Tutela e accoglienza dei minori stranieri non accompagnati in Francia, Grecia e Italia*

Di PAOLO IAFRATE -

This article aims to analyse the legislation on the protection of foreign children, which has been the subject of numerous debates in Western countries for several years. The increase in migration flows, mainly from Central-Eastern Europe and currently the migration wave from North Africa, have led the European and national legislators to implement policies and measures aimed at ensuring border security and preventing uncontrolled entry, without prejudice to the recognition of the right to asylum. As a premise of this article, it is appropriate to refer to how the protection of the child is considered in the Charter of Fundamental Rights of the European Union of 1 December 2009, with a specific deepening to the legislation of France, Greece and Italy, and to the European and national jurisprudence on the matter. The analysis of the jurisprudence reveals the difficulties in interpreting these principles correctly. 

 

 

Sommario: 1. Introduzione – 2. La Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea del 1° dicembre 2009 – 3. I sistemi nazionali di tutela dei minori negli Stati membri dell’Unione europea – 3.1 Francia – 3.2 Grecia – 4. Giurisprudenza europea in materia di ricongiungimento familiare e sulla legittimità delle sanzioni sulle condizioni di accoglienza – 5. La l. n. 47/2017 – 6. Giurisprudenza nazionale – 7.Conclusioni.

 

  1. Introduzione

L’accoglienza e la protezione dei minori stranieri non accompagnati (d’ora in poi “MSNA”) rappresenta un tema importante per l’Unione europea negli ultimi anni. Nell’ultimo periodo esso ha assunto carattere prioritario, addirittura emergenziale, dato il significativo aumento del fenomeno. Nel contesto della crisi migratoria oltre 31.000 minori non accompagnati richiedenti asilo sono stati registrati nell’UE nel 2017, di cui 31.400 minori stranieri non accompagnati richiedenti asilo negli Stati membri dell’Unione Europea (UE). Il dato è circa la metà di quanto registrato nel 2016 e quasi un terzo del livello più alto registrato nel 2015, ma quasi tre volte rispetto alla media degli anni 2008 – 2013. I minori non accompagnati rappresentano il 15% di tutti i richiedenti asilo minorenni. Nel 2017, la maggioranza dei minori non accompagnati richiedenti asilo sono stati maschi, l’89%. Oltre i due terzi avevano un’età compresa tra i 16 e i 17 anni (77%, ovvero circa 24.200 persone), mentre quelli tra i 14 e 15 anni rappresentavano il 16% (circa 5.000 persone) e quelli con meno di 14 anni il 6% (quasi 2.000 persone). Gli Afghani (17%, circa 5.300 persone) continuano ad essere la principale cittadinanza di provenienza dei richiedenti asilo minori non accompagnati.

Secondo i dati Eurostat sono 19.740 i minori non accompagnati che hanno fatto domanda di asilo in Europa nel 2018. Il numero dei MSNA in Europa è in costante calo dopo il livello più alto raggiunto nel 2015 e sta tornando ai livelli precedenti la cosiddetta ‘crisi migratoria’ iniziata nel 2014.

Il profilo del minore straniero non accompagnato in Europa è quello di un minore di sesso maschile con età compresa tra i 16-17 anni. Questi ultimi rappresentano l’86% dei MSNA che hanno chiesto asilo in Europa nel 2018, mentre i MSNA tra i 16-17 costituiscono il 75%.

I MSNA in Europa provengono soprattutto da Afghanistan (circa 3.000 persone, il 16% del totale dei MSNA), Eritrea (circa 2.000 ovvero il 10%), Pakistan, Siria, Guinea e Iraq.

I paesi di provenienza sono simili a quelli del 2017 con l’eccezione del Gambia, che era al terzo posto e nel 2018 ha visto calare drasticamente le domande.

Dal Rapporto Eurostat[1] (Ufficio di statistica dell’Unione Europea) il dato sui MSNA si conferma rilevante anche se in diminuzione. I MSNA nel 2019 sono pari a 14.025 per i 27 Paesi dell’Unione Europea, nel 2018 sono stati 16.785, mentre nel 2017 sono stati 29.195[2].

La Commissione Europea, con la comunicazione del 12 aprile 2017 relativa alla «protezione dei minori migranti» (COM(2017) 211 def.), definisce le azioni prioritarie a tutela dei minori migranti in ambito di identificazione, accoglienza e tutela.

Nel comunicato si evidenzia  l’esigenza di procedere ad una rapida identificazione dei minori al loro arrivo nell’UE, affinché ricevano un trattamento adeguato alla loro età e condizione: tutti i minori devono avere immediatamente accesso all’assistenza legale e sanitaria, al sostegno psicosociale e all’istruzione, a prescindere dal loro status (in ogni hotspot dovrebbero essere nominate persone incaricate della protezione dei minori, così come in tutte le strutture di accoglienza che ospitano minori).

Inoltre, si sottolinea la necessità di migliorare i servizi di tutela dei minori: i tutori devono essere designati in numero sufficiente, più rapidamente e devono essere dotati di strumenti migliori per adempiere ai loro compiti. In relazione al profilo dell’accoglienza, particolarmente significativo è il richiamo all’affidamento o all’assistenza su base familiare.

Obiettivi primari secondo la Commissione UE sono l’integrazione in uno Stato membro, il rimpatrio nel paese d’origine, il reinsediamento o il ricongiungimento con i familiari in un paese terzo, sempre nel superiore interesse del minore, così come stabilito dalla Convenzione di New York del 20 novembre 1989. Si richiede, altresì, rapida azione per individuare le famiglie di ricongiungimento familiare all’interno o all’esterno dell’UE. Un elemento particolarmente rilevante è rappresentato dai minori scomparsi.

  1. La Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea del 1° dicembre 2009

Nel 2005 la Commissione ONU sui Diritti dei Bambini ha organizzato una Giornata dedicata alla discussione generale sui bambini privi dell’accoglienza dei genitori poiché, attraverso il suo lavoro di monitoraggio del rispetto della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti dei Bambini, ha constatato che milioni di bambini in tutto il mondo sono privi di accoglienza da parte dei loro genitori, o a rischio di perderla e affrontano quotidianamente importanti battaglie che hanno implicazioni a lungo termine, fino al raggiungimento della maturità.

Il risultato finale è stato l’adozione di una raccomandazione chiave intitolata «Linee guida per l’accoglienza etero familiare»[3] che sono state adottate il 18 dicembre 2009 dall’Assemblea generale con la risoluzione 64/142, pubblicata il 24 febbraio 2010[4].

