Lo stato di abbandono del minore

Di CHIARA CERSOSIMO -

Cass., ord. n. 4220_2021

La Corte di Appello di Catanzaro confermava la decisione del Tribunale circa lo stato di adottabilità di due minori, i cui genitori risultavano totalmente incapaci di provvedere alla loro cura.

In particolare, il padre, affetto da ritardo mentale moderato, con disturbo borderline della personalità e con spunti psicotici, si trovava detenuto, con fine pena nel 2022, e si era rivelato, nel corso del tempo, una figura del tutto disinteressata alla famiglia; la madre, invece, in carico presso il Centro Salute Mentale, soffriva di disturbi psichici medio-gravi, non suscettibili di miglioramento, e presentava una personalità particolarmente aggressiva, che l’aveva portata, in più occasioni, a percuotere violentemente i propri figli e ad essere arrestata in flagranza di reato. Suddette condotte avevano cagionato problematiche psico-fisiche ai minori, i quali soffrivano di traumi e deficit, comprovati da numerosi ricoveri ospedalieri.

Tali fatti avevano indotto il Tribunale a dichiarare i genitori decaduti dalla responsabilità genitoriale.

Si procedeva, quindi, a verificare se le rispettive famiglie d’origine, del padre e della madre, fossero in grado di provvedere alla crescita e alla tutela dei bambini. Tuttavia, gli accertamenti davano esito negativo, rappresentando entrambi i nuclei parentali come incapaci di assolvere a tale delicato compito.

In conclusione, risultava provata l’inidoneità dei genitori all’esercizio della funzione genitoriale, con scarsa possibilità di recupero dell’adeguatezza medesima, e, altresì, l’impossibilità di affidamento dei minori ai parenti, e il conseguente stato di abbandono dei suddetti.

La madre e la nonna materna proponevano ricorso per Cassazione avverso la sentenza della Corte di appello.

Con il primo motivo, le ricorrenti denunciavano la violazione e la falsa applicazione dell’art. 8, l. n. 184/1983, per non avere la Corte di appello considerato il superiore interesse dei minori e verificato l’eventuale possibilità di recupero della madre e della nonna materna, sia con riguardo alle condizioni economico-abitative, sia con riferimento alle condizioni psichiche; con il secondo motivo, invece, lamentavano l’omesso esame del fatto decisivo della reversibilità dello stato di abbandono dei minori, che non era dipeso dalla volontà della madre, ma piuttosto da fattori contingenti di forza maggiore.

La Cassazione ha dichiarato inammissibili entrambe le censure.

In particolare, la Suprema Corte ha ribadito che è onere del giudice di merito, in sede di accertamento dello stato di adottabilità del minore, procedere ad una valutazione prognostica circa l’effettiva ed attuale possibilità dei genitori di recuperare le proprie capacità e competenze genitoriali. Questo perché la famiglia d’origine è l’ambiente più idoneo ed armonioso allo sviluppo psico-fisico del bambino (art. 1, l. n. 184/1983), e pertanto la dichiarazione dello stato di adottabilità del minore deve essere subordinata alla verifica dell’impossibilità dei genitori naturali di superare, entro tempi ragionevoli, situazioni di difficoltà e di disagio che li rendono inidonei allo svolgimento della funzione genitoriale (ex multis, Cass. n. 22589/2017; Cass. n. 6137/2015).

Ne deriva che è onere del servizio sociale incaricato, non solo rilevare le deficienze del nucleo familiare, ma anche concorrere, con interventi di sostegno, ad arginarle e rimuoverle. La situazione di abbandono si configura, quindi, soltanto nel caso di una totale mancanza di collaborazione con i predetti servizi, cosicché la rescissione del legame parentale diventa l’unico strumento per evitare al minore un più grave vulnus e garantirgli un’effettiva assistenza e stabilità affettiva (Cass. n. 7115/2011).

In osservanza dei principi elaborati dalla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, fatti propri dalla nostra giurisprudenza di legittimità, il giudizio sulla situazione di abbandono deve basarsi su una valutazione quanto più possibile attuale, con indagini ed approfondimenti sulla condizione presente dei genitori, tenendo conto dell’effettiva volontà di recupero da parte degli stessi (ex multis, Cass., n. 22934/2017; n. 24445/2015). La situazione di abbandono, inoltre, non può desumersi esclusivamente da condizioni di emarginazione socio-economica della famiglia d’origine, ma, piuttosto, deve fondarsi sulla stabile ed immodificabile impossibilità morale o materiale di provvedere alle esigenze di sviluppo psico-fisico del minore, non dipendente da cause di forza maggiore o da altri eventi non imputabili ai genitori biologici (Corte europea dei diritti dell’uomo, ricorso n. 9056/14, 16 luglio 2015, Akinnibosun v. Italia; Cass., n. 4097/2018; Cass., n. 26624/2018; Cass., n. 7559/2018; Cass., n. 7193/2016). La condizione di abbandono, del resto, non ricorre solamente in caso di rifiuto intenzionale ad adempiere ai doveri genitoriali, ma anche quando la situazione familiare sia, di per sé, tale da ledere in modo grave e irreparabile l’armonica crescita del bambino (Cass., n. 4097/2018).

Tutto ciò considerato, nel caso di specie, la Corte di appello, in ragione degli elementi emersi in fase istruttoria (relazioni dei servizi sociali; aggressioni fisiche e traumi psicologici subiti dai minori), aveva correttamente escluso l’idoneità della madre allo svolgimento della funzione genitoriale ed aveva, altresì, legittimamente valutato la stessa come incapace di recuperare, in tempi congrui, suddetta idoneità. In maniera similare, la Corte di appello aveva escluso la capacità della nonna materna, anch’essa ricorrente, di provvedere alla cura morale e materiale dei nipoti, in quanto eccessivamente legata alla figlia e, altresì, inabile ad opporsi ai gravi maltrattamenti che costei riservava ai minori.

Non rileva, quindi, la semplice dichiarazione di volontà della madre di volersi prendere cura dei propri figli, poiché suddetta intenzione non ha, poi, trovato rispondenza alcuna in puntuali riscontri fattuali, che abbiano dimostrato la rimozione effettiva delle problematiche familiari, quanto il mutamento della condotta e dello stile di vita materno.

Orbene, l’adozione costituisce, nella specie, l’unico strumento utile ad evitare ai minori un maggiore pregiudizio e ad assicurare loro assistenza e stabilità emotiva.

SCARICA DOCUMENTO IN PDF
Tag:, , ,