Prospettive di tutela della genitorialità sociale

Di CLAUDIA BENANTI -

Il riconoscimento, da parte del legislatore del 2016, di nuovi modelli familiari, quali l’unione civile e la convivenza registrata, determina l’esigenza (se non di una riscrittura, almeno) di una rilettura sistematica della disciplina della filiazione, volta ad assicurare una tutela omogenea al rapporto di filiazione, a prescindere dal contesto familiare nel quale sia inserito, ed una piena protezione alla relazione che si instaura tra il minore ed il genitore “sociale”.

Sotto il primo aspetto, la l. n. 76/2016, nella parte in cui dispone che «resta fermo quanto previsto e consentito in materia di adozione dalle norme vigenti», potrebbe essere interpretata nel senso di fare salva la disciplina dell’adozione così come interpretata dalla giurisprudenza consolidata. Com’è noto, infatti, già al momento dell’approvazione della legge era presente nella giurisprudenza di merito un orientamento (successivamente accolto dalla Cassazione nella sentenza n. 12962/2016), volto a dare riconoscimento giuridico, nella forma dell’adozione in casi particolari, al rapporto di filiazione tra il minore e il partner dello stesso sesso del genitore, in casi in cui il minore era stato generato all’estero tramite la procreazione assistita all’interno di un progetto genitoriale condiviso dalla coppia.

Ci si chiede, dunque, se il sistema non possa fondare l’attribuzione dello status di figlio (o il riconoscimento del medesimo status legittimamente costituito all’estero), a prescindere dal tipo di unione esistente tra coloro che hanno condiviso il progetto genitoriale (ed a prescindere, quindi, dal legame biologico).

La questione posta si collega ai temi, più generali, della circolazione degli status familiari tra i diversi ordinamenti e della tutela di diritti inviolabili del figlio, come quello all’identità personale, la cui essenzialità è stata ribadita in numerose pronunce della Corte europea dei diritti dell’uomo.

Sotto il secondo aspetto, quello cioè dell’esigenza di tutela della genitorialità sociale, emblematico è il caso delle famiglie ricomposte, che ben possono passare anche attraverso un’unione civile o una convivenza registrata, e nelle quali è prioritaria l’esigenza di un riconoscimento giuridico della relazione familiare esistente tra il minore e il genitore sociale, con conseguente attribuzione a quest’ultimo di una serie di doveri nei confronti del “figlio”. La rilevanza giuridica di questa relazione affettiva è già emersa in quella giurisprudenza che ha fatto ricorso ai provvedimenti confermativi della responsabilità genitoriale, al fine di consentire al minore di mantenere un rapporto continuativo con il genitore sociale, dopo la crisi della coppia. Ed è noto come questa interpretazione sia stata ritenuta conforme a Costituzione dalla Consulta.

Un’analisi delle normative dei principali ordinamenti (non solo) europei e della giurisprudenza di Corti internazionali potrebbe forse consentire di individuare nel superiore interesse del minore non soltanto un criterio interpretativo, bensì un principio generale, che debba guidare l’interprete nella ricostruzione del sistema della filiazione.

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