Sottrazione internazionale e nozione di “residenza abituale” del minore

Di CLAUDIA BENANTI -

CGUE_08 – Copia

Il quadro normativo di riferimento in materia di sottrazione internazionale dei minori è composto, principalmente, dalla Convenzione dell’Aja sugli aspetti civili della sottrazione internazionale dei minori del 1980 e dal Reg. CE n. 2201/2003 (c.d. Reg. Bruxelles II bis). Dalla lettura coordinata delle due discipline si ricava che, quando un minore sia stato illecitamente trasferito o trattenuto in uno Stato membro diverso da quello di residenza abituale, lo Stato di residenza abituale del minore è competente ad ordinare, su istanza di parte, l’immediato rientro del minore. Fondamentale al fine di stabilire se si sia verificata la fattispecie sopra indicata è, dunque, la nozione di “residenza abituale del minore”. A tal proposito la CGUE ha chiarito, in una recente sentenza, che, essendo quella di residenza abituale una nozione di fatto, l’intenzione iniziale dei genitori di stabilire la residenza del minore nello Stato di loro comune residenza (nella specie, l’Italia) non può prevalere sul dato di fatto che il minore, per volontà comune dei genitori, sia nato ed abbia soggiornato ininterrottamente per i suoi mesi di vita con uno dei genitori (nella specie, con la madre) in un altro Stato (nella specie, la Grecia). Pertanto, il rifiuto della madre di riportare il minore nello Stato in cui i genitori avevano originariamente programmato di fissare la futura residenza familiare non integra un trasferimento illecito o il mancato ritorno del minore nello Stato di residenza abituale e non giustifica, quindi, un ordine di rientro del minore. Nel caso in esame non sarebbe, del resto, soddisfatta la ratio della normativa in materia, che è appunto di tutelare il presunto interesse del minore al rientro nell’ambiente a lui più familiare. Ne segue che il genitore contro la volontà del quale il minore venga tenuto nello Stato di residenza abituale di quest’ultimo, come sopra determinato, dovrà adire i giudici di detto Stato, secondo la procedura ordinaria, al fine di ottenere una pronuncia in materia di responsabilità genitoriale.

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