infatti, non può essere pregiudicato l’interesse del minore subordinando l’adozione delle disposizioni sul mantenimento e affidamento al concreto esercizio del riconoscimento paterno, non potendosi escludere che, a seguito dell’adozione della sentenza parziale che tiene luogo del consenso mancante, il genitore ometta di provvedere al riconoscimento nelle forme di cui all’art. 254 c.c. davanti all’Ufficiale dello Stato civile, con conseguente impossibilità per il giudice di provvedere sul regime. che assicura la gestione e il sostentamento della prole.

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