Assegno di mantenimento dei figli e tenore di vita precedente alla separazione

Di ELISA CONTU -

Cass. civ. n. 21272_2018

Con l’ordinanza n. 21272, depositata il 28 agosto 2018, la Corte di Cassazione è intervenuta su un tema di particolare attualità ovvero il diritto all’assegno di mantenimento a favore dei figli.

All’origine della controversia vi è un giudizio di separazione conclusosi in primo grado con addebito alla donna per aver abbandonato la casa familiare, portando con sé i bambini, e la previsione per l’ex marito dell’obbligo di corrisponderle un consistente assegno di mantenimento per i figli.

Il diritto al contributo economico paterno, così come disciplinato dalla normativa vigente, non può essere intaccato dal fatto che i figli vivano presso la madre, né condizionato dalle ragioni che hanno determinato la separazione.

La questione giurisprudenziale, del resto, non si è posta con riferimento al an, ma al quantum dell’assegno, inizialmente stabilito in 1.000 euro mensili e ritenuto dall’ex moglie non conforme a parametri normativi e giurisprudenziali.

Tale posizione è stata accolta dalla Corte d’Appello di Napoli, che ha elevato il contributo paterno fino a 2.500 euro mensili, confermando per il resto la pronuncia di primo grado.

A fronte del ricorso dell’uomo, il Supremo Collegio ha ripercorso l’analisi argomentativa e fattuale svolta dai Giudici di secondo grado, basata sulla ricostruzione del tenore di vita dei figli antecedente alla separazione e sulla forte diseguaglianza tra le posizioni economiche delle parti, valutazioni di merito non suscettibili di essere riconsiderate in sede di legittimità. Da un lato era emerso come, a seguito della separazione, la donna avesse perso la sua unica fonte di reddito, derivante dallo svolgimento di un’attività “in nero” a favore dell’ex marito, e che non fosse pertanto in grado di garantire ai figli una casa adeguata, ma fosse costretta a vivere con loro “nella angusta abitazione della madre”. Dall’altro, la situazione economica e patrimoniale dell’uomo appariva florida, nonostante il tentativo, rilevato dai Giudici di appello, di ridimensionarla attraverso l’omessa produzione delle ultime dichiarazioni dei redditi e la tendenza a sottostimare i redditi dell’azienda familiare.

Riconosciuta la coerenza e correttezza dell’iter motivazionale svolto in sede di merito, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando così il tenore di vita precedente alla separazione quale parametro fondamentale nella determinazione dell’assegno di mantenimento a favore dei figli.

SCARICA COMMENTO IN PDF