Limiti e confini dell’esercizio del potere giurisdizionale in sede di separazione e divorzio: l’actio finium regundorum tracciata dalla Suprema Corte

Di GIULIA OREFICE -

 Cass. 7547_2020

Con la pronuncia in esame, la Corte di Cassazione ha analizzato e definito i confini inerenti all’esercizio della potestà giurisdizionale relativa alla determinazione dell’assetto patrimoniale tra le parti in sede di procedimento di separazione tra coniugi e di successivo divorzio.

In ottica fattuale, la vicenda muove da un giudizio di separazione personale, in relazione al quale la Corte d’appello, in riforma della sentenza di primo grado, ha stabilito un aumento del contributo di mantenimento imposto al coniuge resistente, pur essendo state già adottate specifiche statuizioni presidenziali sul punto, nella parallela procedura divorzile.

Avverso questa sentenza è proposto ricorso per Cassazione, con il quale è stato censurato l’operato valutativo del giudice della separazione, il quale avrebbe indebitamente sovrapposto la propria valutazione sulle statuizioni economiche conseguenti alla separazione a quella adottata dal giudice nel parallelo giudizio di divorzio.

Più in dettaglio, il ricorrente ha sottolineato come la Corte territoriale non avesse il potere di rideterminare il contributo di mantenimento in sede di separazione, essendo pendente il giudizio di divorzio nel corso del quale l’ordinanza presidenziale aveva implicitamente valutato l’intero arco temporale dall’inizio dello stesso giudizio, confermando così il contributo di mantenimento già fissato dal Tribunale in sede di separazione.

Ciò posto in fatto, la Corte di Cassazione, dal punto di vista giuridico, ha rigettato il ricorso in quanto infondato, ritenendo, a contrario, che la Corte territoriale abbia fatto corretta applicazione del principio secondo cui il giudice della separazione è investito della potestas iudicandi sulla domanda di attribuzione o modifica del contributo di mantenimento per il coniuge e i figli anche quando sia pendente il giudizio di divorzio, a meno che il giudice del divorzio non abbia adottato provvedimenti temporanei e urgenti nella fase presidenziale o istruttoria, i quali sono destinati a sovrapporsi a (e ad assorbire) quelli adottati in sede di separazione solo dal momento in cui sono adottati o ne è disposta la decorrenza.

Ne deriva, secondo tale ragionamento, che i provvedimenti economici adottati nel giudizio di separazione anteriormente iniziato sono destinati ad una perdurante vigenza fino all’introduzione di un nuovo regolamento patrimoniale per effetto delle statuizioni (definitive o provvisorie) rese in sede divorzile.

Si spiega in tal modo «perché la pronuncia di divorzio, operando ex nunc dal momento del passaggio in giudicato, non comporti la cessazione della materia del contendere nel giudizio di separazione personale (o di modifica delle condizioni di separazione) iniziato anteriormente e ancora pendente, ove esista l’interesse di una delle parti all’operatività della pronuncia e dei conseguenti provvedimenti patrimoniali» (ex multis, Cass. civ., nn. 5510 e 5062/2017).

Trasponendo tali coordinate pretorie al caso di specie, dunque, la Corte di Cassazione ha affermato come il giudice della separazione, con la sentenza impugnata, non sia intervenuto impropriamente a modificare le determinazioni economiche rese in sede di divorzio, ma si sia unicamente limitato a fissare temporalmente la decorrenza del contributo di mantenimento a carico del ricorrente, senza dunque interferire con le statuizioni economiche emesse in sede divorzile.

SCARICA DOCUMENTO IN PDF
Tag:, , ,