Separazione personale dei coniugi: la Corte di appello, in sede di reclamo ex art. 708 c.p.c., non deve statuire sulle spese processuali

Di REMO TREZZA -

Cass. civ. 30.04.2020 n. 8432

La sentenza in commento si è occupata di una questione rilevante dal punto di vista processuale, ovvero se la Corte d’appello adita in sede di reclamo avverso l’ordinanza presidenziale, ai sensi dell’art. 708 c.p.c., debba o meno statuire sulle spese processuali.

La Suprema Corte, nel risolvere tale interrogativo, ha teso a specificare che nel procedimento di separazione personale dei coniugi il decreto con cui la Corte d’appello abbia deciso sul reclamo avverso l’ordinanza emessa dal presidente del Tribunale ai sensi dell’art. 708, comma 3, c.p.c. non sia impugnabile con il ricorso per cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost., nella parte riguardante i provvedimenti temporanei ed urgenti adottati nell’interesse dei coniugi e della prole, dal momento che tali provvedimenti, pur incidendo su posizioni di diritto soggettivo, non statuiscono sulle stesse in modo definitivo, ma hanno carattere meramente interinale, provvisorio e strumentale al giudizio di merito, potendo essere sempre revocati o modificati dal giudice istruttore, ed essendo destinati a rimanere assorbiti nella decisione finale. Nel caso di specie, però, l’impugnazione è stata considerata ammissibile, avendo ad oggetto il capo del medesimo decreto recante il regolamento delle spese processuali, il quale si configura come una statuizione riguardante posizioni giuridiche soggettive di debito e di credito che discendono da un rapporto obbligatorio autonomo, ed idonea ad acquistare autorità di giudicato.

La ricorrente, nel caso de quo, ha sostenuto che la Corte d’appello non avesse tenuto conto del carattere non definitivo del provvedimento, suscettibile di ribaltamento ad opera della sentenza che avrebbe definito il giudizio di separazione, osservando che il regolamento delle spese dovesse dipendere dall’esito complessivo di quest’ultimo, e non già da quello delle sole fasi intermedie.

La Corte di Cassazione, a tal punto, ha evidenziato come, già da tempo, la sua stessa giurisprudenza abbia riconosciuto la natura cautelare dei provvedimenti di cui all’art. 708, comma 3, c.p.c. e che tale orientamento abbia trovato conferma nella nuova disciplina dei provvedimenti cautelari, ed in particolare nell’art. 669-octies, comma 8, c.p.c., il quale, prevedendo che l’estinzione del giudizio non determina l’inefficacia dei provvedimenti di cui all’art. 700 c.p.c. e degli altri provvedimenti cautelari anticipatori, anche quando la domanda è stata proposta in corso di causa, ha esteso a tali provvedimenti il carattere di ultrattività in precedenza riconosciuto dall’art. 180 disp. att. c.p.c. ai soli provvedimenti di cui all’art. 708 c.p.c.

Nella parte argomentativa più interessante della sentenza, la Suprema Corte, analizzando sistematicamente gli artt. 669-septies, comma 2, 669-octies, comma 7 e 669-terdecies c.p.c., in tema di “reclamo cautelare”, ha evidenziato che i provvedimenti de quibus abbiano natura provvisoria perché destinati a rimanere assorbiti dalla decisione di merito, ed il carattere necessariamente incidentale del procedimento preordinato alla loro adozione, non consentita ante causam, esclude la necessità di una distinta pronuncia sulle spese anche in sede di reclamo, dovendo la regolamentazione delle stesse trovare spazio nella sentenza emessa a conclusione del giudizio, la quale dovrà tenere conto, a tal fine, dell’esito complessivo della lite e delle modalità di svolgimento delle singole fasi in cui il processo si è articolato.

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