La scelta del genitore collocatario e la regolazione delle visite dell’altro genitore sono compatibili con l’affidamento condiviso

Di CLAUDIA BENANTI -

Cass. 12 settembre 2018_n_2219

La Cassazione si è trovata a dover decidere sul ricorso proposto dal padre di un minore contro un’ordinanza della Corte di Appello di Roma, che, con riferimento ad un caso di affidamento condiviso del figlio di genitori separati, aveva confermato la collocazione del minore presso la madre ed il diritto del padre ad incontrarlo una volta a settimana, già stabiliti dal Tribunale.

La Cassazione, nel ribadire il proprio orientamento secondo cui l’affidamento condiviso non esclude la scelta di un genitore collocatario e la fissazione di un regime di visita per l’altro genitore, ha osservato che nel caso concreto le modalità dell’affidamento non risultavano lesive dell’interesse del minore, perché erano state scelte «per sedare il continuo contrasto esistente fra i genitori ed evitare che la bambina fosse costretta a difendersi dai loro conflitti».

Fermo restando che la scelta di un genitore collocatario risponde all’interesse del minore ad avere una stabilità di residenza ed organizzazione di vita e che quindi non si ritiene di poter condividere la proposta contenuta nel d.d.l. Pillòn, di prevedere la residenza alternata del minore presso i genitori, può esprimersi qualche riserva in merito alla compatibilità di un regime di visita come quello disposto nel caso in esame con la ratio dell’affidamento condiviso.

Una frequentazione saltuaria del figlio con il genitore non consente, infatti, a quest’ultimo quell’esercizio della responsabilità genitoriale in posizione di parità con l’altro genitore, che l’affidamento condiviso è volto a garantire proprio nell’interesse del minore. È evidente, infatti, che la vita quotidiana del minore sarà gestita in toto dal collocatario, mentre l’altro genitore potrà partecipare soltanto all’assunzione delle decisioni di maggiore importanza, come avviene nell’affidamento esclusivo.

Si aggiunga che dalla motivazione del provvedimento sul punto non emerge che sia stata riscontrata una conflittualità tra il minore e il genitore non collocatario, la quale soltanto avrebbe potuto giustificare l’adozione di un regime di visita così severo, nell’interesse, appunto, del minore.

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