I principi enunciati dalle Sezioni Unite giustificano la revisione dell’assegno divorzile?

Di CLAUDIA BENANTI -

Cass. civ. n. 1410_2019

Tra le tante questioni poste dalla recente sentenza delle Sezioni Unite in materia di assegno divorzile (Cass., S.U., n. 18287/2018) c’è quella relativa agli effetti che il nuovo principio di diritto in essa affermato possa produrre sui procedimenti relativi all’assegno già conclusi.

L’art. 9, co. 1, l. div. stabilisce, infatti, che l’assegno di divorzio possa essere rivisto, su domanda di parte, qualora dopo la sentenza «sopravvengano giustificati motivi».

Si è posta, quindi, la questione se la pronuncia delle Sezioni Unite costituisca un fatto sopravvenuto che giustifichi la revisione dell’assegno divorzile.

La Corte di Cassazione – investita del ricorso presentato da P.B. contro la sentenza di merito, che aveva respinto la sua domanda di abolizione dell’assegno divorzile di euro 400,00 mensili, riconosciuto a favore del suo ex coniuge – ha preferito rinviare la decisione sul punto, rimettendo la questione all’Ufficio del Massimario con un’ordinanza interlocutoria.

Precisamente, la Corte ha chiesto all’Ufficio del Massimario una relazione di approfondimento sul seguente quesito: «Se i principi ed i criteri affermati nella sentenza a Sezioni Unite civili n. 18287/2018 nell’esercizio della funzione nomofilattica della Corte costituiscano principi sopravvenuti valutabili ai sensi della Legge Divorzio (L. n. 898/1970), art. 9, ed applicabili al ricorso in esame».

Sembra, però, che al quesito debba darsi risposta negativa, perché l’art. 9, l. div. si riferisce a situazioni di fatto sopravvenute, che modifichino i presupposti sulla cui base l’assegno di divorzio è stato attribuito e/o quantificato. Una nuova interpretazione giudiziale, anche se vincolante per i successivi giudici come nel caso in cui sia stata adottata dalle Sezioni Unite, non rientra nei casi considerati dalla disposizione.

Si finirebbe altrimenti per attribuire ad una sentenza un effetto, quello di rimettere in discussione decisioni già definite, che non è riconosciuto neanche ad una legge sopravvenuta.

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