Emergenza sanitaria: fra bigenitorialità e salute

Di ANTONIO SCATTAGLIA -

Sommario: 1. Premesse e problematiche. – 2. Bilanciamento degli interessi e orientamenti giurisprudenziali contrapposti. – 3. Conclusioni.

  1. Premesse e problematiche

Le misure adottate per fronteggiare l’emergenza sanitaria causata dal Covid-19[1] hanno dato ampio spazio ai dubbi dei genitori separati o divorziati in merito all’applicazione dei provvedimenti di separazione e divorzio.

Se, per un verso, il mancato rispetto dei provvedimenti emanati dall’Autorità giudiziaria in ordine all’affidamento della prole può costituire motivo di responsabilità civile e penale; d’altro canto, le restrizioni imposte sembrano suggerire ai genitori separati di non rispettare quei provvedimenti.

La situazione di incertezza interpretativa ha concesso ampio spazio alle strumentalizzazioni fra i genitori che, auspicando un corretta applicazione del principio di bigenitorialità[2], hanno ritenuto opportuno adire l’Autorità giudiziaria, spesso costretta ad emettere provvedimenti d’urgenza resi inaudita altera parte.

Nonostante il rigore delle misure limitative della circolazione, volte a contenere l’emergenza epidemiologica causata dal Covid-19, i genitori separati o divorziati non collocatari della prole si sono domandati se le predette misure comprimessero il proprio diritto di visita dei figli.

Sebbene il susseguirsi di decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri abbia ampliato le restrizioni alla circolazione, l’interpretazione “autentica” in subiecta materia non si è fatta attendere.

Da subito, il Governo ha specificato che «gli spostamenti per raggiungere i figli minorenni presso l’altro genitore o comunque presso l’affidatario, oppure per condurli presso di sé, sono consentiti, in ogni caso secondo le modalità previste dal giudice con i provvedimenti di separazione o divorzio»[3]; la medesima interpretazione è stata fornita nei giorni successivi dal Ministero dell’Interno[4].

In tal senso, nel modulo di “autocertificazione” è stata aggiunta la possibilità di giustificare l’allontanamento dall’abitazione per ottemperare ad “obblighi di affidamento di minori”.

Tuttavia, è lapalissiano che lo spostamento dei minori fra le abitazioni dei genitori rischi di compromettere il contenimento del coronavirus, esponendo gli stessi minori al pericolo di farsi vettori del Covid-19.

Con ciò, le misure limitative della circolazione sembrano trascurare che l’esercizio “diretto” del diritto di visita da parte dei genitori separati – seppur previsto dai provvedimenti già in essere – leda le precauzioni imposte a tutela della salute pubblica.

A tal proposito, la tutela del diritto alla consueta visita genitori/figli sembra prendere le distanze dalla salvaguardia del diritto alla salute.

Con queste premesse, si è inevitabilmente determinata una dicotomia giuridica fra due diritti, entrambi di natura costituzionale: da una parte, il diritto alla tutela delle relazioni familiari, sub specie dell’esercizio del diritto di visita, sancito dagli artt. 29 e 30 Cost.; dall’altra, il diritto alla salute, tutelato dall’art. 32 Cost.

  1. Bilanciamento degli interessi e orientamenti giurisprudenziali contrapposti

In un difficile tentativo di bilanciamento dei due interessi in gioco, si sono contrapposte tesi differenti.

Dapprima, è emerso l’orientamento interpretativo che ha ritenuto prioritario, per il benessere dei minori, il diritto degli stessi ad incontrare le loro figure di riferimento.

In particolare, i sostenitori di questa tesi hanno sostenuto che i pericoli di diffusione del contagio, legati al solo spostamento del figlio fra le abitazioni dei genitori, siano talmente contenuti da dover cedere di fronte alla necessità di evitare strumentalizzazioni della situazione e di garantire il carattere di normalità alle relazioni familiari.

Su questi presupposti si è pronunciato il Tribunale di Milano[5], secondo cui le previsioni di cui all’art. 1, comma 1°, lett. a), D.P.C.M. 8 marzo 2020, n. 11, non precluderebbero affatto l’attuazione delle disposizioni in ordine all’affidamento e al collocamento dei minori, consentendo gli spostamenti finalizzati a rientri «presso la propria abitazione o domicilio». Sicché, alcuna limitazione della circolazione giustificherebbe violazioni, in questo senso, dei provvedimenti di separazione personale e divorzio vigenti.

Tuttavia, non tutti gli operatori del diritto hanno accolto con favore il predetto orientamento.

In maniera del tutto antitetica, infatti, si è fatto strada l’orientamento del Tribunale di Bari, favorevole alla sospensione del diritto di incontro e visita in forma diretta.

Tale orientamento si è sviluppato ritenendo prevalente, sul diritto di visita dei genitori, l’interesse alla tutela della salute dei minori e degli stessi genitori. In nessun caso, quindi, si ritiene di poter trascurare l’aperto contrasto dei numerosi contatti posti in essere in tali situazioni con la ratio della legislazione emergenziale.

