Nella scelta del provvedimento limitativo della responsabilità genitoriale il giudice nazionale deve attenersi al principio di proporzionalità

Di CLAUDIA BENANTI -

CASE OF Y.I. v. RUSSIA

Il rapporto di filiazione costituisce il cuore del diritto al rispetto della vita familiare tutelato dall’art. 8 della Convenzione EDU. Un provvedimento ablativo della responsabilità genitoriale rappresenta senz’altro una forte ingerenza delle autorità nazionali nella sfera di esercizio di questo diritto spettante alle persone soggette alla sua giurisdizione. La sua assunzione deve, quindi, essere giustificata dal principio di proporzionalità della misura rispetto allo scopo legittimo perseguito, consistente nella tutela dell’interesse del minore.

Il rispetto del principio indicato comporta per le autorità nazionali una serie di obblighi. Esse devono, infatti, monitorare il comportamento del genitore per accertarne la potenziale dannosità per il figlio e devono avvisarlo preventivamente delle possibili conseguenze negative che il perdurare di questo comportamento potrebbe comportare a suo carico, sul piano della responsabilità genitoriale. Sono, inoltre, tenute a sottoporre ad un serio accertamento la situazione di potenziale pericolo per il minore derivante dalla condotta del genitore e l’incapacità di quest’ultimo di occuparsi adeguatamente del proprio figlio, senza assicurare automaticamente la prevalenza ad un mezzo di prova (nella specie, la deposizione di un poliziotto) rispetto ad altre prove (nella specie, testimonianze) con il medesimo contrastanti.

In aggiunta, le autorità nazionali devono prendere in considerazione gli sforzi compiuti dal genitore al fine di recuperare la propria capacità di occuparsi pienamente dei figli, quando i medesimi abbiano prodotto dei primi risultati di carattere positivo.

In conclusione, nella scelta del provvedimento limitativo della responsabilità genitoriale da adottare nel caso concreto, le autorità nazionali devono attenersi al principio di proporzionalità del mezzo rispetto allo scopo, privilegiando la misura che consenta di tutelare l’interesse del figlio con la minore ingerenza possibile nella sua sfera familiare.

Viola, pertanto, l’art. 8 della Convenzione, nella parte in cui tutela il diritto di ogni persona al rispetto della propria vita familiare, il provvedimento giurisdizionale che adotti una misura privativa della responsabilità genitoriale anziché misure semplicemente limitative della medesima (come l’affidamento del minore ad un parente stretto col quale il medesimo abbia un legame affettivo), senza riuscire a motivare la miglior rispondenza della misura prescelta al superiore interesse del minore.

Con questa motivazione la Corte EDU ha condannato la Russia al risarcimento del danno non patrimoniale nei confronti di una sua cittadina, Y.I., privata della responsabilità genitoriale nei confronti dei propri tre figli – che tra l’altro avevano dovuto essere tra loro separati – senza osservare tutte le cautele imposte dall’esigenza del rispetto del diritto alla vita familiare tutelato dalla Convenzione.

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