Il riconoscimento del legame di filiazione tra il minore e la madre intenzionale

Di MATILDE DE ANGELIS -

Cedu_Demande n P16-2018-001

La Corte di Cassazione francese ha sollecitato la Grande Camera della Corte EDU a rendere un parere sulla trascrivibilità dell’atto di nascita di minore nato all’estero attraverso surrogazione di maternità con ricorso ad una donatrice esterna.

La Grande Camera, nel suo parere, muove dall’assunto, precedentemente statuito nelle sentenze Mennesson c/Francia e Labassée c/Francia, che la mancata trascrizione dell’atto di nascita configura una violazione dell’art. 8 CEDU soltanto nei confronti dei minori, in quanto il rispetto della vita privata implica che ciascuno possa conoscere le proprie origini e definire la propria identità. La definizione dei legami genitoriali rappresenta un elemento essenziale per un pieno godimento di questi diritti. Tuttavia, se da un lato il riconoscimento del legame di filiazione con il padre intenzionale, che è anche padre biologico, avviene de plano, lo stesso non si può dire per quello con la madre, che non ha alcun legame genetico con il minore.

Proprio alla luce di ciò, i quesiti posti dalla Corte di Cassazione francese si concentrano su due profili: innanzitutto, se si può legittimare il rifiuto di trascrivere l’atto di nascita in virtù del margine di apprezzamento lasciato agli Stati dall’art. 8 CEDU e, in secondo luogo, se la trascrizione sia l’unico mezzo per riconoscere la madre intenzionale quale madre legale del minore.

Per rispondere ai suindicati quesiti, la Corte EDU ha proceduto ad uno studio di diritto comparato prendendo a modello quarantatré Paesi, suddivisi tra Stati in cui la pratica della surrogazione di maternità è lecita e Stati in cui essa è implicitamente o esplicitamente vietata. Se nella maggioranza di questi il padre può vedere riconosciuto il proprio legame, soltanto in diciannove Paesi la stessa possibilità è data alla madre intenzionale.

A causa dell’assenza di un generalizzato consenso tra i Paesi considerati, essi dovrebbero conservare un’ampia libertà decisionale per adottare la soluzione giuridica che meglio si adatti alle situazioni di fatto. Tuttavia, la delicatezza degli interessi coinvolti, tra i quali la definizione dei soggetti che si devono prendere cura del minore, ha spinto la Corte EDU a limitare la discrezionalità degli Stati nell’an ma non nel quomodo. I giudici di Strasburgo hanno sottolineato che il mancato riconoscimento del legame materno lascerebbe il neonato in uno stato di incertezza giuridica dovuto al fatto che non sarebbe titolare di alcuni rilevanti diritti, tra i quali quelli legati alla cittadinanza.

In conclusione, dunque, stante la necessità di procedere ad un riconoscimento, gli Stati sono liberi di scegliere lo strumento più opportuno, purché esso permetta di addivenire ad una rapida definizione della questione. Nonostante la carica innovativa e dirompente di tali statuizioni, il parere non ha efficacia vincolante.

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