L’ambito applicativo del diritto di visita contemplato nel Regolamento Bruxelles II-bis secondo la Corte di Giustizia

Di CHIARA FAVILLI -

CGUE_sez. I_18.05.2018

Con estrema frequenza la conflittualità che anima la fine delle relazioni di coppia si ripercuote, oltre che sull’andamento del rapporto tra il figlio e il genitore non affidatario/collocatario, anche sul legame del minore con i parenti di quest’ultimo e, in particolare, con gli ascendenti.

Proprio nella prospettiva della tutela di questo rapporto assume rilevanza la sentenza del 31 maggio 2018 con cui la Corte di Giustizia risolve una questione pregiudiziale relativa ad una controversia insorta tra suocera, residente in Bulgaria, ed ex genero affidatario, residente in Grecia relativamente al riconoscimento del diritto di visita nei termini favorevoli in cui viene regolato dal diritto del paese di residenza dell’attrice (art. 128 del Semeen kodeks, codice della famiglia bulgaro).

La domanda era stata respinta dai giudici bulgari fondandosi sull’art. 8 del Regolamento n. 2201/2003, in base al quale la domanda rientrava nella competenza dei giudici dello Stato membro ove il minore aveva la propria residenza abituale nel momento in cui il giudice era stato adito, ossia quella dei giudici greci. Alla Corte di Giustizia viene richiesto di risolvere il dubbio interpretativo se l’applicazione del Regolamento si estenda ai nonni con particolare riferimento al diritto di visita, inteso come «il diritto di condurre il minore in un luogo diverso dalla sua residenza abituale per un periodo limitato di tempo», secondo la definizione dell’art. 2. 10, e al procedimento accelerato di riconoscimento ed esecuzione delle sentenze, volto a garantire che il titolare del diritto di visita al minore non perda il contatto nonostante la natura transfrontaliera della relazione. Come già osservato, tale quesito viene sollevato per ragioni essenzialmente processuali ma dalle argomentazioni utilizzate per sostenere la soluzione affermativa possono trarsi spunti rilevanti in chiave sostanziale. Secondo la Corte di Giustizia, dall’interpretazione elaborata in chiave letterale, dall’economia generale e dagli obiettivi del Regolamento, dai lavori preparatori e dagli altri testi normativi del diritto dell’Unione e del diritto internazionale emerge che il Regolamento non esclude esplicitamente che un diritto di visita richiesto dai nonni nei confronti dei loro nipoti rientri nell’ambito di applicazione del regolamento stesso. Anzi, il legislatore dell’Unione ha scelto l’opzione secondo cui nessuna disposizione doveva restringere il numero di persone possibili titolari della responsabilità genitoriale o di un diritto di visita. Da ciò deriva che la nozione di diritto di visita deve comprendere oltre al diritto dei genitori nei confronti del figlio minore, anche il diritto di altre persone con le quali è importante che tale minore intrattenga relazioni personali, segnatamente i suoi nonni, a prescindere dalla titolarità o meno in capo ad essi della responsabilità genitoriale.

L’apertura della pronuncia ai rapporti intessuti dal minore con soggetti diversi dai genitori aggiunge un ulteriore elemento nella direzione dell’effettività della tutela garantita ai rapporti familiari in senso ampio, non soltanto a quelli eccedenti la famiglia nucleare ma anche a quelli privi di un sostrato formale o biologico.

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