Lo stato di bisogno post- convivenza: il diritto agli alimenti

Di CHIARA FAVILLI -

Il comma 65 della l. n. 76/2016 riconosce al convivente che, al momento della cessazione del rapporto, versi in stato di bisogno e sia impossibilitato a provvedere al proprio mantenimento il diritto di ottenere dall’altro gli alimenti con precedenza sui fratelli e sulle sorelle; le prestazioni alimentari sono quantificate dal giudice nella misura generale indicata dall’art. 438 c.c., ma la loro erogazione, a differenza degli alimenti codificati e alla medesima stregua del diritto a continuare ad abitare nella casa di comune residenza dopo la morte del partner proprietario (comma 42), è destinata a perdurare per un limitato periodo di tempo, proporzionale alla durata della convivenza. Questa previsione non vale ad integrare il convivente nell’elenco degli obbligati contenuto nell’art. 433 c.c., perché se così fosse il diritto spetterebbe anche in costanza di rapporto, mentre è testualmente limitato all’ipotesi della cessazione della convivenza

La temporaneità lascia intendere che il diritto agli alimenti, come il diritto di continuare ad abitare nella casa di comune residenza, si fonda sull’esigenza di offrire al partner un sostegno economico per un lasso di tempo sufficiente a metterlo in condizione di intraprendere i tentativi necessari a cercare di raggiungere l’indipendenza economica, in conformità con il principio di autoresponsabilità che informa anche i rapporti patrimoniali tra coniugi nella fase successiva allo scioglimento del matrimonio, come evidenziato di recente dalla Cassazione (Cass., n. 11504/2017).

Il diritto agli alimenti rappresenta, pertanto, una soluzione di compromesso tra la libertà che contrassegna le convivenze e la solidarietà innescata dalla comunanza di vita nei confronti di un soggetto che, pur in difetto di legami di sangue o formali, versi in stato di bisogno.

Ciò non toglie che, nel regolare il regime patrimoniale nell’ambito di un contratto di convivenza i partner, se non possono escludere la spettanza degli alimenti in quanto oggetto di un diritto irrinunciabile, siano legittimati, invece, ad ampliarne la misura o a sostituirli con il mantenimento.

Appare opportuno sottolineare che il diritto agli alimenti del convivente bisognoso sorge “al momento della cessazione della convivenza”. Il significato da attribuire a questo inciso dipende dal rapporto che si ritiene intercorrere tra il fatto-convivenza e la sua formalizzazione-dichiarazione anagrafica, rapporto che è a propria volta strettamente legato al valore che si scelga di attribuire alla dichiarazione anagrafica, se di semplice mezzo di prova oppure di elemento costitutivo della fattispecie complessa della convivenza: se possa bastare la sopravvenuta carenza di uno o più dei presupposti applicativi della normativa contenuti nel comma 36, indipendentemente dal mutamento della dichiarazione anagrafica, o se, al contrario, quest’ultima sia sufficiente ad escludere la rilevanza del fatto, a prescindere dal venir meno dei requisiti.

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