Anche il diritto alla libera circolazione dei cittadini UE esige il riconoscimento del rapporto di filiazione tra un bambino ed una coppia di due donne coniugate all’estero

Di CLAUDIA BENANTI -

UNIONI CIVILI MINORI CGUE Conclusioni_AG_15_aprile2021

Il riconoscimento del rapporto di filiazione tra un minore e una coppia del medesimo sesso risultante da un atto di nascita formato all’estero pone spesso l’esigenza di un contemperamento tra i diritti inviolabili delle persone coinvolte (prima di tutti, il nato) e l’interesse dello Stato al rispetto del proprio ordine pubblico, che a quel riconoscimento si opponga. Lo si è visto in diverse controversie dinanzi alla Corte EDU, alcune delle quali hanno coinvolto l’Italia.

L’interesse del caso in commento deriva dal fatto che esso è posto all’attenzione della Corte di Giustizia UE – in virtù di un rinvio pregiudiziale sollevato dal Tribunale amministrativo di Sofia, Bulgaria – e che riguarda la tutela del diritto di circolazione negli Stati UE riconosciuto ai cittadini dell’Unione dall’art. 21, § 1 TFUE. Sulla questione la Corte non si è ancora pronunciata, ma le conclusioni dell’Avv. Gen. Kokott, pubblicate lo scorso 15 aprile, meritano un commento.

Nel caso di specie V.M.A., cittadina bulgara, coniugata con una cittadina del Regno Unito e residente in Spagna con la medesima e con la bambina della quale, in base al certificato di nascita rilasciato dalle autorità spagnole, sono entrambe madri, ha impugnato dinanzi al Tribunale del rinvio il rifiuto del Comune di Sofia di rilasciare un certificato di nascita della minore con indicazione della doppia maternità. Il rifiuto era stato motivato con la contrarietà all’ordine pubblico dell’iscrizione nel certificato di nascita di due genitori di sesso femminile.

In questa sede rileva che in base alla legge bulgara il certificato di nascita è necessario per il rilascio del documento di identità nazionale a favore della minore e, quindi, per l’esercizio del suo diritto di circolazione negli Stati UE.

Il Tribunale bulgaro chiede, quindi, in via pregiudiziale alla CGUE di chiarire il rapporto tra il diritto di circolazione e l’esigenza del rispetto dell’identità nazionale dello Stato, stabilita dall’art. 4, § 2 TUE.

Nelle sue conclusioni l’A.G. Kokott interpreta l’art. 21, § 1 TFUE nel senso che uno Stato membro non possa rifiutare di riconoscere il legame di filiazione – stabilito nell’atto di nascita rilasciato da un altro Stato membro – tra un suo cittadino, il suo coniuge e il figlio, al limitato fine di consentire al minore l’esercizio del diritto di circolazione. L’autorità bulgara è tenuta, quindi, a rilasciare al medesimo un documento d’identità ed i documenti di viaggio con l’indicazione della doppia genitorialità.

L’importanza di questa conclusione non è sminuita dalla successiva; vale a dire che, in base all’art. 4, § 2 TUE, lo Stato può invocare la propria identità nazionale al fine di rifiutare il rilascio di un atto di nascita che sancisca quel rapporto di filiazione. Difatti, secondo l’A.G. ciò è possibile soltanto se siano comunque garantiti al minore il rilascio del documento d’identità (per il quale potrebbe utilizzarsi una traduzione asseverata dell’atto di nascita straniero) e l’acquisto della cittadinanza bulgara, e non siano, quindi, ostacolati l’acquisto della cittadinanza UE e l’esercizio dei diritti conseguenti.

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