Convocazione degli affidatari del minore nei procedimenti civili in materia di responsabilità genitoriale, di affidamento e di adottabilità relativi al minore affidato

Di GIULIA OREFICE -

Cass. civ. 17.11.2017 n. 27137

Nella fattispecie in esame, il Tribunale per i minorenni accertava lo stato di abbandono del minore, disponendo in via provvisoria un affido etero-familiare di due mesi. Tuttavia i genitori dopo un mese dalla nascita del minore mostravano la volontà di riprenderlo con sé; in particolare, il padre si manifestava molto coinvolto emotivamente e la nonna paterna, nonostante dovesse accudire tre figli portatori di handicap, era disponibile ad occuparsi del minore.

Il padre, però, evidenziava uno stato ansioso-depressivo a seguito di indagine psicologica ed era in cura presso il Sert dopo un passato di tossicodipendenza. Il medesimo presentava altresì precedenti penali per vari reati, tra cui quello di maltrattamenti in famiglia.

Alla luce di quanto accertato, il Tribunale dichiarava lo stato di adottabilità.

La Corte di Appello, in riforma a quanto statuito dal giudice di primo grado, revocava lo stato di adottabilità del minore, disponendone l’affidamento al padre, con modalità di riavvicinamento graduale, fondandolo sull’omesso esame da parte del Tribunale di circostanze decisive, tra le  quali, la certificazione medica del Sert, che aveva evidenziato l’espletamento da parte del genitore di programmi socio-riabilitativi conclusi con successo.

Il Procuratore generale ricorre dunque in Cassazione deducendo la nullità della sentenza d’appello per violazione dell’art. 5, comma 1°, L. n. 184/1983, modificato dalla L. n. 173/2015, che così dispone: «L’affidatario o l’eventuale famiglia collocataria devono essere convocati, a pena di nullità, nei procedimenti civili in materia di responsabilità genitoriale, di affidamento e di adottabilità relativi al minore affidato ed hanno facoltà di presentare memorie scritte nell’interesse del minore».

La Corte di Appello, invece, si era pronunciata senza aver ottemperato al suddetto obbligo di convocazione degli affidatari del minore.

La Suprema Corte accoglie il ricorso, condividendo quanto osservato dal Procuratore generale e dichiara nulla la sentenza, evidenziando come la ratio dell’art. 5, comma 1°, L. n. 184/1983, così come modificato dalla L. n. 173/2015, sia da ravvisarsi nel riconoscimento dell’importante ruolo che la famiglia affidataria svolge nello sviluppo psico-fisico del minore. In particolare, seguendo il minore nella quotidianità di vita, essa stabilisce una relazione affettiva con lui ed è in grado per questo di rappresentare le sue necessità più di ogni altro, coltivando un’esperienza relazionale con il medesimo. La norma – di evidente stampo processuale – si fonda su rilevanti considerazioni sostanziali che attengono alla necessità di garantire soprattutto un sano sviluppo del minore ed il suo inserimento in un ambiente che gli garantisca affetto e protezione.

D’altra parte il ruolo della famiglia affidataria è anche quello di costruire il contesto sociale nel quale il minore compie i suoi primi passi.

Tanto più che la partecipazione in giudizio degli affidati è anche sostenuta dal disposto di cui  all’art. 4, comma 5 ter, L. n. 184/1983, inserito dalla L. n. 173/2015, secondo cui: «Qualora, a seguito di un periodo di affidamento, il minore faccia ritorno nella famiglia di origine o sia dato in affidamento ad altra famiglia o sia adottato da altra famiglia, è comunque tutelata, se rispondente all’interesse del minore, la continuità delle positive relazioni socio-affettive consolidatesi durante l’affidamento».

È evidente allora che anche questa norma è volta alla tutela del superiore interesse del minore e delle sue esigenze, al fine di mantenere costanti rapporti con figure significative e caratterizzanti fasi decisive del suo sviluppo psico-fisico.

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