La Corte di Cassazione si pronuncia in tema di revoca del consenso e disconoscimento di paternità in caso di fecondazione eterologa

Di ELISA CONTU -

Cass. civ. 18.12.2017

Con l’ordinanza n. 30294, depositata in cancelleria il 18 dicembre 2017, la Corte di Cassazione ha ribadito che, una volta prestato il proprio consenso alla fecondazione eterologa, è irrilevante l’eventuale revoca che intervenga in un momento successivo all’inizio del trattamento embrionale.

All’origine di tale decisione vi è il rigetto, in primo e secondo grado, di un’azione di disconoscimento di paternità esercitata da un uomo affetto da impotentia generandi: questi si era rivolto insieme alla moglie ad un istituto spagnolo per avviare le procedure di fecondazione eterologa, salvo poi revocare il proprio consenso il giorno prima dell’impianto dell’ovulo, quando tuttavia la tecnica di preparazione dell’embrione era ormai attivata.

Al fine di rispondere alla lamentata violazione degli artt. 6 e 9, l. n. 40/2004, in relazione agli artt. 2, 13 e 32 Cost., il Supremo Collegio ha offerto un’ampia ricognizione del quadro normativo concernente la materia in esame, alla luce, in particolare, della sentenza n. 162/2014, con la quale la Consulta ha dichiarato l’incostituzionalità del divieto di fecondazione eterologa in caso di sterilità o infertilità assolute e irreversibili.

Confermando quanto sostenuto in detta pronuncia, i giudici di legittimità hanno sottolineato come il venir meno del divieto non abbia determinato un vuoto normativo, bensì l’unificazione della disciplina della procreazione medicalmente assistita, di cui la fecondazione eterologa costituisce una fattispecie e a cui, pertanto, vanno applicate le medesime norme, anche in tema di consenso.

Ad avviso della Corte di Cassazione, il fatto di non ammettere la revoca della volontà di accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita successivamente alla fecondazione dell’ovulo risponde ad esigenze di tutela costituzionale dell’embrione, così come affermate in recenti pronunce costituzionali (Corte cost., nn. 151/2009 e 229/2015). Parallelamente, si ricorda come l’esclusione dell’azione di disconoscimento di paternità per chi ha prestato il proprio assenso alla fecondazione eterologa debba essere letta alla luce dell’esigenza di garantire il diritto del nato alla bigenitorialità e quindi ad un rapporto affettivo e assistenziale con entrambe le figure genitoriali, in ragione anche del fatto che l’anonimato del donatore del seme rende impossibile accertare la reale paternità (Corte cost., n. 347/1998 e Cass. n. 2315/1999).

Infine, ad ulteriore sostegno di tali considerazioni, i giudici di legittimità hanno ribadito che la preminenza della verità biologica su quella legale non costituisce un valore di rilevanza costituzionale assoluta, principio confermato anche dalla riforma della filiazione del 2013 (v. Cass., n. 5653/2012).

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