Le Sezioni Unite riconoscono la natura «assistenziale-compensativa» dell’assegno divorzile  

Di CLAUDIA BENANTI -

Cass. Sez. Un. 18287_2018

È stata depositata in data 11 luglio 2018 la tanto attesa sentenza della Corte di Cassazione, chiamata a pronunciarsi, a Sezioni Unite, sui criteri di attribuzione dell’assegno divorzile.

La rimessione della questione alle Sezioni Unite ha avuto origine dal contrasto determinatosi, nella giurisprudenza di legittimità, tra l’orientamento consolidato – risalente a Cass., Sez. Un., n. 11490/1990 – che riconosceva all’ex-coniuge il diritto di continuare a godere del tenore di vita matrimoniale, e l’orientamento più recente – espresso da Cass, sez. I, n. 11504/2017 – che subordinava il diritto dell’ex coniuge all’assegno post-matrimoniale alla sua mancanza di autosufficienza economica.

Nel dirimere la questione, le Sezioni Unite, pur riconoscendo l’esigenza di una rivisitazione dell’orientamento giurisprudenziale consolidato alla luce dell’evoluzione sociale dell’istituto matrimoniale, non hanno ritenuto di poter condividere l’orientamento più recente. Secondo la pronuncia in commento, tutti i criteri indicati dall’art. 5, co. 6, l. div. devono infatti operare congiuntamente. Soltanto in questo modo è possibile dare piena attuazione ai principi di autodeterminazione e di autoresponsabilità, che si esprimono non soltanto – come ritenuto dall’orientamento disatteso – nella scelta di porre fine al vincolo coniugale, ma anche (e soprattutto) nelle scelte di vita condivise.

Ciò significa che nella determinazione dell’adeguatezza dei mezzi in capo al coniuge economicamente più debole deve tenersi conto del contributo che questi ha prestato alla formazione del patrimonio dell’altro coniuge e allo svolgimento della vita familiare. In altri termini, fermo restando che il coniuge che non sia economicamente autosufficiente ha diritto all’assegno in base al criterio assistenziale, anche il coniuge che sia economicamente autosufficiente avrà diritto all’assegno in base al criterio «contributivo-compensativo», che impone di tener conto degli elementi sopra indicati. Mediante l’applicazione di quest’ultimo criterio si evita che lo scioglimento del matrimonio determini un arricchimento ingiustificato proprio a favore del coniuge economicamente più forte e a danno dell’altro.

In conclusione, l’assegno post-matrimoniale può anche avere l’effetto di riequilibrare le situazioni patrimoniali dei due ex coniugi, ma ciò deve derivare dal riconoscimento del ruolo svolto dall’ex coniuge economicamente più debole all’interno della famiglia e del contributo fornito dal medesimo alla realizzazione della situazione comparativa attuale.

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