Le linee guida hanno come obiettivo l’attuazione della Convenzione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e la disposizione di strumenti rilevanti nell’ambito della protezione e del benessere dei bambini privi di accoglienza da parte dei genitori e a rischio di perderla.

Tutti gli Stati membri dell’UE hanno ratificato la Convenzione di New York mentre l’Unione europea non è e non può diventare una firmataria poiché detta Convenzione non è dotata di meccanismi giuridici tali da consentire a organismi diversi dagli Stati di aderirvi.

Nell’ordinamento giuridico dell’Unione europea tuttavia, è inclusa, la Carta dei diritti fondamentali che sancisce una serie di diritti personali, civili, politici, economici e sociali dei cittadini e dei residenti dell’Unione, anche quelli dei minori.

La Carta ribadisce, nel pieno rispetto dei poteri e delle funzioni dell’UE e del principio della sussidiarietà, i diritti così come risultano, in particolare, dalle tradizioni costituzionali e dagli obblighi internazionali comuni dei paesi dell’UE, dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU)[5], dalle Carte sociali adottate dall’UE e dal Consiglio d’Europa e dalla giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea e della Corte europea dei diritti dell’uomo.

La Carta proclamata solennemente nel 2000 a Nizza dal Parlamento, dal Consiglio e dalla Commissione, dopo essere stata emendata fu poi proclamata nuovamente nel 2007. Tuttavia, solo con l’adozione del trattato di Lisbona il 1º dicembre 2009 la Carta ha acquisito efficacia diretta – come previsto dall’art. 6, par. 1, del TUE – diventando così una fonte vincolante di diritto primario[6].

Per converso, anche se da un lato il campo di applicazione della Carta è potenzialmente molto ampio, dato che la maggior parte dei diritti da essa riconosciuti sono concessi a «tutti», indipendentemente dalla nazionalità o dallo status, dall’altro, l’art. 51 limita la sua applicazione alle istituzioni e agli organi dell’UE e, quando agiscono nell’attuazione del diritto dell’UE, agli Stati membri[7].

Ai sensi dell’art. 20: «Ogni fanciullo il quale è temporaneamente o definitivamente privato del suo ambiente familiare oppure che non può essere lasciato in tale ambiente nel suo proprio interesse, ha diritto a una protezione e ad aiuti speciali dello Stato».

Un solo articolo è dedicato ai diritti del minore, l’art. 24, che tuttavia enuncia tutti i principi cardine.

Al primo comma è sancito il diritto alla protezione e alle cure necessarie per il benessere dei minori ed è questa la disposizione che legittima e richiede la tutela del minore in caso di mancanza di cure genitoriali.

Nello stesso comma, è incluso il diritto dei minori ad esprimere liberamente la propria opinione, che viene presa in considerazione sulle questioni che li riguardano in funzione della loro età e della loro maturità.

Infine, il Commento Generale n. 6 del Comitato sui diritti dell’infanzia sul trattamento dei bambini separati dalle proprie famiglie e non accompagnati, fuori dal loro paese d’origine, nel giugno 2005 ha dato una definizione di tutore quale: «persona indipendente che tutela il maggiore interesse del minore e il suo benessere e, a tal fine, integra la sua limitata capacità giuridica».

«Il tutore agisce come legale rappresentante del minore in tutte le procedure, nello stesso modo in cui il genitore rappresenta il proprio figlio»[8].

Il risultato finale è stato l’adozione di una raccomandazione chiave intitolata «Linee guida per l’accoglienza etero familiare»[9] che sono state adottate il 18 dicembre 2009 dall’Assemblea generale con la risoluzione 64/142, pubblicata il 24 febbraio 2010[10].

Il 7 febbraio 2019 l’Italia ha ricevuto le osservazioni[11] del Comitato ONU sui diritti dell’infanzia[12] contenenti puntuali raccomandazioni sullo stato dell’attuazione della CRC (Convention on the Rights of the Child).

L’art. 20 della Carta fondamentale dei diritti dell’Unione Europea sopra citato rientra nelle «Principali aree di preoccupazione e raccomandazioni», elencate al capitolo III, lett. f), riguardo a «Ambiente familiare e misure alternative di accoglienza» per i minorenni privi di un ambiente familiare.

Al punto 24, il Comitato accoglie con favore l’adozione delle varie linee guida nazionali adottate nell’ambito dell’affidamento e le indagini condotte su minorenni privati di un ambiente familiare e attira l’attenzione dell’Italia sulle «Linee guida sull’accoglienza dei minorenni fuori dalla famiglia di origine», raccomandando di persistere nel rivedere le proprie politiche sulle misure alternative di accoglienza per i minorenni privi di un ambiente familiare per diminuire l’affidamento alle organizzazioni della società civile, comprese le organizzazioni religiose, con il fine ultimo di sviluppare un sistema basato sui diritti dei minori, più integrato e responsabile che contempli le misure tradizionali di accoglienza fornite dalla famiglia “allargata” con una maggiore attenzione al superiore interesse del minore.

  1. I sistemi nazionali di tutela dei minori negli Stati membri dell’Unione europea

In base ad una ricerca condotta dall’Agenzia europea per i diritti fondamentali[13] risulta che ogni Stato membro dell’UE dispone di un sistema nazionale che garantisca la protezione dei bambini e degli adolescenti in caso si privazione di cure genitoriali con lo scopo di tutelare l’interesse superiore del minore, fornire una rappresentanza legale e promuoverne il benessere, tramite la nomina di un tutore.

Ebbene, non potrebbe essere diversamente, considerato che tutti gli Stati hanno ratificato la CRC e sono obbligati dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea ad applicarla in attuazione del diritto dell’UE.

Dalla ricerca sopra citata[14] risulta che i compiti di tutela, nella maggior parte degli Stati membri, sono assegnati in via prioritaria a parenti stretti o a persone provenienti dall’ambiente familiare – riconoscendo l’importanza del mantenimento dei legami familiari e del rapporto personale tra il tutore e il bambino – e che, tuttavia, qualora tra i parenti del minore non si trovi alcuna persona idonea ad assolvere la funzione di tutore (tale situazione di verifica soprattutto per i minori stranieri non accompagnati), sono le autorità nazionali di protezione dei minori a essere responsabili della cura.

