Diritto all’assegno divorzile e famiglia di fatto: la Corte sollecita un intervento delle Sezioni Unite

Di MARIA CARTIA -

Cass. ord. 28995_2020

Con l’ordinanza interlocutoria in epigrafe, la Prima sezione civile della Cassazione, chiamata a pronunciarsi sul ricorso di una ex moglie avverso la sentenza di appello, con la quale si era vista respinta la domanda di riconoscimento dell’assegno divorzile per avere costituito una famiglia di fatto, ha investito della questione il Primo Presidente della Corte, perché valuti l’opportunità di rimetterne l’esame alle Sezioni Unite.

Con il secondo motivo di ricorso, che viene in rilievo, per la sua particolare importanza, a norma dell’art. 374, comma 2, c.p.c., si è fatta valere la violazione e la falsa applicazione dell’art. 5, comma 10, l. n. 898/70, nella parte in cui la Corte di merito aveva ritenuto che «la semplice convivenza more uxorio con altra persona provochi, senza alcuna valutazione discrezionale del giudice, l’immediata soppressione dell’assegno divorzile».

La ricorrente ha dedotto di non essere più in età per reperire un’attività lavorativa, che nei nove anni di matrimonio aveva rinunciato a lavorare per dedicarsi interamente ai figli, e ciò anche dopo la separazione personale dal coniuge, il quale, invece, aveva potuto impegnarsi nella propria attività professionale e che, successivamente, aveva instaurato una stabile convivenza.

La stessa ha sostenuto che, attese le finalità proprie dell’assegno di divorzio, il diritto all’assegno permanga, anche a seguito dell’instaurata convivenza, sotto il profilo compensativo, integrato dal contributo personale apportato alla conduzione del nucleo familiare ed alla formazione del patrimonio comune.

L’esame dell’illustrato motivo offre occasione alla Suprema Corte per rimeditare l’indirizzo più recentemente formatosi nella giurisprudenza di legittimità e che ha trovato applicazione nella sentenza di appello impugnata.

Tale orientamento estende l’effetto della cessazione dell’obbligo alla corresponsione dell’assegno previsto dall’art. 5, comma 10, l. cit., nel caso di passaggio a nuove nozze dell’ex coniuge beneficiario alla diversa ipotesi di famiglia di fatto – «formazione sociale» cui è riconosciuta dignità piena e tutela ex art. 2 Cost. – in applicazione del principio dell’autoresponsabilità.

Alla stregua del suddetto canone, la scelta libera e consapevole della persona di dare corso alla convivenza, rescindendo ogni nesso con la precedente esperienza matrimoniale ed il relativo tenore di vita, determinerebbe, per un meccanismo ispirato ad automatismo, la cessazione dell’assegno di divorzio e di ogni forma di residua responsabilità post-matrimoniale. Tale automatismo degli effetti estintivi sarebbe, in ogni caso, mediato, dall’accertamento della stabilità della convivenza e della solidarietà economica tra i componenti di quest’ultima.

La Prima sezione ravvisa le ragioni per un ripensamento del suddetto orientamento proprio sulla scorta di una disamina del portato applicativo del canone dell’auto-responsabilità e dei suoi corollari.

In primis, l’orizzonte temporale in cui tale principio si trova ad operare deve ritenersi non solo quello futuro ma, nondimeno, quello passato, occorrendo valorizzare la funzione compensativa dell’assegno divorzile, la cui natura composita è stata riconosciuta da Cass., Sez. Un., 11 luglio 2018, n. 18278.

L’ordinanza in commento coglie l’esigenza di emanciparsi dalla prospettiva diretta a valorizzare la componente assistenziale dell’assegno di divorzio e di esaltarne la componente perequativo-compensativa, riconoscendo all’ex coniuge, economicamente più debole, un livello di reddito commisurato all’apporto dallo stesso fornito all’interno della disciolta comunione con i propri personali sacrifici, occupandosi dei figli e della gestione familiare durante la vita matrimoniale che si sia protratta per un apprezzabile arco temporale.

La Corte afferma allora che «il principio di auto-responsabilità destinato a valere in materia per il nuovo orientamento di questa Corte di legittimità, compendiato nelle ragioni di cui alla sentenza delle Sezioni Unite n. 18287 cit., non può escludere, e per intero, il diritto all’assegno divorzile là dove il beneficiario abbia instaurato una stabile convivenza di fatto con un terzo».

In attesa dell’auspicabile intervento delle Sezioni Unite, la soluzione proposta dall’ordinanza è una declinazione del suddetto principio alla fattispecie concreta: il diritto all’assegno di divorzio ben può permanere all’instaurarsi di una famiglia di fatto da parte dell’ex coniuge avente diritto, dovendo il giudice di merito al massimo accertare l’esistenza di ragioni per un’eventuale modulazione del primo laddove la nuova scelta di convivenza sia migliorativa delle condizioni economico-patrimoniali del beneficiario rispetto alla funzione retributiva dell’assegno.

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