Separazione e diritti successori: la Cassazione specifica quando si è in presenza della riconciliazione

Di VALERIO BRIZZOLARI -

Cass. n. 1630_2018 

Nella fattispecie in esame, la parte attrice conviene in giudizio tre soggetti. Nei confronti dei primi due (eredi del defunto marito), assumendo la propria qualità di erede legittimaria, l’attrice domanda la declaratoria di invalidità del testamento olografo con il quale il de cuius aveva istituito suoi eredi universali i nipoti convenuti, escludendola perciò completamente dalla successione. Specifica, a questo proposito, che, nonostante la crisi del matrimonio, sfociata in una pronuncia di separazione con addebito reciproco, il loro rapporto in realtà si era di fatto protratto e, dunque, non si era mai interrotto.

Nei confronti del terzo convenuto, invece, l’attrice ricorrente chiede di accertare la simulazione di una compravendita avvenuta tra quest’ultimo, lo stesso defunto marito e uno dei suddetti nipoti.

Il tribunale adito in primo grado rigetta nel merito le domande dell’attrice, poiché le ritiene non provate. Il conseguente appello viene dichiarato inammissibile ex artt. 348 bis e ter c.p.c. e, così, la controversia approda in Cassazione, la quale rigetta nuovamente le doglianze di parte attrice.

La Suprema Corte, innanzitutto, osserva la correttezza della decisione di primo grado, nella parte in cui ha ritenuto che non fosse stata specificamente formulata dall’attrice una deduzione dell’avvenuta riconciliazione con il marito, successiva alla sentenza di separazione. In sostanza, afferma la Cassazione, l’attrice non ha specificamente allegato l’avvenuta cessazione degli effetti della separazione personale dei coniugi; a tal proposito, viene richiamata una decisione precedente (Cass. civ., n. 70/1974), secondo cui l’avvenuta riconciliazione dei coniugi, quale causa estintiva degli effetti della separazione, concreta un’eccezione in senso proprio, che deve essere perciò formulata mediante una specifica deduzione, non essendo all’uopo sufficiente la generica istanza di rigetto della domanda o delle eccezioni proposte dall’altra parte.

Ciononostante, la Corte coglie l’occasione per ribadire che, in forza dell’art. 157 c.c., gli effetti della separazione personale, in mancanza di una dichiarazione espressa di riconciliazione, cessano soltanto col fatto della coabitazione, la quale non può, quindi, ritenersi ripristinata per la sola sussistenza di ripetute occasioni di incontri e frequentazioni tra i coniugi, ove le stesse non depongano per una reale e concreta ripresa delle relazioni materiali e spirituali costituenti manifestazione ed effetto della rinnovata società coniugale.

Inoltre, viene anche specificato (quale ulteriore motivazione sul rigetto del ricorso) che la morte di uno dei coniugi preclude ogni successiva pronuncia giudiziale attinente alla separazione personale, sia pure con riferimento alle istanze accessorie circa la regolamentazione dei rapporti patrimoniali attinenti alla cessazione della convivenza, restando salve le sole domande autonome che, ove già proposte nel giudizio di separazione, riguardino diritti e rapporti patrimoniali indipendenti dalla modificazione soggettiva dello status, già acquisiti al patrimonio dei coniugi, e nei quali subentrano gli eredi.

In conclusione, il decesso del coniuge avvenuto prima dell’inizio del giudizio esclude comunque che possa accertarsi l’avvenuta riconciliazione successiva alla sentenza di separazione con reciproco addebito, sia pure al fine di farne cessare gli effetti nell’interesse dell’altro coniuge, il quale si professi erede del defunto ed intenda far valere nel processo i suoi diritti di natura successoria.

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