L’orientamento giurisprudenziale favorevole alla stepchild adoption nell’ambito di una coppia dello stesso sesso trova nuovi argomenti proprio nella legge sulle unioni civili (a proposito di due recenti pronunce del Tribunale di Bologna)

Di CLAUDIA BENANTI -

Trib. min. Bologna 06.07.2017

L’orientamento giurisprudenziale favorevole alla pronuncia dell’adozione in casi particolari a favore del partner dello stesso sesso del genitore biologico del minore ha trovato nuovi argomenti di legittimazione in una particolare lettura della L. n. 70/2016 in materia di unioni civili e di convivenze registrate. Precisamente, l’art. 1, co. 20 di questa legge, nella parte in cui dispone  «Resta fermo quanto previsto e consentito dalle leggi vigenti in materia di adozione», è stato interpretato da alcune recenti sentenze di merito nel senso di imporre una clausola di salvaguardia a favore dell’orientamento giurisprudenziale ben noto ai riformatori, che riteneva ammissibile l’adozione in casi particolari del minore per “constatata impossibilità di affidamento preadottivo”, prevista dall’art. 44, lett. d), L. n. 184/1983, anche in mancanza di uno stato di abbandono. Precisamente, detto orientamento, inaugurato da una sentenza del Tribunale per i minorenni di Roma del 2014 e successivamente condiviso da altre corti di merito e da Cass. n. 12962/2016, riteneva ammissibile la pronuncia di adozione del minore generato all’interno di un progetto di genitorialità condiviso da una coppia dello stesso sesso, a favore del partner del genitore biologico.

Sulla materia è successivamente intervenuta la L. n. 70/2016 che, nel prevedere che i riferimenti normativi al coniuge dovessero essere interpretati come relativi anche al componente dell’unione civile, ha però disposto, come già detto, la salvezza di quanto previsto dalla normativa sull’adozione.

Questo inciso esclude la possibilità per i membri dell’unione civile di ricorrere all’adozione nei casi riservati a soggetti coniugati, ossia all’adozione legittimante e all’adozione in casi particolari a favore del coniuge del genitore, riconosciuta dall’art. 44, lett. b), L. n. 184/1983. Tuttavia non esclude necessariamente la possibilità di continuare a pronunciare l’adozione in casi particolari a favore del partner dello stesso sesso del genitore, per “constatata impossibilità di affidamento preadottivo”. Si tratta di una forzatura del testo di legge, che in effetti nel fare riferimento alle leggi vigenti non richiama l’orientamento giurisprudenziale sopra ricordato. Tuttavia, detta forzatura si può giustificare, secondo alcune recenti sentenze (Trib. min. Bologna, 6 luglio 2017; Trib. min. Bologna, 20 luglio 2017), quando sussista il superiore interesse del minore al riconoscimento giuridico di una relazione genitoriale di fatto, da lui vissuta positivamente ed accettata dal contesto sociale e familiare di riferimento.

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