Duplice paternità e ordinamento italiano

Di EMANUELA ANDREOLA -

App. Venezia ord. 16.07.2018

Nella fattispecie esaminata dalla Corte d’Appello di Venezia viene affrontato il tema dell’efficacia in Italia di una sentenza straniera che accerta la paternità in capo a due soggetti, entrambi cittadini italiani dello stesso sesso, ai fini della trascrizione dell’atto di nascita nei registri di stato civile.

Il provvedimento originario di cui si discute è della Corte Suprema della British Columbia reso in un caso in cui il bambino era nato con le modalità procreative della cosiddetta maternità surrogata. La Corte aveva dichiarato che entrambi i ricorrenti sono padri del minore mentre né la donatrice dell’ovocita, né la cosiddetta “madre gestazionale” sono madri del medesimo.

Nel procedimento instaurato in Italia ai sensi dell’art. 67 della legge n. 218/1995 per ottenere il riconoscimento dell’esecutorietà della sentenza, chiarito che, in base all’art. 33 della suindicata legge, il rapporto di filiazione deve essere  regolato in via principale dalla legge nazionale del figlio ed appare pertanto corretta l’applicazione della legge canadese da parte della Corte Suprema della British Columbia, il giudice italiano è stato chiamato a valutare la legittimità dell’attribuzione della cogenitorialità al coniuge del genitore biologico, pur in assenza dei presupposti della paternità, trattandosi di soggetto dello stesso sesso.

Il Collegio veneziano riprende l’insegnamento della Corte di Cassazione secondo cui, ai fini dell’efficacia del provvedimento straniero, il contrasto con l’ordine pubblico interno non dipende dal fatto che l’ordinamento nazionale non riconosca l’effetto della pronuncia straniera o regoli la fattispecie con disciplina difforme, mediante norme imperative o inderogabili, ma se contrasta con le esigenze di tutela dei diritti fondamentali dell’uomo desumibili dalla Costituzione, dai Trattati e  dalla  Carta  dei  diritti fondamentali  dell’Unione  europea,  nonché  dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. In particolare, nel caso di specie, rileva il superiore interesse del minore in ambito interno e internazionale, quale affermato dalla Convenzione di New  York sui diritti del fanciullo.

Nei rapporti di filiazione l’ordine pubblico persegue l’esigenza imprescindibile di assicurare al minore la conservazione dello status e dei mezzi di tutela di cui possa giovarsi in base alla legislazione nazionale applicabile, e in particolare del diritto al riconoscimento dei legami familiari e al mantenimento dei rapporti con chi ha legalmente assunto la responsabilità genitoriale. Per questo motivo, la Corte d’Appello di Venezia, ritenuto che non può ricondursi all’ordine pubblico la previsione che il minore debba avere genitori di sesso diverso, visto che nel nostro ordinamento è contemplata la possibilità che il minore abbia due figure genitoriali dello stesso sesso nel caso in cui uno dei genitori abbia ottenuto la rettificazione dell’attribuzione di sesso con gli effetti di cui all’art. 4 della legge n. 164/1982, il figlio non può essere  privato  della  continuità  dello  status  filiationis  legittimamente acquisito all’estero in base alla legge nazionale. Conseguentemente la Corte ha dichiarato che la sentenza canadese, laddove dispone sulla duplice paternità del figlio nato all’estero, possiede i requisiti per il riconoscimento agli effetti dell’art. 67 della legge n. 218/1995, anche ai fini della trascrizione nei registri di stato civile.

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