Ai genitori responsabili della sottrazione internazionale dei propri figli minori va garantito il diritto ad un ricorso effettivo

Di CLAUDIA BENANTI -

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Una coppia inglese reagiva all’emissione di provvedimenti di affidamento temporaneo di due figli minori della donna, recandosi in Irlanda con detti minori e con l’altro loro figlio appena nato. Questo comportamento integrava una sottrazione internazionale dei primi due minori.

Il giudice irlandese, pur non avendo i servizi sociali irlandesi riscontrato alcun pericolo per i minori, decideva di collocarli tutti e tre presso una famiglia affidataria. Successivamente le autorità inglesi ottenevano da parte dell’Irlanda l’exequatur dell’ordinanza di rientro dei minori nel Regno Unito ed altresì che la notifica dell’exequatur venisse effettuata ai genitori interessati soltanto dopo la sua esecuzione.

Nel Regno Unito i minori più grandi venivano collocati presso il padre di uno di essi, mentre i servizi sociali decidevano di avviare il procedimento di adozione del più piccolo.

I genitori interessati, dopo aver presentato opposizione all’exequatur fuori termine, adivano la Corte d’Appello irlandese.

La Corte di giustizia UE, adita in via pregiudiziale dai giudici irlandesi, pur ribadendo il principio di certezza del diritto, interpreta il diritto UE in modo da garantire il più possibile una tutela effettiva ai soggetti interessati.

Infatti essa, mentre ribadisce la perentorietà del termine di impugnazione previsto dall’art. 33 reg. UE n. 2201/2003, afferma che il comportamento dello Stato che abbia sottratto un minore alla competenza di un altro Stato in virtù di un provvedimento non precedentemente notificato ai genitori, così privandoli del potere di domandare la sospensione dell’esecuzione, costituisce una violazione del diritto di questi ultimi ad un ricorso effettivo (combinato disposto art. 33, cit. e art. 47 Carta UE).

La Corte ritiene, inoltre, compatibile col diritto UE l’ingiunzione giudiziale rivolta ad un ente pubblico straniero, di avviare o continuare nel proprio Stato un procedimento giurisdizionale (nella specie, di adozione) relativo a minori ivi soggiornanti.

Possono avanzarsi delle riserve sulla conformità degli atti compiuti dalle autorità inglesi ed, in parte, da quelle irlandesi all’effettivo interesse dei minori coinvolti. Non si comprende, infatti, come un procedimento attivato a protezione dei minori più grandi si sia potuto concludere con l’allontanamento dalla propria famiglia di un minore appena nato, in assenza del riscontro di alcun pericolo per la sua salute.

Si auspica che nei procedimenti di sottrazione internazionale l’interesse dello Stato ad affermare la propria competenza risulti davvero recessivo rispetto all’interesse del minore.

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