La CEDU non obbliga gli Stati a riconoscere ab origine il legame di filiazione tra il bambino nato da maternità surrogata e la madre d’intenzione

Di CLAUDIA BENANTI -

Corte EDU, 19.11.2019 ric. nn. 146218 e 1734818_C c. Francia_E c. Francia

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La Corte EDU si è nuovamente pronunciata sulla delicata questione se la Convenzione EDU obblighi gli Stati che non ammettono la maternità surrogata (come, per esempio, la Francia e l’Italia) a riconoscere mediante la trascrizione nei propri registri l’atto di nascita di un bambino nato all’estero mediante il ricorso a questa pratica.

Nel caso di specie, la Corte era stata adita separatamente da due coppie di coniugi francesi (i signori C ed i signori E), che avevano chiesto la condanna della Francia per violazione degli artt. 8 («Diritto alla vita privata e familiare») e 14 («Divieto di discriminazione») della Convenzione EDU, per aver rifiutato la trascrizione integrale dell’atto di nascita rispettivamente di un minore, indicato come figlio del padre biologico sig. C e della madre legale sig.ra C, e di altri tre minori, indicati come figli del padre biologico sig. E e della madre legale sig.ra E.  Precisamente, gli atti di nascita erano stati trascritti nei registri dello stato civile francese con la sola menzione del padre biologico.

Sul punto la Corte ha confermato la propria posizione, già espressa sia in precedenti sentenze (Menesson c. France, Labassee c. France, Foulon et Bouvet c. France) che in un parere consultivo del 10 aprile 2019 (emesso su richiesta no P16-2018-001 della Corte di Cassazione francese), negando che il mancato riconoscimento da parte di uno Stato del legame di filiazione tra un minore e la madre d’intenzione costituisca una violazione degli artt. 8 e 14 della Convenzione. Secondo la Corte il diritto del bambino alla vita privata e familiare risulta adeguatamente tutelato dal riconoscimento del suo legame biologico con il padre e dalla possibilità, concessa dalla legge francese, di instaurare con la madre d’intenzione un legame adottivo, analogo a quello che l’adozione in casi particolari determina in base alla legge italiana. Aggiunge la Corte che l’art. 8 non obbliga gli Stati a riconoscere ab origine il legame di filiazione tra il nato da maternità surrogata e la madre d’intenzione, rientrando la scelta delle modalità di riconoscimento di quel legame nel margine di apprezzamento che la Convenzione riconosce agli Stati. Pertanto, la differenza di trattamento lamentata dai ricorrenti appare sorretta da una giustificazione obiettiva e ragionevole e non integra neppure una violazione dell’art. 14.

In modo analogo si è già pronunciata, com’è noto, la Corte di Cassazione italiana (Cass., Sez. Un., 8 maggio 2019, n. 12193), la quale ha negato la possibilità di riconoscere in Italia l’atto di nascita indicante la maternità della madre d’intenzione, per contrasto con l’ordine pubblico, ma ha ammesso la costituzione del legame di filiazione (adottiva) tra quest’ultima e il nato tramite l’adozione in casi particolari del figlio del coniuge, prevista dall’art. 44 lett. b), l. n. 184/1983.

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