Assegno divorzile: la Cassazione ammette la rimessione in termini delle parti nel giudizio di rinvio

Di CLAUDIA BENANTI -

Cass_23_4_2019_n_11178

Il recente intervento delle Sezioni Unite in materia di assegno divorzile (Cass., Sez. Un., n. 18287/2018) ha posto il problema delle conseguenze di tale mutamento interpretativo sui procedimenti in corso.

La Cassazione ha avuto modo di occuparsene, in una recente sentenza, con riferimento ad un caso in cui la Corte di Appello di Roma aveva condannato l’ex marito a pagare all’ex moglie un assegno divorzile di Euro 400,00 mensili, sulla base dell’orientamento giurisprudenziale ormai superato secondo cui l’assegno divorzile doveva garantire al coniuge il mantenimento del tenore di vita matrimoniale. La sopravvenienza della pronuncia delle Sezioni Unite, in pendenza dell’impugnazione in Cassazione, ha posto quindi l’interrogativo se sia possibile superare i limiti normalmente posti nel giudizio di rinvio all’allegazione di fatti nuovi e alla presentazione di nuove prove ad opera delle parti, nel caso in cui sia richiesta al giudice una nuova valutazione giuridica.

Nella sentenza in commento, la Cassazione dà al quesito risposta positiva, sulla base del seguente ragionamento. L’intervento di un nuovo indirizzo interpretativo non comporta semplicemente l’esigenza di una nuova valutazione giuridica di un quadro fattuale inalterato, bensì la valorizzazione di profili fattuali non considerati dalla vecchia regola giuridica, perché ritenuti irrilevanti. Ne deriva che nel giudizio di rinvio le parti potranno essere rimesse nei poteri di allegazione e prova, in applicazione dell’orientamento della Cassazione medesima, secondo cui la regola per la quale il giudizio di rinvio è ad istruzione sostanzialmente «chiusa» trova un’eccezione nell’ipotesi in cui la sentenza sia stata cassata per un vizio di violazione o falsa applicazione di legge che, reimpostando i termini giuridici della controversia, richieda l’accertamento di fatti non trattati dalle parti e non esaminati dal giudice di merito, in quanto ritenuti erroneamente irrilevanti (cfr., da ultimo, Cass. civ., n. 27823/2018).

Nel caso di specie, la Suprema Corte ha cassato con rinvio la decisione d’appello, stabilendo che il giudice del rinvio provveda ad una nuova valutazione della spettanza o meno all’ex coniuge dell’assegno divorzile sulla base del principio di diritto enunciato dalle Sezioni Unite e possa rimettere le parti nei poteri di allegazione e prova.

SCARICA DOCUMENTO PDF
Tag: