Rapporto di filiazione e privacy

Di LAVINIA VIZZONI -

Il tema della tutela dei dati personali, ultimamente al centro di riflessioni in una molteplicità di direzioni, anche, ma non solo, in virtù delle novità introdotte dal Reg. UE 679/2016, può offrire interessanti spunti di considerazione se declinato sul versante del rapporto di filiazione.

Sul piano applicativo, i filoni principali di indagine del tema sono due: da un lato si individua il problema del controllo esercitato dai genitori sui propri figli minori: i genitori possono controllare i diari/telefoni/profili social dei figli? E in che limiti?

In questo primo filone si inserisce a sua volta un sotto-tema relativo al profilo sanitario: quanto i genitori possono/devono sapere delle condizioni di salute dei propri figli? (V. Provv. Garante Privacy, 28.11.2001, che si occupa di un profilo molto settoriale, ossia il diritto di accesso gei genitori a dati personali dei minori emergenti da visite neuropsichiatriche). Quanto i genitori possono/devono conoscere le scelte dei figli attinenti la loro salute o vita sessuale? (V. Provv. Garante Privacy, 17.11.2010 in materia di accesso dei genitori alle prescrizioni di contraccettivi dei figli).

Dall’altro lato, bisogna considerare il tema della pubblicazione, soprattutto sui social network, di foto di figli minori da parte dei genitori. La questione diventa tanto più problematica in considerazione della estrema pervasività della divulgazione di contenuti personali sul web realizzata attraverso il mezzo del social network. Su questo specifico argomento, la giurisprudenza di merito si è pronunciata in talune occasioni in senso contrario alla pubblicazione, condannano i genitori a rimuovere dal web le immagini dei figli minorenni. In tal senso, v. ad es. Trib. Mantova, 19.09.2017, che, in una causa di richiesta di modifica delle condizioni relative al regime di affido condiviso avanzata dal padre di due minori, ha accolto la richiesta di inibitoria della pubblicazione delle foto, ordinando contestualmente alla madre di provvedere alla rimozione di tutte quelle già inserite. Una tale condotta dei genitori potrebbe produrre anche conseguenze sul versante risarcitorio. La giurisprudenza, in effetti, è giunta persino a prevede la condanna, ex art. 614 bis c.p.c. (meccanismo dell’astreinte) al pagamento di una sanzione pecuniaria nell’eventualità in cui i genitori non provvedano a quanto disposto dal giudice, ossia la cessazione della condotta di pubblicazione e di diffusione delle foto del figlio minore e la cancellazione di quelle già inserite sui social network (Così ord. Trib. Roma, 23.12.2017).

Le manifestazioni della responsabilità genitoriale possono dunque entrare in conflitto con le esigenze di riservatezza dei figli stessi. Nel primo risvolto applicativo individuato, sono gli stessi controlli esercitati dai genitori a collidere con la riservatezza dei figli; nel secondo, i genitori si sostituiscono al minore nella prestazione del consenso al trattamento dei propri dati personali, autorizzando le ingerenze dei terzi ed esponendo i figli a rischi.

Il problema di fondo, in entrambi gli ambiti applicativi, diventa il bilanciamento tra due diritti fondamentali: da un lato il diritto alla protezione dei dati personali del figlio, dall’altro il diritto/dovere dei genitori di mantenere, istruire ed educare i figli. Peraltro, nello specifico caso dell’accesso da parte dei genitori ai dati sanitari dei figli, lo scenario si complica ulteriormente per l’esigenza di tenere conto, nel bilanciamento, anche del diritto fondamentale alla salute.

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