La maggior parte degli Stati membri ha affidato le funzioni di tutela ai servizi sociali a livello comunale o locale e solo pochi Stati membri dispongono di un’autorità centrale di tutela a livello nazionale con la conseguenza che, quando la tutela viene attuata a livello regionale o locale, talvolta si applicano approcci differenti in diverse parti del paese.

A livello regionale o locale, stante la prossimità, si garantisce una maggiore integrazione nel contesto sociale, tuttavia ciò determina anche disparità e poco coordinamento.

L’obiettivo di questo sistema è trovare una ragionevole soluzione a livello normativo nel rispetto delle competenze statali e regionali, nonché in ossequio al principio fondamentale dell’interesse superiore del minore, al fine di rendere il sistema della tutela armonizzato al fine di raggiungere una eguaglianza sostanziale di tutti i minori.

Ciò posto, si esamina di seguito la legislazione in materia vigente in alcuni paesi membri dell’UE, in particolare Francia e Grecia, con un breve approfondimento giurisprudenziale.

3.1     Francia

Nella normativa francese sono presenti numerosi riferimenti ai minori stranieri non accompagnati, denominati mineurs isolés étrangers (MIE), o in precedenza detti mineurs non accompagné (MNA); tuttavia ad oggi nessuna normativa dell’ordinamento francese prevede una definizione precisa di MIE. Nel 2009, un gruppo di lavoro del Ministero dell’immigrazione ha definito il mineur isolé étranger come lo straniero minore di 18 anni entrato in Francia, o che ha tentato di fare ingresso irregolarmente e che non è accompagnato da un soggetto titolare dell’autorità parentale.

Lo status giuridico dei MIE all’interno dell’ordinamento francese comprende misure a tutela dei minori stranieri non accompagnati in quanto minori, e misure di controllo derivanti invece dalla legislazione in materia d’immigrazione. Le normative a tutela dei minori stranieri non accompagnati sono: il Code de l’Entrée et du Séjour des Étrangers et du Droit de Asile (CESEDA) del 1° marzo 2005; il Code de l’Action Sociale et des Familles (CASF) del 23 dicembre 2000; e il Code Civil. I soggetti coinvolti nel processo di accoglienza dei MIE sono diversi: il Dipartimento francese incaricato dei servizi di welfare minorile; il Ministero della Giustizia, che si occupa della protezione giudiziaria dei minori ai sensi dell’art. 375 del Code Civil; e il Ministero dell’Interno, che ha il compito di disciplinare l’ingresso e la permanenza dei minori sul territorio nazionale.

A seguito dell’ingresso, ai minori non accompagnati viene assegnato un tutore legale da parte del Giudice tutelare – Juge des tutelles – stante l’assenza di un’autorità parentale effettiva e concreta (Code Civil, art. 390). Il Tribunale per i minorenni, la Procura o l’ASE (Aide Social à l’Enfance) possono fornire il nominativo di un soggetto idoneo ad assumere l’incarico di tutore legale. Nel caso in cui il minore non dovesse avere parenti residenti nel territorio nazionale, il Giudice tutelare assegna quale tutore il dipartimento – département – dell’ASE a cui il minore è stato affidato ai sensi dell’art. L223-2 del CASF. Nell’ipotesi inversa, il Giudice tutelare riunisce un Consiglio Familiare che comprende da 4 a 6 persone tra parenti, amici o soggetti a legame con il minore, al quale spetta il compito di scegliere un tutore per il minore (Code Civil, artt. 407, 408 e 409). In tutte le decisioni giudiziarie in merito al trattamento del MIE deve essere preso in considerazione il principio del superiore interesse del minore sin dalle fasi iniziali di coinvolgimento del Presidente del Consiglio Generale della Repubblica francese – Présidents du Conseil Général – i cui servizi di gestione, finanziamento e organizzazione sono regolati dal Titolo II del CASF (Code de l’Action Sociale et des Familles).

L’ASE organizza i principali servizi di cura e tutela dei minori, inclusi i servizi educativi e sanitari. I MIE minori di 16 anni sono tenuti ad iscriversi a scuola come i loro coetanei cittadini francesi, senza disparità di trattamento per quanto concerne il sistema scolastico pubblico. A seguito della disparità nel livello d’istruzione dei MIE, sono stati realizzati centri educativi che consentono una più facile integrazione dei minori stranieri nel sistema scolastico nazionale, come i centri CASNAV – Centres Académiques pour la Scolarisation des Nouveaux Arrivants et Enfants du Voyage –. Purtroppo, stante le poche risorse economiche disponibili, molti MIE non riescono ad accedere ai CASNAV e non possono partecipare a corsi gratuiti di lingua francese. I MIE possono usufruire del sistema sanitario nazionale attraverso il sistema di previdenza sociale. I MIE sotto la protezione dell’ASE e della protezione minorile giudiziaria possono usufruire di una copertura medica universale – couverture médicale universelle – mentre coloro che sono privi di questa protezione possono beneficiare dell’assistenza medica nazionale – Aide Médicale d’Etat – anche fino ai 21 anni (CASF, art. L222-5)[15].

In tutti i Dipartimenti l’Aide sociale à l’enfance ha l’obiettivo di trovare soluzioni materiali, educative e psicologiche idonee alle condizioni dei minori in situazioni di pericolo (CASF art. L221-1). In base al département nel quale è stato localizzato, il MIE può beneficiare di diversi progetti di assistenza dell’ASE, i quali consistono in misure di accoglienza e collocamento presso strutture preposte a tale funzione (CASF, artt. L221-2 e L223-1). In Francia, il sistema di protezione dell’infanzia può essere esteso anche ai giovani adulti minori di 21 anni, che non sono riusciti a compiere il percorso di integrazione nella società stante l’assenza di risorse e di un supporto familiare adeguato (CASF, art. L222-5). Tale strumento consente di estendere la protezione amministrativa a tutti i MIE anche a seguito del compimento della maggiore età, attraverso la sottoscrizione di un accordo, detto “contratto del giovane adulto”. Tali misure possono comprendere sostegni finanziari, interventi educativi e la possibilità di risiedere in strutture adeguate alla loro ricezione per un periodo annuale, con possibilità di estensione fino ai 21 anni, nonché beneficiare dell’assistenza medica nazionale – Aide Médicale d’Etat – anche fino ai 21 anni (CASF, art. L222-5).

