Omesso versamento dell’assegno periodico di mantenimento in favore dei figli

Di GIULIA OREFICE -

App. Trento sez. pen. 21.09.2018

Il giudice di appello dichiara rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale degli artt. 2, comma 1°, lett. c) e 7, comma 1°, lettere b) e o) del D. lgs. 1° marzo 2018, n. 21 nella parte in cui è abrogata la previsione incriminatrice della violazione degli obblighi di assistenza familiare da parte del genitore non coniugato, per contrasto con gli artt. 25 e 76 Cost., con relativa sospensione del giudizio e trasmissione degli atti alla Corte costituzionale.

La questione concerne, invero, un’ipotesi di eccesso di delega da parte del Governo rispetto ai principi e criteri direttivi contenuti nella Legge delega 23 giugno 2017, n. 103, che nel riordinare le fattispecie penali aveva indirizzato il Governo nel senso di procedere ad una trasposizione all’interno del codice penale di tutte le fattispecie incriminatrici penali che avessero ad oggetto la tutela di beni costituzionalmente rilevanti e che si trovassero in leggi speciali. L’operazione aveva chiaramente finalità di riordino della materia penale nell’ottica di unicità della fonte legislativa di riferimento, con il precipuo scopo di fornire al cittadino una più ampia conoscenza dei precetti e delle sanzioni penali.

Il D.L. n. 21/2018 emanato in attuazione della suddetta legge delega trasferiva nel codice penale le disposizioni penali incriminatrici relative alla omessa corresponsione dell’assegno periodico per il mantenimento, educazione e istruzione dei figli, abrogando l’art. 12-sexies, L. 1° dicembre 1970, n. 898 (c.d. Legge sul divorzio) e l’art. 3, L. 8 febbraio 2006, n. 54 (L. sull’affidamento condiviso) ed introducendo il reato di cui all’art. 570 bis c.p.

Le disposizioni abrogate prevedevano, grazie anche ai ripetuti interventi interpretativi giurisprudenziali sul punto (da ultimo, Cass., n. 12393/2018), che le violazioni degli obblighi di mantenimento dei figli si applicassero non solo nelle previste ipotesi di separazione personale dei coniugi ovvero di scioglimento e cessazione degli effetti civili del matrimonio, bensì in caso di nullità del medesimo ed inoltre anche in favore dei figli di genitori non coniugati.

La nuova disposizione di cui all’art. 570 bis c.p. che avrebbe dovuto procedere alla mera trasposizione nel codice penale di quanto previsto nelle fattispecie speciali ha invece introdotto un reato proprio, ove soggetto attivo del reato è il solo coniuge, escludendo, pertanto, che la violazione degli obblighi di natura economica potesse avere rilevanza penale nel caso di cessazione del rapporto di convivenza.

Il decreto legislativo, dunque, non avrebbe fatto altro che disporre un’abrogazione anche sostanziale di quanto precedentemente previsto dalla norma incriminatrice, di fatto andando contro quanto disposto nella legge delega relativa al mero riordino della materia penale a livello attuativo, ferme restando le scelte incriminatrici già operate dal legislatore.

L’attività delegata, dunque, non avrebbe potuto consistere in modifiche o abrogazioni delle vigenti fattispecie penali contenute nella legislazione speciale. La questione è, pertanto, devoluta alla Corte costituzionale per eccesso di delega e per contrasto con gli artt. 25 e 76 Cost. che prevedono, da un lato, la riserva di legge penale in capo al Parlamento (Corte cost. n. 5/2014) e dall’altro la possibilità di esercizio della funzione legislativa penale in capo al Governo solo su delega del Parlamento, per oggetti definiti e nell’ambito dei principi e criteri direttivi fissati dal delegante.

L’aver previsto un reato proprio all’art. 570 bis c.p. comporterebbe, invece, una indiscriminata diversità di trattamento per quanto concerne la tutela penale tra i figli di genitori nati in costanza di matrimonio e quelli nati da un rapporto di convivenza. Non potendo, quindi, oggi procedere ad un’interpretazione estensiva e costituzionalmente orientata della norma che risulta particolarmente chiara laddove introduce una fattispecie di reato proprio limitata al solo coniuge, il genitore di figli nati fuori dal matrimonio andrebbe ora esente da ogni responsabilità penale in caso di sottrazione agli obblighi di mantenimento della prole.

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