Clausole di «standstill» e nuovi restrizioni al diritto di soggiorno dei familiari

Di CLAUDIA BENANTI -

Sent._C-123_2017

Nel contesto della difficile mediazione tra il diritto al ricongiungimento familiare e l’interesse statale al controllo dei flussi migratori si segnala una recente sentenza della CGUE.

La Corte era stata investita dal Bundesverwaltungsgericht (Corte amministrativa federale, Germania) di una questione pregiudiziale, riguardante la compatibilità delle norme nazionali (artt. 22-23 AufenthG), che subordinano l’ingresso in Germania dei familiari del lavoratore extra-europeo al previo rilascio di un visto, con l’art. 7 della decisione n. 2/76 adottata dal Consiglio di Associazione tra Stati CEE e Turchia, nel quale gli Stati CEE si erano impegnati a non introdurre ulteriori restrizioni alla circolazione dei lavoratori turchi già regolarmente soggiornanti al loro interno (c.d. clausola di «standstill»).

Nel caso di specie, la moglie di un lavoratore turco regolarmente soggiornante da anni in Germania, giunta in quest’ultimo Paese attraverso i Paesi Bassi (nei quali era entrata tramite visto Schengen per andare a trovare una sorella), si era vista rifiutare dalla città di Stoccarda il permesso di soggiorno per motivi familiari, sulla base dell’argomento che il suo ingresso in Germania non era stato preceduto dal necessario rilascio del visto.

La CGUE, rilevata l’adeguatezza e la non eccedenza della misura restrittiva in questione rispetto allo scopo dalla medesima perseguito (il controllo dei flussi migratori), investe il giudice del rinvio del compito di valutare se non siano invece le modalità di attuazione della misura ad eccedere detto scopo.

Nel caso di specie, infatti, la richiedente, essendo per ragioni di salute priva di autonomia, sarebbe dovuta rientrare nel suo Paese d’origine accompagnata dal proprio coniuge, che avrebbe conseguentemente perso l’impiego, in modo da poter proporre da lì la domanda di visto, quando le autorità locali erano già in condizione di procedere alla valutazione del merito della richiesta, ossia della sussistenza dei presupposti sostanziali per il ricongiungimento familiare.

Il giudice del rinvio dovrà valutare, quindi, se nel caso di cui si tratta non risultino integrate quelle circostanze eccezionali che, per previsione dello stesso art. 23 AufenthG, possono giustificare una deroga alla norma che richiede la previa erogazione del visto.

La Corte ribadisce, quindi, l’orientamento già espresso in altra sentenza del 2017, secondo cui il rispetto del principio di proporzionalità va valutato con riferimento non soltanto al tipo di misura introdotto dal singolo Stato membro, ma anche alle modalità di attuazione della medesima.

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