Infermità mentale precedente al matrimonio e impugnazione ai sensi dell’art. 119 c.c.

Di MARIO RENNA -

Cass. 02.12.2020 n. 27564

La Corte di Cassazione ha precisato i criteri per l’applicazione dell’art. 119 c.c., riguardante l’impugnazione del matrimonio per lo stato di interdizione che colpisce uno dei coniugi: la legittimazione assoluta a far valere l’invalidità del matrimonio, estesa, come risulta dalla locuzione normativa, «a tutti coloro che abbiano un interesse legittimo» (art. 119, comma 1°, c.c.), mira ad assicurare una piena protezione alla personalità e ai diritti del coniuge mentalmente infermo, conferendo a ogni soggetto interessato – oltre al tutore, al p.m. ed, eventualmente, al soggetto assistito in caso di revoca dell’interdizione – la titolarità ad impugnare l’atto compiuto in violazione dell’art. 85 c.c.

La Corte d’appello di Catania confermava la nullità del matrimonio, già dichiarata dal giudice di prime cure, per l’accertata incapacità naturale di uno dei coniugi al momento delle nozze, interdetto con sentenza di poco successiva alla data di celebrazione delle nozze. L’interdizione veniva pronunciata in data 2 dicembre 2009, mentre il matrimonio era intervenuto in data 23 ottobre 2009. Per i giudici etnei, la pronuncia interdittiva, pur avendo acquisito efficacia di giudicato solamente nel 2013, non ostacolava l’impugnazione ai sensi dell’art. 119, comma 1°, c.c., poiché era sufficiente la rilevazione dell’infermità al tempo del matrimonio, corroborata dai rilievi peritali nell’ambito del giudizio di interdizione antecedente al matrimonio che davano prova dello stato di grave infermità mentale del futuro coniuge, nonché oggettivamente accertata giurisdizionalmente in sede civile e penale.

Il tribunale penale competente aveva condannato l’appellante per circonvenzione d’incapace sia per la celebrazione del matrimonio che per alcuni prelievi di denaro dal conto corrente del coniuge circuito. In secondo grado, è stata dichiarata la non punibilità ai sensi dell’art. 649 c.p., pur risultando accertata la sussistenza degli elementi oggettivi e soggettivi a base dei reati addebitati.

Con ricorso in Cassazione, l’altro coniuge ha reputato violato l’art. 119, comma 1°, c.c., «per non essersi formato il giudicato sull’interdizione prima della proposizione dell’azione di nullità del matrimonio». I giudici di legittimità hanno ritenuto manifestamente infondato il motivo di gravame, alla luce del tenore testuale dell’articolo in questione, laddove reputa ininfluente la costituzione del giudicato preventivo di interdizione giudiziale in caso di accertamento, non più sindacabile poiché attinente al merito della decisione, dell’infermità mentale al momento del matrimonio.

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