Mantenimento del figlio maggiorenne e principio di autoresponsabilità

Di Carlotta Ippoliti Martini -

Cass. 5 marzo 2018 n. 5088

La decisione in commento si inquadra nell’ampio dibattito concernente il mantenimento del figlio maggiorenne. La regola generale sancita dall’art. 337 septies c.c., secondo cui l’obbligo di mantenimento che grava sul genitore persiste oltre il raggiungimento della maggiore età del figlio e sino al momento in cui quest’ultimo consegue l’indipendenza economica, viene qui in considerazione nella prospettiva più specifica che caratterizza il novero di fattispecie nelle quali l’elevata età del beneficiario ed il completamento del percorso formativo universitario e post-universitario impongono di valorizzare il principio dell’autoresponsabilità.

Nel caso di specie, la Suprema Corte censura la decisione di merito che aveva riconosciuto il diritto al mantenimento in capo al figlio iscrittosi all’albo degli avvocati a seguito del superamento dell’esame di abilitazione e impiegato presso lo studio legale del fratello. Il ricorrere di simili circostanze – chiarisce la motivazione della decisione di legittimità – deve costituire oggetto di una valutazione tanto più rigorosa ed improntata al principio dell’autoresponsabilità quanto più sono avanzate l’età del figlio e la sua progressione nel percorso formativo e professionale intrapreso. In altri termini, poiché l’onus probandi gravante sul genitore si conforma in ragione dell’età e della condizione del figlio, deve ritenersi che la persistenza di una condizione di non autosufficienza economica di quest’ultimo anche una volta esaurito in tempi ragionevoli il percorso che conduce al conseguimento di capacità e titoli funzionali all’esercizio di una professione possa essere ritenuta in via presuntiva “un indicatore forte di inerzia colpevole” (Cass. 5 marzo 2018, n. 5088; in senso analogo, Cass. 22 giugno 2016, n. 12952).

La decisione in commento si pone in una linea di continuità rispetto ad altre pronunce nelle quali è stata esclusa la persistenza del diritto al mantenimento in capo al figlio che volontariamente si sottragga allo svolgimento di attività lavorative corrispondenti alle qualifiche professionali acquisite (Cass., 27 gennaio 2014, n. 1585) o, ancora, a colui che dimostri disinteresse e negligenza nel terminare un percorso formativo universitario o post-universitario (Cass., 1° febbraio 2016, n. 1858). Sempre in questo senso, un approccio caratterizzato da particolare rigore si riscontra anche nelle decisioni che hanno escluso la riviviscenza del diritto al mantenimento in capo al figlio maggiorenne che, dopo aver conseguito temporaneamente l’indipendenza economica, venga a trovarsi in una condizione di non autosufficienza a seguito della cessazione di un rapporto di lavoro a tempo determinato (Cass., 16 maggio 2017, n. 12063; Cass., 22 novembre 2010, n. 23590) o di una borsa di studio universitaria (Cass., 8 agosto 2013, n. 18974).

In conclusione, la decisione in commento – sottolineando la rilevanza assunta dal conseguimento di un titolo che abilita all’esercizio di una libera professione e dalla frequentazione di uno studio – può rilevare quale ulteriore tassello che compone il quadro delle fattispecie nelle quali la valorizzazione del principio dell’autoresponsabilità del figlio maggiorenne giustifica una limitazione dell’obbligo di mantenimento gravante sul genitore.

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