Non può essere accolta la richiesta del figlio ultratrentenne a rimanere nella casa dei genitori, qualora la madre chieda il rilascio dell’immobile per sopravvenuta intollerabilità della convivenza

Di GIULIA OREFICE -

Trib. Modena_01.02.2018

La decisione del Tribunale di Modena muove dalla richiesta formulata dalla madre anziana del rilascio dell’immobile di sua proprietà occupato dal figlio ormai sessantenne.

La signora chiede, altresì, il risarcimento del danno per le spese sostenute nel centro per anziani dove era stata costretta a muoversi per l’aggravarsi delle sue condizioni di salute al figlio, imputandogli la colpa del trasferimento. Viene esperita anche apposita proposta conciliativa dal Giudice, prevedendo il rilascio dell’immobile nel termine di sei mesi dall’accordo, salvo eventuale richiesta del diritto agli alimenti, la quale viene accolta dalla sola madre.

Il Tribunale, in linea con quanto recentemente deciso dalla Suprema Corte, illustra in via primaria la natura giuridica della situazione di fatto venutasi a creare con l’occupazione del bene da parte del figlio, qualificandola come negozio giuridico familiare atipico. Tale negozio condurrebbe alla formazione di una situazione di detenzione qualificata, assimilabile, quanto a disciplina, all’istituto del comodato senza determinazione di durata. In particolare, non si condivide l’orientamento proposto dal figlio secondo il quale il permanere del rapporto con il bene costituirebbe mero adempimento degli obblighi genitoriali da parte del genitore.

Invero, non è dato rinvenire alcuna norma che impone al genitore di mantenere nella propria abitazione il figlio maggiorenne contro la propria volontà e basandosi sul solo vincolo familiare che li lega.

Si esplicita, nello specifico, che al superamento di una certa età (individuata in particolare dalla giurisprudenza nazionale ed europea all’età di 34 anni) non sussistono più in capo ai genitori particolari obblighi di tutela della prole, se non l’eventuale diritto agli alimenti di cui agli artt. 433 ss. c.c., al ricorrere dei presupposti di legge.

D’altra parte gli obblighi dei genitori verso i figli, continua il Tribunale, devono essere inseriti e letti all’interno di un percorso educativo volto alla formazione di una personalità adulta e autonoma. La circostanza della mancata autosufficienza economica di un figlio sessantenne non può, pertanto, costituire l’oggetto del permanere di presunti obblighi genitoriali, protratti oltre ogni ragionevole limite di tempo e misura. Altrimenti si ammetterebbero forme di “vero e proprio parassitismo” ai danni dei genitori senza alcun vincolo temporale.

Il giudice del merito, poi, individua quale unico limite al rilascio del bene immobile la necessità di stabilire un tempo ragionevole entro cui procedere al rilascio, parametrato anche alla durata del rapporto di convivenza, in particolare ponendo a base di tale condizione il canone di buona fede e correttezza, quale principio immanente a ogni situazione di affidamento.

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