Il Parlamento europeo raccomanda agli Stati di attuare il principio dell’interesse superiore del minore anche nella gestione dei flussi migratori

Di CLAUDIA BENANTI -

Nel contesto del crescente interesse manifestato dalle istituzioni UE verso la protezione dei minori migranti, si colloca la Risoluzione adottata in materia dal Parlamento europeo il 3 maggio 2018.

In questo atto, il Parlamento europeo – considerate le difficoltà di integrazione e tenuto conto dei ritardi nella protezione che i minori stranieri tuttora incontrano all’interno degli Stati UE, oltre che del rischio di abusi a cui essi sono esposti – invita gli Stati membri a dare piena attuazione al principio del superiore interesse del minore in tutte le procedure e decisioni che riguardano i minori stranieri, a prescindere dal fatto che questi ultimi abbiano lo status di migranti o rifugiati. Ed il livello minimo di protezione del quale i minori stranieri dovrebbero godere viene individuato nell’esercizio dei diritti riconosciuti dalla Convenzione europea dei diritti del fanciullo.

Gli Stati sono pertanto invitati ad accelerare le procedure di accoglienza dei minori stranieri non accompagnati, a garantire ai minori l’accesso alle informazioni rilevanti ai fini della procedura secondo modalità che tengano conto delle loro specificità di genere e della loro appartenenza linguistica, a garantire loro l’assistenza sanitaria, un alloggio dignitoso in luogo separato da quelli destinati agli adulti, e l’accesso all’istruzione.

La Commissione europea viene sollecitata, invece, ad attivare procedure d’infrazione contro gli Stati membri nei casi di trattenimento prolungato e sistematico dei minori e delle loro famiglie, a tutela dei diritti fondamentali dei minori medesimi.

Non sono ignorate alcune delle principali difficoltà che la protezione dei minori stranieri incontra: l’accertamento della reale età dei migranti, i costi, la lentezza nell’attuazione delle procedure di ricollocazione dei minori migranti all’interno degli Stati UE.

Sebbene il Parlamento europeo esorti gli Stati a migliorare la cooperazione transfrontaliera al fine di superare tali ostacoli, nessun cenno è fatto all’esigenza di un’effettiva condivisione di responsabilità da parte di tutti gli Stati UE nella gestione dei flussi migratori. A questo proposito, meritano di essere ricordate le conclusioni presentate l’8 giugno 2017 dall’avvocato generale della UE, Eleanor Sharpston, dinanzi alla CGUE nella discussione delle cause C-490/16 e C-646/16, nelle quali è stato messo in dubbio che in circostanze di straordinario afflusso di rifugiati debba continuare ad applicarsi la regola, posta dal Regolamento Dublino III, che individua nel primo Paese di sbarco lo Stato competente in via esclusiva a ricevere la domanda di protezione internazionale.

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