Il terzo beneficiario di assicurazione sulla vita acquista il diritto alla liquidazione sin dal momento della designazione

Di LUCA COLLURA -

Cass. n. 9948_2021

Con la sentenza in commento, la Suprema Corte è stata chiamata a dirimere una questione in materia di assicurazione sulla vita vertente sul momento acquisitivo da parte del terzo beneficiario del diritto alla liquidazione della somma derivante dall’assicurazione medesima.

La vicenda sottoposta al vaglio della Corte trae origine dall’atto di citazione con cui Prima e Secondo citavano un giudizio la società Alfa Vita S.p.A. chiedendo ch’essa liquidasse in loro favore la somma che sarebbe spettata alla loro de cuius Tiziona quale terza beneficiaria dell’assicurazione sulla vita stipulata in suo favore da Tizione e di cui essi erano divenuti titolari per successione mortis causa alla medesima, essendo questa premorta allo stipulante.

Si costituiva in giudizio Alfa Vita S.p.A. eccependo che il beneficio in favore di Tiziona era stato revocato da Tizione con lettera successiva alla morte della stessa e ch’egli aveva nominato quale nuova beneficiaria la sorella Caiona, sua unica erede, chiamando comunque in causa la stessa in garanzia, avendo già provveduto a liquidare in suo favore la somma dovuta in virtù dell’assicurazione.

Il Tribunale dichiarava la carenza di legittimazione attiva degli attori in quanto la dichiarazione di nomina, essendo caratterizzata dall’intuitus personae, aveva perso qualunque efficacia a seguito della premorienza della beneficiaria allo stipulante.

Gli attori appellavano quindi il decisum del giudice di prime cure ma la Corte d’Appello, pur ritenendo sussistente la legitimatio ad causam degli appellanti e riconoscendo che la revoca del beneficio fosse invalida, rigettava la domanda motivando che il diritto alla liquidazione del quantum dovuto in virtù dell’assicurazione viene acquistato dal beneficiario al momento della morte dello stipulante, per cui alla morte di Tiziona detto diritto non poteva trasferirsi ai di lei eredi, non essendo ancora entrato nel suo patrimonio ma essendo rimasto nel patrimonio dello stipulante.

Avverso l’arresto del giudice del gravame ricorrevano quindi per cassazione gli appellanti, eccependo, per quanto qui di interesse, violazione o falsa applicazione degli artt. 1412, comma 2, e 1920, comma 3, c.c., nella parte in cui la Corte d’Appello non ha considerato che il diritto alla liquidazione della somma dovuta in virtù dell’assicurazione viene acquistato dal beneficiario direttamente al momento della stipula e che, pertanto, lo stesso si era trasferito a loro iure hereditatis al momento della morte della loro de cuius, non rilevando la circostanza ch’essa fosse premorta allo stipulante.

Ritenendo fondato il motivo, la Cassazione accoglie il ricorso.

In particolare osserva il Collegio che la Corte d’Appello, pur avendo correttamente ritenuto sussistente la legittimazione ad agire degli appellanti, ha poi erroneamente ritenuto che in ogni caso gli attori in primo grado non potevano vantare alcun diritto sulle somme liquidate in base all’assicurazione in quanto l’originaria beneficiaria, loro ereditanda, era premorta allo stipulante, per cui nessun diritto ella aveva acquistato, venendo il diritto del beneficiario ad esistere solo dopo la morte dello stipulante e non potendo, quindi, trasferirsi mortis causa per non essere ancora sorto in caso di premorienza del primo al secondo.

Precisa la Corte, infatti, che «nel contratto di assicurazione per il caso di morte, il beneficiario designato acquista, ai sensi dell’art. 1920, comma 3, c.c., un “diritto proprio ai vantaggi dell’assicurazione” che trova la sua fonte nel contratto e, pertanto, è opinione dominante che sin dalla designazione del terzo esso fuoriesca dal patrimonio del soggetto stipulante ed entri a far parte del patrimonio del beneficiario. In altri termini, nel momento in cui l’assicurato individua il beneficiario, è la stessa norma che indica che questi acquista un diritto iure proprio. L’art. 1920 c.c., inoltre, fa discendere l’acquisto del diritto da parte del terzo non tanto dalla stipula del contratto, bensì dalla designazione del beneficiario e dall’accettazione da parte di quest’ultimo, a differenza di quanto previsto con riferimento al contratto a favore del terzo».

La decisione del Supremo Collegio è pienamente condivisibile, in quanto perfettamente in linea con il dettato normativo, seppur meritevole di una piccola precisazione.

Come disposto apertis verbis dall’art. 1920, comma 3, c.c., per effetto della designazione il terzo beneficiario acquista un diritto proprio ai vantaggi dell’assicurazione. Ad avviso di chi scrive, non sarebbe necessario, invece – e in questo risiede la precisazione di cui si è detto poc’anzi –, che il terzo accetti la stipulazione in suo favore, in quanto un’eventuale dichiarazione in tal senso da parte del beneficiario, ai sensi dell’art. 1921 c.c. (che è espressione del principio generale contenuto nell’art. 1412 c.c.), non avrebbe alcun effetto, potendo lo stipulante sempre revocare il beneficio in suo favore, salvo che sia già intervenuto l’evento morte, nel qual caso il beneficio non è più revocabile.

La dottrina fa riferimento in questo caso agli atti cc.dd. trans mortem ossia a quegli atti che comportano l’acquisto immediato di un determinato diritto da parte di un certo soggetto ma detto acquisto rimane caduco sino alla morte di una delle parti dell’atto, potendo medio tempore essere sempre revocato. Nel caso dell’assicurazione sulla vita a favore di terzo, quindi, il beneficiario acquista il diritto al pagamento della somma assicurata sin dal momento in cui viene designato dallo stipulante, il quale ultimo però potrà sempre revocare il beneficio in favore del predetto, salvo che dichiari per iscritto di rinunciare al potere di revoca o che, essendosi già verificato l’evento, il terzo abbia dichiarato di voler profittare del beneficio. Per questi motivi, come detto, la Suprema Corte ha dunque ritenuto meritevole di accoglimento il ricorso presentato dagli eredi della de cuius, i quali avevano acquistato il diritto alla corresponsione della somma per successione mortis causa all’ereditanda, che, essendo stata nominata beneficiaria dell’assicurazione, l’aveva acquistato sin dal momento della nomina medesima.

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