Revoca del consenso informato: il limite temporale della fecondazione dell’ovulo opera anche in caso di eterologa

Di MARIO RENNA -

Cass. 30294_2017

Con la recente ordinanza n. 30294/2017, la Corte di Cassazione si è espressa in tema di disconoscimento della paternità in seguito a fecondazione eterologa, confermando i precedenti giudizi contrari delle corti territoriali di merito.

Principalmente, il ricorrente lamentava la violazione dell’art. 6, l. n. 40/2004, circa il divieto di revoca del consenso all’impianto da parte del ricorrente, anche in relazione agli artt. 2, 13, 32 Cost.; nonché, la violazione art. 9, l. 40/2004, in relazione agli artt. 2, 13, 32 Cost., circa il divieto di disconoscimento del figlio nato a seguito di trasferimento embrionale.

La Corte, preliminarmente, chiarisce l’applicabilità della normativa italiana, considerato che ambedue i genitori e il nato sono italiani e malgrado l’impianto nell’utero sia stato effettuato in Spagna (vigente all’epoca dei fatti il divieto domestico per il ricorso a tale pratica).

È stato pertanto logicamente richiamato quanto espresso dalla Corte cost. con sentenza n. 162/2014 circa la compatibilità costituzionale e l’operatività della disciplina del consenso informato – prevista dall’art. 6, l. 40/2004 – anche per il caso della fecondazione eterologa.

Per i giudici, ammettere diversamente la revocabilità del consenso anche in un momento successivo alla fecondazione dell’ovulo – quindi, in deroga, all’art. 6, comma 3, l. n. 40/2004 – risulterebbe in distonia con la tutela costituzionale degli embrioni (sostenuta dalla Corte costituzionale nelle sentenze nn. 151/2009 e 229/2015).

La Corte di Cassazione, dunque, sbarra la strada all’esercizio del disconoscimento di paternità sulla scorta dell’assunto per cui dall’ammissibilità di siffatta azione deriverebbe un’irrimediabile privazione della bigenitorialità, non risultando altrimenti possibile l’accertamento della reale paternità alla luce dell’impiego di seme anonimo.

A sostegno della propria tesi viene, inoltre, negata assolutezza al principio della verità biologica, subordinando la medesima alla verità legale, richiamando, in tal senso, la disciplina (e i suoi limiti temporali) dell’azione di disconoscimento della paternità ai sensi dell’art. 244 c.c..

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