Dissenso del genitore biologico nell’adozione in casi particolari: tra efficacia preclusiva ed esercizio effettivo della responsabilità genitoriale

Di LAVINIA VIZZONI -

Cass. ord. n. 18827_2018

Con ordinanza n. 18827, depositata in data 16 luglio 2018, la Corte di Cassazione è tornata a pronunciarsi sull’efficacia del dissenso manifestato dalla madre biologica di minore, in un’adozione in casi particolari.

L’argomentazione contenuta nell’ordinanza in commento prende le mosse da una precedente decisione della Suprema Corte, la n. 18575/2015, al cui relativo orientamento si riportavano nel caso di specie i ricorrenti (coppia adottante) nel censurare la sentenza della Corte d’Appello di Roma impugnata.

In quella decisione, la Corte di Cassazione affermò il principio secondo cui non ha efficacia preclusiva, ai sensi della L. n. 184/1983, art. 46, comma 2, il dissenso manifestato dal genitore che sia meramente titolare della responsabilità genitoriale, senza averne il concreto esercizio grazie ad un rapporto effettivo con il minore.

Nell’ordinanza in esame, tale principio viene meglio puntualizzato al fine di circoscriverne la portata applicativa, così da evitare, che, “nella assolutezza della sua formulazione, esso rischi di porsi in dissonanza con le linee guida che governano i presupposti e ispirano la disciplina dell’adozione, in forza dei quali l’interesse prevalente del minore è quello di vivere, per quanto possibile, con i propri genitori e di essere allevato nell’ambito della propria famiglia di origine”. Inoltre, la pronuncia del 2018 costituisce l’occasione per svolgere talune considerazioni, di più ampio respiro, sulla responsabilità genitoriale.

In primo luogo, la Suprema Corte raccorda il suindicato principio con la funzione propria del particolare tipo di adozione speciale oggetto del giudizio, la quale, come già rilevato dal giudice di appello, consente di formalizzare il rapporto affettivo instaurato dal minore con i soggetti impegnati nella sua cura, senza però far venir meno il vincolo esistente con i genitori biologici e la famiglia di origine. Un secondo profilo valorizzato dalla decisione è quello della realtà effettiva delle relazioni familiari, come confermato da consolidata giurisprudenza della Corte Europea di Strasburgo, tale che per esercizio della responsabilità genitoriale debba intendersi non una “investitura formale da parte del legislatore”, ma piuttosto un esercizio effettivo delle responsabilità.

Nel caso di specie, il genitore biologico titolare della responsabilità genitoriale viene individuato come concretamente esercente la stessa, benché non convivente con il figlio minore.

Situazione ben diversa stava invece alla base della decisione del 2015, in cui la Cassazione, respingendo il corrispondente motivo di ricorso della madre, giunse alla conclusione di superare il dissenso della stessa all’adozione in base alla valutazione del preminente interesse della minore, dal momento che la ricorrente non esercitava in concreto, da molti anni, la responsabilità genitoriale sulla figlia adottanda. Si trattava, dunque, di una fattispecie concreta ben lontana da quella oggetto della decisione in commento, in cui non solo la madre biologica non si era mai completamente disinteressata del figlio minore, ma la coppia di adottanti-ricorrenti aveva anche tenuto condotte ritenute non conformi allo spirito dell’affido e dell’adozione speciale, perché finalizzate a creare una situazione di avversione tra madre e figlio e ad estromettere la donna dalla vita affettiva del minore.

Conclude pertanto la Corte che il dissenso espresso dal genitore titolare della responsabilità genitoriale, ed esercente la stessa benché non convivente con il proprio figlio minorenne, mantiene il suo valore preclusivo all’adozione speciale; valore preclusivo destinato a venire meno solo in presenza di situazioni di disgregazione del contesto familiare d’origine del minore.

Pertanto, la sentenza della Corte territoriale viene ritenuta conforme a diritto nel suo dispositivo, laddove rigetta la domanda di adozione speciale formulata dalla coppia di ricorrenti. La Cassazione rigetta dunque il ricorso e compensa interamente tra le parti le spese del giudizio.

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