Il provvedimento di espulsione dello straniero dal territorio italiano può essere annullato solo in presenza di legami familiari qualificati

Di CLAUDIA BENANTI -

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Con riferimento al delicato tema di contemperamento tra l’interesse dello Stato a regolare i flussi migratori e i diritti del singolo anche di derivazione internazionale, si segnala una recente sentenza con cui la Cassazione ha cassato, per difetto di motivazione, il decreto con il quale il giudice di pace di Firenze aveva annullato il provvedimento di espulsione dall’Italia di un cittadino albanese. Si trattava di un soggetto non avente titolo, in quanto maggiorenne, al ricongiungimento familiare.

Il giudice di pace aveva motivato la decisione sulla base dell’integrazione sociale raggiunta dallo straniero nel territorio italiano.

La Cassazione ritiene che il giudice di merito abbia fatto errata applicazione dell’art. 13, comma 2 bis, d.lgs. n. 286/1998, il quale, dopo la pronuncia della Corte cost. n. 2012/2013 ed in linea con la nozione di diritto all’unità familiare delineata dalla Corte EDU in riferimento all’art. 8 della Carta, deve essere interpretato nel senso che l’espulsione dello straniero possa essere sì impedita anche quando egli non avrebbe diritto al ricongiungimento familiare, ma soltanto se abbia legami familiari qualificati nel territorio italiano. Spetta al giudice di merito valutare, caso per caso, la sussistenza di tali legami, tenendo conto di elementi «quali l’esistenza di un rapporto di coniugio e la durata del matrimonio, la nascita di figli e la loro età, la convivenza, la dipendenza economica dei figli maggiorenni e dei genitori, le difficoltà che essi rischiano di trovarsi ad affrontare in caso di espulsione, altri fattori che testimonino l’effettività di una vita familiare». Ne consegue che il giudice di merito ha errato nel limitarsi a dare rilievo ad un elemento di fatto quale l’integrazione sociale, che non è pertinente in difetto di legami familiari qualificati.

La sentenza in commento si segnala sotto due diversi profili. Da una parte, essa accoglie un’interpretazione della clausola di coesione familiare più ampia di quella fatta propria dalla giurisprudenza amministrativa, affermando che l’espulsione dello straniero possa essere impedita anche quando questi non avrebbe diritto al ricongiungimento familiare. Dall’altra, essa ritiene che dopo la citata pronuncia della Corte costituzionale il criterio relativo all’esistenza di legami familiari qualificati nel territorio nazionale sia l’unico in grado di condizionare la decisione di merito, mentre i criteri indicati dall’art. 13, comma 2 bis, d.lgs. n. 286/1998 – la durata del soggiorno e l’esistenza di legami culturali, familiari o sociali con il Paese di origine – siano divenuti meramente suppletivi.

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