Caso Cappato e fine vita: quando non è punibile l’aiuto al suicidio

Di PAOLA GRIMALDI -

Corte-Costituzionale-242-2019-1

Il 22 novembre 2019 sono state rese note le motivazioni della sentenza n. 242/2019 della Corte Costituzionale di cui la stessa, in data 25 settembre 2019, aveva diffuso un comunicato stampa in attesa della pubblicazione. Con detta sentenza, certamente di portata storica e contestata da più parti, la Consulta ha dichiarato che l’art. 580 c.p. è costituzionalmente illegittimo, nella parte in cui non esclude la punibilità di chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di una persona tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetta da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che reputa intollerabili, ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli; il tutto, ad una sola condizione e cioè che le modalità siano state verificate da una struttura pubblica del servizio sanitario nazionale, previo parere del comitato etico territorialmente competente a garanzia della tutela delle «situazioni di particolare vulnerabilità». La Corte Costituzionale chiarisce che nessun obbligo di prestare l’aiuto al suicidio ricadrà sui medici, ma sarà «affidato alla coscienza del singolo scegliere se prestarsi ad esaudire la richiesta del malato». «In assenza di ogni determinazione da parte del Parlamento», la Corte ha ritenuto di «non potersi esimere» dal pronunciarsi sulla questione posta dai giudici di Milano del processo a Marco Cappato, che accompagnò in Svizzera il Dj Fabo, rimasto cieco e tetraplegico dopo un incidente stradale perché, come spiega nelle motivazioni, «l’esigenza di garantire la legalità costituzionale deve prevalere su quella di lasciare spazio alla discrezionalità del legislatore». Si segnala, quindi, un nuovo esplicito invito al Parlamento ad intervenire con una «compiuta disciplina» sul punto, dopo la richiesta disattesa di due anni fa, quando la Corte sospese la decisione proprio per dare il tempo alle Camere di legiferare. In attesa dell’intervento del Parlamento la Corte Costituzionale, per evitare inevitabili vuoti di disciplina scaturenti dalla dichiarazione di incostituzionalità, ha fatto riferimento alle norme di cui agli artt. 1 e 2, l. n. 219/2017 sulle Dichiarazioni Anticipate di Trattamento, in base alle quali la volontà di morire deve essere documentata in forma scritta o con videoregistrazione; il medico deve prospettare possibili alternative e prestare ogni sostegno al paziente, anche avvalendosi di centri di assistenza psicologica; e deve ricorrere come pre-condizione il coinvolgimento del paziente in un percorso di cure palliative. Tali condizioni valgono per i fatti successivi alla sentenza e, quindi, non possono essere richieste per i casi anteriori, come quello di Dj Fabo; per questi, occorrerà che l’aiuto al suicidio sia stato prestato con modalità anche diverse da quelle indicate, ma che diano garanzie sostanzialmente equivalenti.

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