Ebbene, il Tribunale di Bari, con un primo provvedimento[6] ha disposto la sospensione degli incontri padre/figli laddove il genitore non collocatario della prole sia residente in un comune diverso. Pochi giorni dopo, la Prima Sezione del Tribunale di Bari si è espressa nuovamente sull’argomento ampliando la sospensione degli incontri anche ai genitori residenti nello stesso comune della prole[7].

A supporto dei due provvedimenti è stato sostenuto che, nel bilanciamento dei due diritti di rango costituzionale, ovvero il diritto alla tutela delle relazioni familiari (artt. 29 e 30 Cost.) e quello alla salute dei minori (art. 32 Cost.), il primo debba ritenersi recessivo dinanzi al primario interesse dei minori a non esporsi al contagio.

Secondo le argomentazioni del Tribunale di Bari, il vademecum diffuso dal Governo così come la successiva circolare del Ministero degli Interni non possono affatto considerarsi fonti normative, bensì documenti di indirizzo interpretativo, da ritenersi – quindi – in subordine rispetto alle fonti primarie e secondarie che individuano tassativamente i casi in cui è consentito spostarsi.

Ad ogni modo, la sospensione degli incontri è da considerarsi la soluzione più idonea solo in via provvisoria, almeno fino ad una “rassicurante normalizzazione della situazione in atto”; peraltro, a carico del genitore collocatario della prole è posto l’onere di favorire i contatti tra l’altro genitore e i figli  mediante l’uso degli strumenti telematici.

Una posizione di compromesso è proposta dal Tribunale di Verona[8] che ha disposto il collocamento alternato di una minore, consentendole di trascorrere alternativamente quindici giorni presso ciascun genitore. La soluzione in questione, che di fatto sembra attuare il modello di affidamento con collocamento paritario fra i genitori, è volta a ridurre al minimo il rischio di trasmissione del virus, favorendo le relazioni tramite gli strumenti informatici.

  1. Conclusioni

Alla luce delle predette pronunce, il quadro della situazione non sembra affatto semplificarsi poiché, nonostante le decisioni assunte rispondano all’esame di casi differenti, le valutazioni dell’organo giudicante sono sempre volte ad individuare il best interest of the child[9], così come la tutela della salute del minore. Anche in momenti di grande emergenza.

     Concludendo, sembra senz’altro indispensabile che i genitori cooperino nel fronteggiare la situazione emergenziale in atto, applicando i principi del buon senso, unici capisaldi capaci di garantire sia la salvaguardia del diritto alla salute, sia la tutela del principio di bigenitorialità.

[1] Con il D.P.C.M. 9 marzo 2020, pubblicato in Gazz. Uff., 9 marzo 2020, n. 62, sono state varate misure limitative della libertà di circolazione con l’intento di contenere il contagio da coronavirus COVID 19. Con l’applicazione sull’intero territorio nazionale delle misure adottate dal suindicato D.P.C.M., ai cittadini e ai residenti in Italia è stato vietato «ogni spostamento in entrata e in uscita dai territori, nonché all’interno dei medesimi territori, salvo che per gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero spostamenti per motivi di salute». Tuttavia è stato consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza. Differentemente, con l’adozione del D.P.C.M. 22 marzo 2020, pubblicato in Gazz. Uff., 22 marzo 2020, n. 76, è stato stabilito all’art 1 lett. b) il divieto per tutte le persone fisiche di trasferirsi o spostarsi, con mezzi di trasporto pubblici o privati, in un comune diverso rispetto a quello in cui attualmente si trovano, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute e sono state soppresse le parole «È consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza». Il Decreto Legge 25 marzo 2020, n. 19, art. 1 lett. b), ha poi disposto che possono essere adottate misure limitative della circolazione delle persone, anche prevedendo limitazioni alla possibilità di allontanarsi dalla propria residenza, domicilio o dimora se non per spostamenti individuali limitati nel tempo e nello spazio o motivati da esigenze lavorative, da situazioni d necessità o urgenza, da motivi di salute o da altre specifiche ragioni.

[2] V. Corte cost., 25 gennaio 2017,  n. 17; Corte cost., 12 aprile 2017, n. 76 ; Cass. civ., 8 aprile 2019, n. 9764.

[3]Infomazioni diramate tramite le FAQ (Frequently Asked Questions) del decreto in questione, sul sito <htpp://www.governo.it/it/faq-iorestoacasa>.

[4] Circolare del Ministero degli Interni, 24 marzo 2020.

[5] Trib. Milano, ord. 11 marzo 2020.

[6] Trib. Bari, ord. 26 marzo 2020.

[7] Trib. Bari, ord. 3 aprile 2020.

[8] Trib. Verona, 27 marzo 2020.

[9] A tal riguardo, si veda CGUE, 16 luglio 2015, C-184/2014.

SCARICA DOCUMENTO IN PDF
Tag:, , , , ,