Le principali criticità derivano dalla difficoltà d’identificare il minore non accompagnato, con il minore migrante; ciò determina una sovrapposizione tra le disposizioni a tutela del MIE in quanto minore e le tutele spettanti al MIE in quanto migrante. In alcune ipotesi, in particolare nelle prime fasi del processo di accoglienza, sarebbe auspicabile dare una prelazione alla tutela del minore; tuttavia le autorità francesi tendono ad adottare un trattamento più conforme alla tutela dell’immigrato. Tra le ulteriori criticità ravvisate, si segnalano: a) l’assegnazione del titolo di soggiorno che determina una disparità di trattamento tra i MIE, che stanno per compiere i 18 anni. Infatti, il permesso di residenza è rilasciato difficilmente ai minori stranieri che abbiano effettuato irregolarmente il primo ingresso sul territorio francese, di conseguenza al compimento dei 18 anni questi minori sono considerati come irregolari e dunque suscettibili di espulsione; b) l’irreperibilità di un alto numero di MIE alloggiati presso le strutture di accoglienza; c) la questione controversa della legittimità del trattenimento dei minori presso le zone di transito.

Giurisprudenza europea

Corte EDU, 28 febbraio 2019 (ricorso n. 12267/16, AFFAIRE KHAN c. FRANCE).

La Francia ha violato l’art. 3 della Convenzione che vieta i trattamenti disumani e degradanti, lasciando un minore afgano, arrivato in Francia a 11 anni, per almeno sei mesi, nella “giungla” di Calais, poi smantellata. Le autorità francesi – osserva la Corte – non hanno fatto quanto necessario per proteggere il minore che, in quanto straniero e in quanto non accompagnato, si trovava in una particolare situazione di vulnerabilità. Tale situazione, sottolinea la Corte, è predominante sulla qualità di straniero in stato di irregolarità. Tuttavia, nonostante l’intervento dei giudici di Lille, le autorità competenti, anche se non sono rimaste completamente inattive, non hanno attuato tutti i provvedimenti richiesti dal Tribunale amministrativo. La Corte quindi, pur tenendo conto della complessità della situazione, delle difficoltà relative all’accertamento dell’età e di alcune dichiarazioni del minore, osserva che in ogni caso, la Francia non ha fatto tutto ciò che ci si poteva ragionevolmente attendere per tutelare un minore in particolare situazione di vulnerabilità. Di conseguenza, oltre ad accertare la violazione dell’articolo 3 della Convenzione, la Corte di Strasburgo ha condannato la Francia a versare 15.000 euro al minore per i danni non patrimoniali[16].

3.2     Grecia

L’art.1589 del Codice Civile e l’art. 1 del Decreto Presidenziale n. 220/2007 prevedono la rappresentanza da parte di un tutore legale per il minore i cui genitori non possano esercitare la responsabilità genitoriale o nel caso in cui il minore sia non accompagnato o non sia affidato in custodia ad un adulto responsabile ai sensi della legge. Il tutore legale ha l’obbligo di accompagnare il minore in tutti i procedimenti giudiziari, in ossequio al superiore interesse del minore, ascoltando le sue dichiarazioni prima di assumere una decisione. Il tutore legale è altresì tenuto a provvedere alla cura del minore, mediante un supporto educativo oltre che un alloggio (Codice Civile, artt. 1518, 1606, 1647 e 1648)[17].

Nel 2010 il Decreto Presidenziale n. 114/2010 ha introdotto alcune norme a tutela dei MSNARA (minori stranieri richiedenti asilo), determinando un’ulteriore disparità di trattamento tra MSNA e MSNARA. Infatti, l’art. 12 del Decreto prevede l’assegnazione di un rappresentante legale o di un tutore designato ai minori non accompagnati di Paesi terzi che decidano di richiedere asilo in Grecia. I rappresentanti nominati sono tenuti ad essere presenti nella fase del colloquio previsto, ed in caso di presentazione di domanda di richiesta di protezione internazionale, prioritaria rispetto alle altre. In base all’art. 72, l. n. 3386/2005, ogni minore straniero non accompagnato residente in Grecia deve essere iscritto alla scuola dell’obbligo come i suoi coetanei (c. 1). Ai fini dell’iscrizione è necessaria la presentazione della documentazione richiesta, fatti salvi casi eccezionali di minori protetti dallo Stato greco in quanto rifugiati (c. 3, lett. a) o richiedenti asilo (c. 3, lett. c). Per converso, per iscrivere un minore presso una scuola greca è necessaria l’approvazione di un tutore, che per molti minori non viene nominato. Al fine di evitare tale situazione, numerose ONG, come il Consiglio per i Rifugiati Greco, si dichiarano tutori legali del minore al fine di consentire al minore l’assolvimento dell’obbligo scolastico.

Per quanto riguarda il diritto alle cure sanitarie, tutti i MSNA presenti in Grecia hanno diritto alla protezione sanitaria, ma purtroppo soltanto coloro che sono ospiti di centri di accoglienza possono usufruire dell’accesso completo al sistema sanitario nazionale, mentre i restanti possono godere dell’assistenza medica in casi di emergenza o urgenza presso tutte le strutture ospedaliere. Anche in tale ipotesi i MSNARA possono beneficiare di una maggiore protezione prevista dall’art. 14, l. n. 3386/2005, che prevede l’accesso completo al sistema sanitario nazionale a tutti i richiedenti asilo. Il problema che ha destato le maggiori preoccupazioni di importanti ONG, come Human Rights Watch e Amnesty International, riguarda le condizioni di detenzione dei MSNA presso i centri di permanenza temporanei greci[18].

 

 

Giurisprudenza europea

Corte EDU, 28 febbraio 2019 (ricorso n. 19951/16, AFFAIRE H.A. ET AUTRES c. GRECE).

I minori non accompagnati arrivati da Siria, Iraq e Marocco, prima di essere trasferiti in un centro di accoglienza, sono stati trattenuti nella stazione di polizia. Nel caso di specie, la Corte dichiara la violazione dell’art. 3 CEDU con riferimento al caso di nove minori non accompagnati entrati in Grecia dalla Turchia con l’intenzione di trasferirsi in altri stati dell’Unione europea, i quali sono stati trattenuti prima presso diverse stazioni di polizia per un lungo periodo (tra 21 e 33 giorni), poi trasferiti presso un centro di accoglienza. La Corte rileva in particolare, la violazione delle condizioni del trattenimento, e non della sua durata, dovendosi questa valutare in relazione all’eccezionalità del flusso migratorio verso la Grecia nel periodo considerato e all’assenza di segnalazioni da parte dell’UNHCR in ordine a situazioni di particolare criticità rilevate presso i centri di accoglienza. In correlazione con l’art. 3 CEDU risulta, altresì, violato l’art. 13 per l’assenza di rimedi effettivi esperibili dai ricorrenti al fine di sottoporre il loro trattenimento all’esame di un’autorità terza ed imparziale[19].

