Ambiente digitale e tutela dei minori online: la strategia europea

Di ANTONELLA FERRERO -

La pandemia COVID-19 ha innescato trasformazioni di ampio respiro nell’ambiente digitale, sia in termini di rischi che di opportunità, evidenziando che le tecnologie digitali sono un mezzo eccellente per consentire al maggior numero di cittadini – in particolare bambini e giovani – di reperire informazioni, comunicare, socializzare ma anche esprimere la propria opinione e partecipare alla vita della comunità.

Tuttavia, proprio in vista del prossimo Safer Internet Day, giornata internazionale di sensibilizzazione istituita dall’Unione europea nel 2004, sembra crescere, anche a livello europeo, la consapevolezza che la maggior parte degli strumenti e dei servizi online spesso non siano progettati pensando ai migliori interessi dei bambini e dei giovani.

La Commissione europea rispondendo all’interrogazione parlamentare E-005402/2020 ha recentemente ribadito che «il benessere dei bambini online è una delle priorità della Commissione da quando Internet è divenuta ampiamente disponibile anche a loro ed è perseguito tramite finanziamenti il coordinamento con gli Stati membri e un quadro legislativo adatto all’era digitale».

Nell’ambito della strategia europea per un’Internet migliore per i ragazzi, la Commissione cofinanzia in tutta Europa i centri per un’Internet più sicura (Safer Internet Centres, SIC), che organizzano campagne di sensibilizzazione, forniscono formazione alle famiglie e alle scuole, gestiscono servizi di assistenza telefonica rispondendo a domande su come reagire a contatti pericolosi quali l’adescamento di minori online e mettono a disposizione linee telefoniche dirette per segnalare in modo anonimo materiale pedopornografico in rete.

Tali centri condividono le migliori pratiche e molte risorse attraverso l’apposito portale finanziato dall’UE (www.betterinternetforkids.eu).

Il terzo rapporto Better Internet for Kids Policy Map, pubblicato nel novembre 2020, evidenzia come in Italia la strategia europea sia stata oggetto di dibattito in vari ambiti istituzionali che hanno coinvolto l’Autorità italiana per l’Infanzia e l’Adolescenza, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni e l’Autorità garante per la Protezione dei Dati Personali.

Sembra opportuno ricordare che il GDPR (General Data Protection Regulation) ha fissato a sedici anni l’età minima per l’accesso ai servizi online e quindi al consenso digitale, tuttavia riconoscendo agli Stati membri la facoltà di prevedere un’età di accesso diversa e comunque non inferiore ai tredici anni.

Con il D.lgs. n. 101/2018 di adeguamento al GDPR, l’Italia ha fissato a quattordici anni l’età del consenso digitale autonomo nell’ambito dell’offerta diretta di servizi della società dell’informazione.

Tuttavia l’accesso da parte dei minori all’ambiente digitale avviene, di fatto, ben prima dei quattordici anni.

In occasione del Safer Internet Day 2020, Save the Children Italia ha diffuso i risultati di un’indagine da cui emerge che «i giovani siano i più assidui frequentatori della rete. Le percentuali sono molto elevate fin dalla fascia d’età 6-14 anni, con il 75% di utilizzo; si alzano molto al crescere dell’età, con il 94,1% fra i ragazzi di 15-19 anni e 94,2% nella fascia d’età 20-24 anni».

L’Autorità garante per la Protezione dei Dati Personali si è recentemente espressa sulla questione dell’età minima per iscriversi alle applicazioni social, disponendo il blocco per gli account del social “Tik Tok” per i quali non sia stata accertata con sicurezza l’età anagrafica, al fine di assicurare immediata tutela ai minori italiani scritti al social network.

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