Tutela del figlio sedicenne nei social network usati dai genitori

Di EMANUELA ANDREOLA -

Trib. Roma ord. 23.12.2017

L’ordinanza del Tribunale di Roma in commento riguarda alcune questioni discusse in sede di divorzio in un caso in cui la responsabilità genitoriale del padre e della madre era stata sospesa all’esito del giudizio di separazione, a causa delle condotte dei genitori gravemente pregiudizievoli per l’interesse del figlio, con conseguente apertura della tutela. Più specificamente, il tema posto all’attenzione del giudice era quello di verificare la legittimità e opportunità dell’iscrizione del figlio sedicenne presso un istituto scolastico straniero, in considerazione della volontà più volte manifestata dall’adolescente stesso di non rimanere a studiare in Italia.

Il provvedimento mette in luce anzitutto l’elevata rilevanza che devono assumere le aspirazioni del minore sedicenne, con un richiamo all’insegnamento della Corte di Cassazione sull’importanza da attribuire alla volontà del minore quando la stessa sia «esplicitazione delle proprie aspirazioni, di un vero e proprio progetto di vita, non privo di risvolti esistenziali ed affettivi, sorretto da una fortissima volizione, desumibile dalle insormontabili difficoltà manifestatesi in sede esecutiva» (Cass., n.5237/2014). Il Tribunale di Roma insiste inoltre sulla capacità di autodeterminazione dei c.d. “grandi minori” (quelli che abbiano raggiunto sedici anni, e in alcuni casi quattordici anni di età) desumendola dalla disciplina internazionale, in particolare dalla Convenzione dell’Aja 1980, in materia di sottrazione internazionale di minori. Il provvedimento si pone in linea con la prevalente giurisprudenza di merito laddove afferma che «secondo la letteratura di settore esperta in materia, i minori possono essere distinti in c.d. petits enfants e c.d. grands enfants (con una terminologia adottata nel diritto francese): per i primi, prevale l’esigenza di protezione; per i secondi, l’esigenza di esercitare i diritti di libertà. Nella seconda categoria, certamente si annovera il sedicenne il quale, infatti, riceve già dalle norme vigenti un trattamento differenziato» (Trib. Milano, sez. IX, 14 aprile 2014).

Premessa la rilevanza nel caso concreto della volontà del minorenne, nell’ordinanza in commento si affronta il tema della protezione del suo interesse in caso di condotte scorrette del genitore. Nello specifico, viene giudicata illecita la diffusione da parte della madre nei social network di materiale riservato, fotografie, informazioni e notizie relative al procedimento contenzioso di separazione dei genitori che coinvolgono l’adolescente.

Nel presupposto che la perpetrazione della condotta illecita della madre potesse pregiudicare il nuovo contesto sociale e scolastico frequentato dal ragazzo, l’ordinanza ha stabilito nell’interesse di quest’ultimo: a) l’immediata cessazione della diffusione da parte della madre nei social network di immagini, notizie e dettagli relativi ai dati personali e alla vicenda giudiziaria inerente al figlio; b) la rimozione dai social network di tale materiale; il pagamento di sanzioni economiche (l’astreinte di cui all’art. 614-bis c.p.c.) in caso di inottemperanza da parte della madre. A maggior effettività della tutela del minore, inoltre, onde evitare che contenuti analoghi fossero diffusi da terzi, il giudice ha autorizzato il tutore a diffidare soggetti terzi, diversi dalla madre, dal diffondere tali informazioni, con l’ulteriore facoltà di richiedere ai gestori dei motori di ricerca di deindicizzare informazioni relative al minore. Per questo aspetto, il provvedimento rappresenta una decisione esemplare nel quadro del diritto vivente che riconosce rilevanza alla privacy e all’immagine digitale anche del minore.

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