La cristallizzazione della quota di legittima e l’irrilevanza della rinunzia del legittimario all’azione di riduzione

Di LUCA COLLURA -

App. Catania_sez. II_28 febbraio 2020

Con sentenza del 28 febbraio 2020 la Corte d’Appello di Catania ha ribadito che, ai fini del calcolo della quota di legittima spettante ai legittimari, si deve applicare il c.d. “principio della cristallizzazione”, in base al quale la situazione da tenere in considerazione è quella esistente al tempo dell’apertura della successione e non rilevano eventi ad essa successivi, quali la rinuncia all’azione di riduzione di uno dei legittimari medesimi.

Il caso sottoposto al vaglio della Corte catanese trae origine dall’iniziativa di alcuni fratelli che, a seguito della morte del loro padre, ritenendo di essere stati lesi nei propri diritti di riserva, adivano il Tribunale di Caltagirone perché ordinasse la riduzione delle disposizioni testamentarie del de cuius in favore del nipote.

Il Tribunale accoglieva le domande di alcuni soltanto degli istanti, indi i soccombenti presentavano appello sulla base di svariati motivi, sostenendo tra l’altro, per quanto interessa ai nostri fini, che la sentenza di primo grado fosse viziata per errata applicazione di norme di diritto in quanto, dopo aver preso atto dell’intervenuta “rinuncia alla quota di riserva” (sic!; non è dato comprendere se si trattasse di una rinuncia all’azione di riduzione o ad un’istituzione ereditaria che il testatore avesse limitato alla sola anzidetta quota) da parte del coniuge del defunto, l’Autorità giudiziaria, ai fini della determinazione della legittima spettante ai figli, non avrebbe dovuto ricorrere al disposto di cui all’art. 542, comma 2, c.c. – che disciplina l’ipotesi di concorso del coniuge superstite con più di un figlio – ma a quello dell’art. 537, comma 2, c.c., con riferimento al concorso dei soli figli tra loro. Così facendo, il Tribunale avrebbe dovuto prevedere una riduzione delle disposizioni testamentarie idonea a reintegrare una legittima pari non più alla metà – come vuole il capoverso dell’art. 542 c.c. – ma ai due terzi del patrimonio ereditario, a mente del secondo comma dell’art. 537, c.c.

La Corte d’Appello di Catania prende nettamente posizione sulla questione e aderisce alla tesi fatta propria dalla giurisprudenza di legittimità poco più di un decennio fa (cfr. Cass., Sez. Un., 9 giugno 2006, n. 13429; Cass., Sez. Un., 12 giugno 2006, n. 13524), secondo cui: «ai fini dell’individuazione della quota di riserva spettante alle singole categorie di legittimari ed ai singoli legittimari nell’ambito della medesima categoria, occorre far riferimento alla situazione esistente al momento dell’apertura della successione e non a quella che si viene a determinare per effetto del mancato esperimento, per rinunzia o prescrizione, dell’azione di riduzione da parte di taluno dei legittimari».

Corollario applicativo di questa impostazione è che, anche dopo la rinuncia alla quota riservata ad uno dei legittimari esistenti al momento dell’apertura della successione, le disposizioni di legge cui fare riferimento ai fini della determinazione della legittima non mutano e la quota di riserva a cui il legittimario ha rinunciato non si accrescerà a favore degli altri legittimari bensì andrà ad incrementare la disponibile.

Per fare un esempio concreto, se il defunto lascia il coniuge e due figli ed un patrimonio di 120 (composto da: relictum pari a 70; debiti pari a 0; donatum pari a 50), operando la riunione fittizia e applicando le disposizioni di cui agli artt. 542, comma 2 e 581 c.c.: i figli e il coniuge conseguiranno 1/3 ciascuno del patrimonio ereditario (cioè circa 23,4) ma avranno diritto ad una legittima pari a 30 ciascuno; tutti e tre risulteranno quindi lesi nei loro diritti di riserva e, per ottenere quanto di loro spettanza, dovranno agire in riduzione contro il beneficiario della donazione di 50. Se il coniuge rinuncia all’azione di riduzione (e quindi all’ulteriore legittima di sua competenza), però, i figli potranno esperire l’azione nei limiti della legittima loro spettante ai sensi dell’art. 542, comma 2, c.c., i.e. per circa 6,6 cadauno, perché non troverà applicazione l’art. 537, comma 2, c.c. (che attribuirebbe loro una legittima pari a 80) né la parte destinata all’altro genitore e a cui questi ha rinunciato si accrescerà in loro favore (attribuendo loro un ulteriore valore pari a 6,6 da dividere in parti uguali), bensì andrà a vantaggio del donatario, che potrà così beneficiare di una disponibile maggiorata.

Atteso, dunque, che le vicende successive all’apertura della successione non sono idonee ad incidere sulla determinazione del quantum della quota di riserva spettante ai legittimari esistenti in quel momento, secondo la Corte d’Appello «giustamente il primo giudice fa riferimento all’art. 542, comma 2, c.c.» (così la sentenza in parola) e la doglianza degli appellanti risulta del tutto infondata.

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