Criticità

Nonostante le numerose condanne della Corte EDU, le autorità greche hanno persistito nella detenzione di MSNA, in quanto, secondo le autorità di Polizia, la non detenzione porterebbe a un aumento del traffico di minori e dello sfruttamento di manodopera minorile. La mancanza di strutture di accoglienza adeguate all’esigenze dei MSNA è stata più volte ribadita da un Rapporto di UNHCR, pubblicato ad ottobre 2019, il quale riporta come la maggior parte dei MSNA la mancanza di norme che regolino la rappresentanza dei minori stranieri non accompagnati, fa sì che i Pubblici Ministeri raramente prendano in carico questi casi. Ad Atene, per esempio, è pratica comune che il Giudice minorile sia incaricato solamente di firmare una proposta di assegnazione di tutore, mentre il compito di cercare un tutore adeguato spetti alle ONG.

Nel 2019 la Grecia è stata meta di approdo della maggioranza degli arrivi di tutta la regione del Mediterraneo – un numero superiore a quello registrato in Spagna, Italia, Malta, e Cipro insieme. Secondo il Report di Oxfam sono giunte in Grecia oltre 18.000 persone nelle isole greche in due mesi, 8.500 solo a Lesbo. Nel campo di Moria, che può ospitare fino a 3.000 profughi, ne vivono ammassati 13.000, di cui il 42% sono minori tra 7 e i 12 anni. Condizioni disumane e pericolose, una doccia ogni 230 persone, nessuna assistenza medica. Ad oggi, oltre 12.900 bambini sono arrivati in Grecia via mare, compresi quasi 2.100 minori non accompagnati o separati, molti dei quali provenienti da Afghanistan, Siria e altri Paesi caratterizzati da conflitti e violenze. Le condizioni anti-igieniche dei centri sovraffollati delle isole dell’Egeo sono estremamente preoccupanti. Le autorità greche hanno annunciato misure volte ad allentare la pressione causata dal sovraffollamento e vi sono esempi riusciti di buone prassi proposte sul territorio, fra cui l’affidamento di minori in seno alla comunità. Tuttavia, a fine settembre, la maggior parte dei minori non accompagnati in Grecia si trovava ancora in soluzioni alloggiative inadeguate. Date le condizioni estremamente rischiose a cui sono esposti, l’UNHCR ha rivolto un appello agli Stati europei affinché in segno di solidarietà mettano a disposizione posti per ricollocarli e accelerino le procedure di trasferimento di quanti fra essi soddisfano i criteri di ricongiungimento ai propri familiari[20].

  1. Giurisprudenza europea in materia di ricongiungimento familiare e sulla legittimità delle sanzioni sulle condizioni di accoglienza

Minori non accompagnati e diritto al ricongiungimento dei familiari: si considera l’età nel momento dell’ingresso nel Paese

 

Corte di Giustizia UE, sez. II, 12 aprile 2018

«Un minore non accompagnato che diventa maggiorenne nel corso della procedura di asilo e ottiene lo status di protezione internazionale conserva il diritto al ricongiungimento dei propri familiari».

Questa la decisione della Corte di Giustizia UE nella causa C 550/16 – Ae S contro il Segretario di Stato alla Sicurezza e alla Giustizia, Paesi Bassi (Staatssecretaris van Veiligheid).

La domanda di ricongiungimento familiare deve tuttavia essere presentata entro un termine ragionevole, in linea di principio tre mesi a decorrere dal giorno in cui al minore interessato è stato riconosciuto lo status di rifugiato.

Corte di Giustizia UE, Grande sezione, 12 novembre 2019

La Corte di Giustizia UE, Grande sezione, con sentenza 12 novembre 2019 (C 233/18 – Zubair Haqbin contro Federal agentschapvoor de opvang van asielzoekers[21], ha deciso in merito alle sanzioni che revocano, seppur temporaneamente, le condizioni materiali di accoglienza per i richiedenti, come alloggio, vitto o vestiario.

Nella sentenza suindicata, la Grande Sezione della Corte di Giustizia UE si è espressa per la prima volta sulla portata del diritto conferito dall’art. 20, par. 4, della direttiva 2013/33 agli Stati membri di stabilire le sanzioni applicabili quando un richiedente protezione internazionale si sia reso colpevole di una grave violazione delle regole del centro di accoglienza presso cui si trova o di un comportamento gravemente violento. Nel caso di specie, Zubair Haqbin è un cittadino afghano, arrivato in Belgio come minore non accompagnato. Dopo aver presentato domanda di protezione internazionale, è stato ospitato in un centro di accoglienza. Nel centro è stato coinvolto in una rissa fra residenti di origini etniche diverse. A seguito di tali fatti, il direttore del centro di accoglienza ha deciso di escluderlo, per un periodo di quindici giorni, dall’assistenza materiale in un centro di accoglienza. Durante detto periodo d’esclusione, il sig. Haqbin, secondo le sue stesse dichiarazioni, ha trascorso le notti in un parco a Bruxelles e presso amici.

La Corte ha giudicato che la disposizione in parola, letta alla luce dell’art. 1 della Carta dei diritti fondamentali UE, non consente agli Stati membri di infliggere in siffatto caso una sanzione consistente nel revocare, seppur temporaneamente, le condizioni materiali di accoglienza del richiedente relative all’alloggio, al vitto o al vestiario.

La Corte ha richiamato il principio di proporzionalità, oggettività ed imparzialità, notando che revocando tali condizioni si decide per la revoca di uno standard di vita dignitoso poiché si priva il richiedente della possibilità di soddisfare i propri bisogni primari. Per questo motivo, tali sanzioni relative alle condizioni materiali non possono essere accordate e, in caso di sanzioni a richiedenti MSNA, si deve sempre tenere in considerazione il supremo interesse del minore.

  1. La l. n. 47/2017

Con riferimento alla l. 7 aprile 2017, n. 47, pubblicata in Gazz. Uff., 21 aprile 2017, n. 93, si richiamano di seguito i principi fondamentali della normativa, con un approfondimento in merito alle recenti modifiche introdotte dal d.l. n. 130/2020, nonché alle revisioni introdotte per l’accertamento dell’età dei MSNA con il protocollo del 9 luglio 2020.

