La persistente conflittualità tra coniugi esclude la co-assegnazione della casa familiare

Di VALENTINA PRATICO' -

Cass. sez. VI ord 10.11.2017

L’ordinanza in commento trae origine dal ricorso presentato avverso la decisione del Giudice del gravame di Brescia, che aveva integralmente respinto l’esposizione dei fatti compiuta dall’appellante nel ricorso introduttivo di siffatto giudizio, sul presupposto che «la permanente conflittualità esistente tra i coniugi rende(sse) la co-assegnazione (della casa familiare) contraria all’interesse dei figli (art. 337 sexies c.c.)».

Nello specifico, la questione controversa, sottoposta all’attenzione della Suprema Corte, verte, in primo luogo, sulla ritenuta erroneità della decisione di secondo grado, che conferma quella di prime cure, nella quale era stata disposta l’attribuzione esclusiva della casa coniugale alla madre dei minori, estromettendo il di lei coniuge separato, sulla base di un accertamento che, nel ricorso introduttivo del giudizio ex art. 360 c.p.c., viene descritto come fondato pedissequamente sulle risultanze dell’udienza presidenziale, senza che alcun rilievo sia attribuito alle circostanze evidenziate dall’appellante ai fini della riforma della decisione impugnata.

Il ricorrente afferma, altresì, che la sentenza di appello sia erronea laddove omette di  decidere sulla domanda di affidamento condiviso paritario e di revoca dell’assegno di mantenimento, incorrendo, in siffatta ipotesi, il Giudicante in un vizio di omessa pronuncia ex art. 360, n. 4, c.p.c., per violazione dell’art. 112 c.p.c.

Nell’esaminare le prospettate doglianze della parte ricorrente, i giudici di legittimità affermano, però, di non poter condividere nessuno dei motivi posti alla base della domanda.

In particolare, il primo motivo di ricorso, fondato sul presunto omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio, non può essere apprezzato come rilevante in quanto, nell’esporre le ragioni di diritto fondanti tale pretesa di giustizia, non si riscontra alcun dato probatorio idoneo a porre in discussione l’accertamento compiuto dal giudice di merito rispetto al contestato mancato esame di fatti rilevanti per la riforma della decisione.

Il secondo motivo è anch’esso ritenuto non condivisibile. Sul punto, la motivazione dell’ordinanza della Corte di Cassazione si presenta come il precipitato logico dell’argomentazione svolta su tale questione dalla parte ricorrente, che, ad attento esame, risulta riproporre il contenuto del ricorso di appello, in cui le domande di affidamento condiviso paritario e di revoca del mantenimento sono prospettate come dipendenti dalla domanda di assegnazione parziale della casa coniugale.

In particolare, i giudici di legittimità rivestono di fondamento la loro decisione di rigettare il ricorso anche in rapporto a tale domanda, sul presupposto che, nella domanda introduttiva del giudizio di terzo grado, la parte censura la sentenza di primo grado in punto di assegnazione a suo carico dell’assegno di mantenimento, affermando che, mediante l’assegnazione parziale della casa coniugale, ella avrebbe potuto provvedere al mantenimento diretto dei propri figli, venendo meno le premesse logiche e giuridiche per la sua condanna al versamento di siffatta prestazione periodica.

Rebus sic stantibus, il rigetto della domanda, da parte della Suprema Corte, si pone, nel caso de quo, come esito naturale dell’insufficiente percorso argomentativo svolto nel ricorso, che non convince il Giudicante della validità della ricostruzione effettuata al fine di superare i predetti rilievi.

SCARICA COMMENTO IN PDF