Il provvedimento che regolamenta gli incontri tra il minore adottando e i genitori affidatari non è impugnabile in Cassazione

Di CLAUDIA BENANTI -

Cass. 14.02.2019_4524

L’art. 4, co. 5-bis, l. n. 183/1984, come modificato dalla l. n. 173/2015, riconosce ai genitori affidatari il diritto di vedere valutata, nella procedura di adozione dei minori loro affidati, la continuità affettiva, nell’interesse dei minori medesimi.

Sulla base di questa norma, due coniugi presentano domanda di adozione di due minori che erano stati loro affidati, ma ciò fanno tardivamente, quando ormai il Tribunale per i minorenni di Catania aveva dichiarato lo stato di adottabilità dei minori medesimi ed effettuato l’abbinamento con una coppia di aspiranti genitori adottivi. I minori vengono, quindi, prelevati dalla famiglia affidataria e collocati presso la nuova coppia.

Gli affidatari chiedono al Tribunale per i minorenni la sospensione urgente della procedura di abbinamento del minore ad una nuova famiglia e propongono reclamo contro il decreto con cui il Tribunale per i minorenni dichiarava inammissibile la loro richiesta.

La Corte d’appello di Catania ritiene che il provvedimento del Tribunale per i minorenni leda il diritto alla continuità affettiva sussistente tra gli affidatari ed i minori nella parte in cui non ne regolamenta gli incontri e procede, quindi, con decreto a regolare tali incontri.

Questo provvedimento viene, però, impugnato presso la Corte di Cassazione dal tutore dei minori.

La Cassazione – confermando la propria giurisprudenza in ordine all’art. 111, co. 7 Cost. – dichiara inammissibile il ricorso a causa del difetto, nel provvedimento impugnato, dei requisiti della definitività e della decisorietà, ritenuti necessari per l’impugnazione in Cassazione di provvedimenti aventi forma diversa dalla sentenza.

Precisamente, il decreto impugnato non ha carattere definitivo, perché può essere modificato in ogni tempo, per motivi originari o sopravvenuti, nel corso del procedimento di adozione. Inoltre, esso non ha contenuto decisorio, perché non definisce una controversia su diritti soggettivi o status, ma ha soltanto la funzione strumentale di garantire l’attuazione del diritto alla continuità affettiva nelle more del procedimento avente ad oggetto la domanda di adozione proposta dai genitori affidatari.

La valutazione della sussistenza o meno della continuità affettiva sarà oggetto, invece, di quest’ultimo procedimento.

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