La definizione di «minori non accompagnati» è contenuta nell’art. 2 della Direttiva Europea 2001/55/CE, e fa riferimento ai «cittadini di paesi terzi o gli apolidi di età inferiore ai diciotto anni che entrano nel territorio degli Stati membri senza essere accompagnati da una persona adulta responsabile per essi in base alla legge o agli usi, finché non ne assuma effettivamente la custodia una persona per essi responsabile, ovvero i minori che sono lasciati senza accompagnamento una volta entrati nel territorio degli Stati membri».

In ambito nazionale, riprendendo sostanzialmente le indicazioni europee, la definizione è ora contenuta nell’art. 2, comma 1°, d. lgs. 18 agosto 2015, n. 142, secondo cui il minore non accompagnato è lo straniero (cittadino di Stati non appartenenti all’Unione europea e apolide), di età inferiore ai diciotto anni, che si trova, per qualsiasi causa, nel territorio nazionale, privo di assistenza e rappresentanza legale (succ. art. 2, l. n. 47/2017). Tra i principi, la legge, da un lato, prevede espressamente un divieto assoluto di respingimento alla frontiera dei minori stranieri non accompagnati, respingimento che non può essere disposto in alcun caso (nuovo comma 1-bis dell’art. 19, TU immigrazione).

La disciplina relativa al divieto di espulsione dei minori stranieri, in base alla normativa vigente, può essere derogata esclusivamente per motivi di ordine pubblico e sicurezza dello Stato; in ogni caso, il provvedimento di espulsione può essere adottato a condizione che non comporti un rischio di danno grave per il minore. Inoltre, è specificato che la decisione del Tribunale per i minorenni, che ha la competenza in materia, deve essere assunta tempestivamente e comunque nel termine di trenta giorni.

L’inespellibilità dei minorenni dal territorio, sancito dalla Convenzione del Fanciullo, è ribadito, per quanto riguarda l’Italia, dall’art. 19, TU Immigrazione.

Le disposizioni ivi previste si applicano ai minorenni non aventi cittadinanza italiana o dell’Unione europea che si trovano per qualsiasi causa nel territorio dello Stato o che sono altrimenti sottoposti alla giurisdizione italiana privi di assistenza e di rappresentanza da parte dei genitori o di altri adulti legalmente responsabili in base alle legge vigenti nell’ordinamento italiano (art. 2).

L’art. 3 introduce un “divieto assoluto di respingimento alla frontiera” che non può essere disposto in nessun caso, a differenza del precedente art. 19 TU immigrazione che prevedeva la possibilità soltanto se effettuato con modalità compatibili con le singole situazioni personali, debitamente accertate. Questa legge interviene per risolvere alcuni problemi pratici dell’accoglienza. Al fine di rispondere al problema della fuga dalle strutture di accoglienza, i tempi di permanenza nelle strutture di prima accoglienza sono stati ridotti da 60 a 30 giorni. In questa fase, dovrà svolgersi l’identificazione del minore (massimo 10 giorni) e l’eventuale accertamento dell’età. Sempre in questa fase delicata del processo di accoglienza è garantito un colloquio con uno psicologo dell’età evolutiva, ove necessario con la presenza di un mediatore. In seguito, i MSNA saranno collocati in strutture di accoglienza ex SPRAR diffuse su tutto il territorio nazionale, Siproimi (Sistema per titolari di protezione internazionale e minori stranieri non accompagnati – l. n. 132/2018) ora SAI (Sistema di accoglienza e integrazione) con il d.l. n. 130/2020.

Tali strutture come specificato dal testo legislativo devono essere destinate esclusivamente ai minori.

 

Le misure di accoglienza

In tema di accoglienza, la legge introduce alcune modifiche alle disposizioni previste in materia dal d. lgs. n. 142/2015 (art. 4), con le quali:

  • è ridotto da 60 a 30 giorni il termine massimo di trattenimento dei minori nelle strutture di prima accoglienza;
  • è stabilito un termine massimo di 10 giorni per le operazioni di identificazione, mentre attualmente non è previsto alcun termine;
  • è introdotto in via generale il principio di specificità delle strutture di accoglienza riservate ai minori;

L’art. 5 disciplina una procedura unica di identificazione del minore, che costituisce il passaggio fondamentale per l’accertamento della minore età, da cui a sua volta dipende la possibilità di applicare le misure di protezione in favore dei minori non accompagnati.

Tale procedura prevede: un colloquio del minore con personale qualificato, sotto la direzione dei sevizi dell’ente locale; la richiesta di un documento anagrafico in caso di dubbio sull’età ed, eventualmente, di esami socio-sanitari, con il consenso del minore e con modalità il meno invasive possibile; la presunzione della minore età nel caso in permangono dubbi sull’età anche in seguito all’accertamento.

Per potenziare l’efficacia delle tutele nei confronti dei minori non accompagnati, la legge interviene su ulteriori aspetti della disciplina.

In relazione all’accertamento dell’età è opportuno evidenziare che il Protocollo del 2016, stante l’evoluzione medica e l’età media di ingresso dei MSNA in Italia che oltrepassa il sedicesimo anno, è stato aggiornato il 9 luglio 2020 con un ridimensionamento della figura del pediatra.

L’aggiornamento consente una riduzione della discrezionalità degli operatori amministrativi e ribadisce l’importanza del colloquio fra colloquio sociale, visita psicologica/neuropsichiatrica e visita pediatrica-auxologica, confermando la rilevanza del ruolo del mediatore culturale.

La visita psicologica valuta il grado di maturazione del minore con riferimento alle dichiarazioni rilasciate nella fase di identificazione; l’accertamento dell’età è necessario soltanto se persistono dubbi da parte dell’equipe medica.

La valutazione deve essere compiuta entro tre giorni dalla richiesta del Tribunale per i minorenni per l’accertamento dell’età ed il risultato deve essere rilasciato entro venti giorni, preferibilmente entro dieci.

I professionisti sopra indicati redigono un parere, che confluirà nella relazione multidisciplinare finale.

Il minore deve essere informato della relazione dell’equipe medica in base alla sua maturità e al suo livello di alfabetizzazione, in una lingua a lui comprensibile e nota[22].

