Filiazione e azioni di stato

Di Giulia Orefice -

Cass. 21.02.2018 n. 4194

Nella fattispecie in esame, l’ex coniuge ricorre al Tribunale affermando di essere venuto a conoscenza di non essere il vero padre del figlio nato successivamente alla separazione personale.

Il Tribunale, a seguito di istruttoria, ritiene l’istante decaduto dall’azione di disconoscimento in quanto informato fin dall’epoca della gravidanza che il minore non fosse figlio proprio. Le stesse considerazioni sono svolte dal giudice di appello.

Della questione è poi investita la Corte di Cassazione che accoglie in parte il ricorso e rinvia al giudice dell’appello in diversa composizione per il rinnovo del giudizio. In particolare, i giudici di legittimità osservano come il diritto alla verità biologica sul proprio status di figlio sia un diritto fondamentale al pari di quello del minore ad una famiglia; pertanto, una sua lesione può compromettere un sano sviluppo della personalità dell’individuo.

Il favor veritatis, dunque, costituisce ormai un principio giuridico essenziale in materia di stati personali, in quanto espressione dell’identità della persona, così come sancito dagli artt. 2 Cost. e 8 CEDU.

Nel caso di specie, il figlio è nato decorsi trecento giorni dalla data della comparizione dei coniugi dinanzi al giudice quando gli stessi sono stati autorizzati a vivere separatamente nelle more del giudizio di separazione e, pertanto, ai sensi dell’art. 232 c.c. non opera la presunzione di concepimento durante il matrimonio. La Suprema Corte osserva, quindi, come al bambino sia stato impropriamente attribuito lo status di figlio legittimo e l’esperimento dell’azione di disconoscimento non sia stata legittimamente esercitata, mancando a monte il presupposto fondamentale. Nemmeno la differente azione di impugnazione del riconoscimento del figlio per difetto di veridicità esperita in sede di merito e ritenuta tardiva può trovare accoglimento, in quanto basata su presupposti carenti, non avendo mai il ricorrente provveduto al riconoscimento del figlio.

Mancando la qualifica di figlio legittimo e parallelamente anche quella di figlio naturale riconosciuto, l’unica azione esperibile nel caso di specie sarebbe stata quella residuale, appositamente prevista dal legislatore in tali ipotesi, di contestazione dello stato di figlio ai sensi dell’art. 248 c.c.

Dalle caratteristiche di questa azione e, in particolare, dalla legittimazione attiva in capo a chiunque vi abbia interesse e dalla natura imprescrittibile della medesima, si deduce come l’ordinamento favorisca con qualsiasi mezzo l’accertamento dello status di figlio. Si tratta, pertanto, di un’azione che non può concorrere con le altre in tema di disconoscimento e di impugnazione del riconoscimento, ma è esperibile soltanto nelle ipotesi in cui non vi siano altre norme che regolino in modo autonomo  l’accertamento della verità biologica di figlio.

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