Divorzio secondo il diritto marocchino: un recente caso di applicazione in Italia

Di LIVIA AULINO -

Trib. Bergamo n. 300_2019

La globalizzazione e i continui flussi migratori transfrontalieri favoriscono l’applicazione delle norme di diritto internazionale privato per la risoluzione delle controversie, talvolta privilegiando l’adozione di principi di ordinamenti stranieri, estremamente lontani dal nostro.

A tal proposito, la sentenza in commento è degna di rilievo per aver pronunciato il divorzio, evitando il giudizio di separazione personale tra due coniugi marocchini residenti in Italia.

In particolare, i coniugi hanno adito la giurisdizione italiana e chiesto contestualmente l’applicazione della legge marocchina, ex art. 5 Reg. UE n. 1259/2010, al fine di addivenire direttamente allo scioglimento del matrimonio. La legge n. 70/2003 di riforma del diritto di famiglia del Marocco, c.d. Mudawwana, infatti, non prevede l’istituto della separazione, ma regola esclusivamente il divorzio per mutuo consenso, con o senza condizioni. Pertanto, il Tribunale adito, dopo aver accertato che la comunione materiale e spirituale dei coniugi non poteva più essere ricostruita, si è limitato a constatare che le condizioni pattuite non fossero contrarie alle disposizioni della Mudawwana e non danneggiassero gli interessi dei figli. Più precisamente, i coniugi hanno concordato l’affido dei figli minori in via prioritaria alla madre e poi al padre, così come previsto dall’art. 171 del Codice marocchino che disciplina l’istituto della Hadana; il padre si è obbligato a versare una somma complessiva di euro 500,00 a titolo di mantenimento dei figli, ai sensi degli artt. 198 e 189 della Mudawwana, nonché un  contributo alla moglie per la custodia dei figli e per le spese ad essa relative, ex art. 167 del medesimo codice.

Quanto alla giurisdizione competente, nessun dubbio sorge, in quanto essendo stata proposta una domanda congiunta, ed essendo entrambi i coniugi residenti in Italia, sussiste la giurisdizione del giudice Italiano, ai sensi dell’art. 3, lett. a), Reg. n. 2201/2003 (cd. Bruxelles II).

Quanto, invece, alla legge sostanziale applicabile, si rileva che il Regolamento UE n. 1259/2010 (cd. Reg. Roma III) prevede all’art. 5 che le parti possano scegliere alternativamente la legge del luogo di cittadinanza, ovvero della residenza abituale ovvero la legge del foro; ciò comporta che i coniugi hanno più di una opzione per addivenire allo scioglimento del matrimonio.

In primo luogo, essi possono decidere di applicare la legge italiana, in quanto legge del luogo della residenza abituale, e pertanto procedere dapprima con il giudizio di separazione e poi, decorsi i termini, con il divorzio. La sentenza di separazione personale non avrà alcun valore in Marocco, mentre il successivo provvedimento di divorzio potrà essere trascritto sia in Italia che in Marocco. In secondo luogo, i coniugi possono scegliere la giurisdizione italiana e l’applicazione della legge del Marocco, in quanto Stato di cittadinanza di uno dei due coniugi; in questo caso, si potrà richiedere immediatamente al giudice adito il divorzio per “mutuo consenso” ex art. 114 del Mudawwana.

In tal senso il Tribunale di Padova, con la sentenza n. 2102/2017, aveva dichiarato lo scioglimento del matrimonio contratto in Italia da due coniugi marocchini, applicando la Mudawwana. Analogamente, nel maggio 2017, il Tribunale di Bologna aveva riconosciuto alla moglie, oltre all’affidamento in via prioritaria del figlio minore ed una somma mensile per il mantenimento, due particolari forme di tutela: il dono di consolazione o Moutà, il cui importo differisce in base alla gravità dei fatti subiti, alla durata del matrimonio e ai motivi dello scioglimento; nonché il riconoscimento della Iddà, una somma una tantum (dell’importo pari a tre canoni di locazione) per il periodo di “vedovanza” della durata di tre cicli mestruali, che la moglie è obbligata a rispettare dopo la dichiarazione di divorzio.

È opportuno precisare, che le parti possono, altresì, adire la giurisdizione marocchina consensualmente o giudizialmente, in quanto legge dello Stato in cui uno dei coniugi ha la cittadinanza al momento della conclusione dell’accordo, e una volta ottenuta la sentenza di divorzio, trascriverla anche in Italia ex L. n. 218/1995. In tal senso, il Tribunale di Reggio Emilia, con sentenza n. 10234 del 22 marzo 2014 ha precisato che: «la pronuncia di divorzio emessa da un Tribunale del Marocco è trascrivibile in Italia e spiega pieni effetti giuridici, trattandosi di decisione fondata su regole giuridiche non contrastanti con l’ordine pubblico».  

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