L’art. 9 prevede l’istituzione del Sistema informativo nazionale dei minori stranieri non accompagnati, presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, nel quale confluiscono le cartelle sociali dei minori non accompagnati, compilate da personale qualificato che svolge il colloquio con il minore nella fase di prima accoglienza. La cartella include tutti gli elementi utili alla determinazione della soluzione di lungo periodo per il minore, nel suo superiore interesse. In relazione alla rete di accoglienza, la legge estende pienamente l’accesso ai servizi del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati – SPRAR a tutti i minori non accompagnati a prescindere dai posti disponibili, come previsto dalla legge di stabilità 2015 (art. 1, comma 183, l. n. 190/2014) succ. l. 132/2018 (Siproimi – Sistema per titolari protezione internazionale e minori stranieri non accompagnati) con il d.l. n. 130/2020 denominati SAI (Sistemi di accoglienza e integrazione).

L’art. 13 prevede la possibilità per il minore straniero non accompagnato che al compimento della maggiore età, pur avendo intrapreso un percorso di inserimento sociale, se necessiti di un supporto prolungato volto al buon esito di tale percorso finalizzato all’autonomia, il Tribunale per i minorenni possa disporre, anche su richiesta dei servizi sociali, con decreto motivato, l’affidamento ai servizi sociali, comunque non oltre il compimento del ventunesimo anno di età.

 

 

 

Modifiche previste dal d.l. 21 ottobre 2020, n. 130.

«Disposizioni urgenti in materia di immigrazione, protezione internazionale e complementare, modifiche agli artt. 131-bis, 391-bis, 391-ter e 588 c.p., nonché misure in materia di divieto di accesso agli esercizi pubblici ed ai locali di pubblico trattenimento, di contrasto all’utilizzo distorto del web e di disciplina del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale».

Il SIPROIMI viene sostituito dal nuovo Sistema di Accoglienza e Integrazione.

Le modifiche introdotte dal d.l. n. 130/2020 focalizzano la loro attenzione sulla centralità del sistema di accoglienza gestito dagli enti locali. All’interno del Sistema di Accoglienza e di Integrazione sono inseriti, oltre ai minori stranieri non accompagnati e ai titolari di protezione internazionale anche i richiedenti asilo ed i titolari di determinati permessi di soggiorno. Inoltre, nella attuale novella normativa, la conversione al rilascio del titolo di soggiorno, al compimento della maggiore età, del permesso di soggiorno per studio, lavoro o accesso al lavoro resta vincolato al parere del Comitato per i minori stranieri, ovvero alla Direzione Generale dell’Immigrazione e delle Politiche di Integrazione come stabilito dalla l. n. 132/2018. Tuttavia, in caso di mancata risposta, nel d.l. n. 130/2020 è previsto il silenzio-assenso.

Infine, è opportuno segnalare che le modifiche al d.P.R. 31 agosto 1999, n. 394, «Regolamento recante norme di attuazione del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero», a norma dell’art. 1, comma 6, d. lgs. 25 luglio 1998, n. 286» (che la l. n. 47/2017 aveva previsto entro un mese dalla sua entrata in vigore), nonché le modifiche al d.P.R. n. 535/199 in merito alle disposizioni sul rimpatrio assistito e volontario e la promulgazione di un D.P.C.M. contenente la procedura relativa al primo colloquio con il minorenne a cura della struttura di accoglienza (ex art. 5, comma 1°, l. n. 47/2017) non sono state ancora introdotte, stante l’assenza dei decreti attuativi non ancora emanati.


  1. Giurisprudenza nazionale

Cass. civ., sez. VI-1, 3 aprile 2019 n. 9199.

Con riferimento ai requisiti per qualificare il minore straniero non accompagnato, si segnalano le indicazioni contenute nella Dir. 2013/33/UE, la quale pone l’accento sulla necessità che il minore straniero sia «accompagnato da un adulto che ne sia responsabile per legge o per prassi dello Stato membro interessato, fino a quando non sia effettivamente affidato a un tale adulto» (art. 2, lett. e) e abbia un “rappresentante”, il quale dev’essere una persona che possa assisterlo e rappresentarlo «nelle procedure previste dalla presente direttiva, allo scopo di garantirne l’interesse superiore del minore ed esercitare la capacità di agire per suo conto, ove necessario» (art. 2, lett. j) (v. anche Dir. 2011/95/UE, art. 2, lett. l).

La citata Dir. 2013/33, all’art. 24 prevede che gli Stati membri assicurino al minore «un rappresentante (che) rappresenti e assista il minore (…) per consentirgli di godere dei diritti e assolvere agli obblighi previsti dalla presente direttiva» e lo informino della nomina del rappresentante (v. anche Dir. 2011/95 cit., art. 31).

In altri termini, secondo il giudice di legittimità, ai sensi dell’art. 2, l. n. 47/2017, si qualifica come “minore straniero non accompagnato”, ai fini dell’applicazione degli istituti di tutela apprestati dall’ordinamento, il minore che, non solo sia privo di assistenza materiale, ma che sia anche privo di soggetti che ne abbiano la rappresentanza legale in base alle leggi vigenti nell’ordinamento italiano, allo scopo di garantirne l’interesse superiore e di esercitare la capacità di agire per suo conto, ove necessario. Ne consegue che è competente il Tribunale per i minorenni e non il Tribunale ordinario in funzione di giudice tutelare all’apertura di una tutela per un minore straniero, privo di genitori sul territorio nazionale, ma da questi affidato, con atto notarile, alle cure e alla rappresentanza legale del fratello dimorante in Italia, non potendosi considerare tale forma di delega della responsabilità genitoriale valida nel nostro ordinamento.

  1. Conclusioni

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ha sollecitato gli Stati europei a intraprendere maggiori sforzi per proteggere i minori rifugiati e migranti che non solo hanno sopportato viaggi difficili e pericolosi, ma continuano ad affrontare rischi e avversità una volta giunti in Europa, fra cui condizioni abitative insicure, essendo erroneamente registrati come adulti, e carenza di cure adeguate. L’ultima edizione del rapporto dell’UNHCR Viaggi Disperati, ad ottobre 2019 registra che da gennaio a settembre 2019 circa 80.800 persone sono arrivate in Europa lungo le rotte del Mediterraneo – cifra in calo rispetto alle 102.700 persone giunte nello stesso periodo del 2018. Di coloro che sono arrivati, oltre un quarto erano minori, molti senza genitori.

