Il “Codice Rosso” contro la violenza sulle donne approvato in via definitiva dal Senato

Di PAOLA GRIMALDI -

FASCICOLO ITER DDL S. 1200 

Il 17 luglio 2019 è stato approvato in Senato il cd. Codice Rosso che mira a garantire e rafforzare la tutela nei confronti delle vittime di violenza domestica e di genere, nonché ad offrire una “corsia preferenziale alle denunce” assicurando indagini più rapide e tempestività dell’adozione degli interventi cautelari o di prevenzione, preservando l’incolumità delle vittime di violenza, inasprendo tutte le pene e le aggravanti ed introducendo nuove ipotesi di reato.  Di seguito alcune delle novità più rilevanti del Testo approvato:

– è stato integrato l’art. 347 c.p.p. prevedendo l’obbligo per la polizia giudiziaria di comunicare al pubblico ministero «senza ritardo» le notizie di reato relative ai delitti di maltrattamento, violenza sessuale, atti persecutori e lesioni aggravate commessi in contesti familiari o in relazioni di convivenza;

  • è stato modificato l’art. 362 c.p.p. garantendo alla vittima il diritto di essere ascoltata dal P.M. entro tre giorni dalla iscrizione della notizia di reato; termine da considerarsi derogatorio per imprescindibili esigenze di tutela della riservatezza delle indagini, anche nell’interesse della persona offesa;
  • è stato integrato l’art. 370 c.p.p. obbligando la polizia giudiziaria a dare priorità allo svolgimento delle indagini delegate dal P.M. agendo senza ritardo qualora si proceda per tutta una serie di reati tra cui maltrattamenti contro familiari e conviventi, violenza sessuale ed atti persecutori;
  • è stata l’attivazione di specifici corsi obbligatori rivolti al personale che esercita funzioni di pubblica sicurezza e di polizia giudiziaria, presso i rispettivi istituti di formazione;
  • è stato introdotto nel codice penale il reato di sfregio con uno specifico articolo sui casi di aggressione ad una persona con lesioni permanenti al viso fino a deformarne l’aspetto. Il responsabile, in questi casi, è punito con la reclusione da 8 a 14 anni e se lo sfregio provoca la morte della vittima, è previsto l’ergastolo;
  • è stato introdotto il reato di matrimonio precoce e/o forzato che punisce chi induce un altro a sposarsi usando violenze, minacce o approfittando di una condizione di inferiorità psico-fisica e di precetti religiosi;
  • è stato introdotto il reato di revenge porn per chiunque, per vendetta, invii, consegni, ceda, pubblichi o diffonda foto o video di organi sessuali o contenuto sessualmente esplicito di una persona senza il suo consenso, rischiando da 1 a 6 anni di reclusione ed una multa da 5.000,00 a 15.000,00 euro. La pena viene aumentata se l’autore di tali fatti è il coniuge, anche separato o divorziato, o un ex o se i fatti si siano verificati mediante l’impiego di strumenti informatici.

A rallentare i lavori in corso sul DDL de quo è stata la spaccatura registratasi nel mese di marzo 2019, in sede di approvazione dello stesso alla Camera sull’emendamento, presentato dalla Lega, di modifica dell’art. 163 c.p. per l’introduzione della castrazione chimica per coloro che si rendono responsabili di stupro, alla fine bocciato.

Preso atto del fatto che il Codice Rosso costituisce una novità positiva per il nostro ordinamento, l’evidente difetto, però, è quello di percepire la violenza contro le donne come fenomeno emergenziale da affrontare esclusivamente con misure penali, nonostante i fatti dimostrino che, invece, si tratta di una manifestazione strutturale della disparità di potere tra uomini e donne. Gli uomini che uccidono le donne non modificano il loro comportamento in base al codice penale, considerato che su di essi la legge non ha alcun effetto deterrente; bisognerebbe, quindi, lavorare e “trattare” gli uomini maltrattanti per evitare i casi di recidiva, ma in tal caso, occorrono misure finanziarie ad hoc che non sono state previste nel Testo appena approvato. Lacuna non colmata, ad esempio, è quella della previsione dell’arresto “in flagranza differita” che eviterebbe alle donne denuncianti di rifugiarsi presso centri antiviolenza per paura di incappare nella vendetta dell’uomo maltrattante.

Quanto alla formazione delle forze dell’ordine e della polizia giudiziaria, ci si chiede da chi e come sarà attuata, considerato che sarebbe opportuno che si procedesse nella direzione della formazione multidisciplinare perché il tema della violenza domestica non è soltanto investigativo o processuale, ma più profondamente culturale.

Il Codice Rosso, quindi, nonostante le tante previsioni altisonanti, non sembra in grado di garantire piena tutela alle vittime della violenza di genere perché tanti sono ancora i nodi da sciogliere ed è evidentemente destinato a scontrarsi con la realtà dei fatti. Occorrerebbe, pertanto, pensare ad interventi organici volti a rendere omogenea l’attività di contrasto al fenomeno, sia dal punto di vista della vittima sia con riguardo alla punizione del reo.

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