Pascale Moreau, Direttrice del Bureau per l’Europa dell’UNHCR, ha affermato che: «in tutta Europa, i minori non accompagnati, in particolare, sono accolti di frequente in centri di grandi dimensioni privi della sorveglianza dovuta, carenza che li espone a ulteriori abusi, violenze e stress psichico e al rischio crescente di migrare nuovamente o scomparire». Sebbene in Europa siano stati compiuti diversi passi avanti per migliorare le misure di protezione, il rapporto osserva come sia necessario adottarne di ulteriori per rispondere ad alcune delle sfide alle quali i minori continuano a far fronte.

Fra le raccomandazioni, il rapporto UNHCR invita gli Stati europei a porre fine urgentemente alla pratica della detenzione per i minori, ad assumere tutori o assistenti sociali formati e ad assicurare che minori rifugiati e migranti possano ricevere un’istruzione. In Europa, a volte i minori faticano ad essere riconosciuti come tali e il rapporto chiede che si utilizzino metodi olistici e multidisciplinari nella valutazione della loro età. Adottando le misure definite nel rapporto, gli Stati potranno incrementare il livello di protezione assicurata ai minori in fuga e dotarsi degli ulteriori strumenti necessari per determinare in che modo soddisfarne l’interesse superiore, anche tramite soluzioni che li potrebbero portare fuori dall’Europa[23].

L’UE deve proteggere i minori lungo le rotte migratorie; a tal fine gli Stati membri devono potenziare i sistemi di protezione dei minori migranti anche nei paesi di origine e transito. La l. n. 47/2017 potrà rappresentare un modello per gli altri paesi europei, quale strumento valido a tutela dei minori.

* Il presente contributo richiama alcuni temi trattati nella relazione predisposta per il Seminario “I diritti dell’infanzia e dell’adolescenza a trent’anni dalla Convenzione dell’ONU: soluzioni e prospettive”, organizzato dalla Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome e da UNICEF – Sala Zuccari – Palazzo Giustiniani, presso il Senato della Repubblica, in data 21 settembre 2019.

[1] <https://appsso.eurostat.ec.europa.eu/nui/show.do?dataset=migr_asyunaa&lang=en>.

[2] P. Iafrate, La tutela del minore straniero non accompagnato: tra formalità e operatività, Dossier Statistico Immigrazione 2020, a cura del Centro Studi e Ricerche IDOS in partenariato con Confronti con la collaborazione dell’UNAR, Edizioni IDOS, 2020, p. 216-217.

[3].<https://www.minori.it/sites/default/files/ONU_Linee_guida_accoglienza_minori_2009.pdf>; <https://www.unicef.org/protection/files/Moving_Forward_Implementing_the_Guidelines_Italian.pdf>.

[4].<https://www.unicef.org/protection/alternative_care_Guidelines-English.pdf>.

[5]. Per maggiori info, <https://www.echr.coe.int/Pages/home.aspx?p=basictexts&c=>.

[6]. <http://www.europarl.europa.eu/charter/pdf/text_it.pdf>.

[7]. Tale importante disposizione serve a tracciare il confine tra l’ambito di applicazione della Carta e quello delle costituzioni nazionali e della CEDU.

[8]. «The guardian is an independent person who safeguards a child’s best interests and general well-being and to this effect complements the limited legal capacity of the child. The guardian acts as a statutory representative of the child in all proceedings in the same way that a parent represents his or her child»; <https://www2.ohchr.org/english/bodies/crc/docs/GC6.pdf>.

[9]. <https://www.minori.it/sites/default/files/ONU_Linee_guida_accoglienza_minori_2009.pdf>;

<https://www.unicef.org/protection/files/Moving_Forward_Implementing_the_Guidelines_Italian.pdf>.

[10]. <https://www.unicef.org/protection/alternative_care_Guidelines-English.pdf>.

[11]. Uno strumento del quale la stessa Convenzione, all’art. 43, si è dotata per il monitoraggio dei progressi compiuti dagli Stati nell’esecuzione degli obblighi derivanti dal trattato, è il Comitato sui il quale analizza i rapporti periodici (ogni cinque anni) che gli Stati parti sono impegnati a presentare (art. 44), e in seguito pubblica le osservazioni conclusive.

[12].<https://www.unicef.it/Allegati/Osservazioni_Conclusive_CRC_Italia_2019.pdf>; <https://www.unicef.it//doc/8858/rese-note-le-raccomandazioni-onu-allitalia-luci-e-ombre-sui-diritti-dei-bambini.htm>.

[13]. L’Agenzia europea per i diritti fondamentali conduce per conto delle istituzioni e dei cittadini dell’Unione europea, indagini su larga scala, ricerca giuridica o sociale comparativa e pubblica manuali per gli operatori di giustizia. V. <https://europa.eu/european-union/about-eu/agencies/fra_it>.

[14]. <https://fra.europa.eu/en/publication/2018/guardianship-systems-children-deprived-parental-care-european-union-summary>.

[15] P. Borghi – C. Santarossa, Protecting children on the move. Addressing protection needs through reception, counselling and referral, and enhancing cooperation in Greece, Italy and France, UNHCR, Geneva, 2012, pp. 30-31.

[16] <https://hudoc.echr.coe.int/eng#{%22itemid%22:[%22001-191277%22]}>.

[17] European Migration Network, Annual Policy Report 2011, Final Report, in <www.ec.europa.eu>, 2012.

[18]<www.hrw.org/news/2012/04/25/human-rights-watchs-updated-submission-committee-rights-childgreece> (20 January 2015);

<www.bordercriminologies.law.ox.ac.uk/unaccompanied-minors-in-greece> (13 January 2015);

European Migration Network, The Organisation of Asylum and Migration Policies. Factsheet: Greece, in <www.ec.europa.eu>, 2012, p. 1;

<www.conventions.coe.int/Treaty/Commun/ChercheSig.asp?NT=160&CM=&DF=&CL=ENG –>.

[19] <https://hudoc.echr.coe.int/eng#{%22itemid%22:[%22001-191278%22]}>.

[20] <https://data2.unhcr.org/en/documents/download/71725>.

[21] <https://curia.europa.eu/jcms/upload/docs/application/pdf/2019-11/cp190141it.pdf>.

[22]<https://www.cespi.it/sites/default/files/osservatori/allegati/approf._6_-_attuazione_della_legge_zampa_-_parte_giuridica_marianna_lunardini.pdf>.

[23] <https://www.unhcr.it/news/comunicati-stampa/lunhcr-esorta-glistati-europei-a-fare-di-piu-per-proteggere-e-sostenere-i-minori-rifugiati-e-migranti.html>.

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