Diritto alla vita privata e familiare e protezione dei dati personali: condannata l’Austria per aver preteso la pubblicazione integrale dell’accordo divorzile all’interno del registro fondiario

Di CLAUDIA BENANTI -

LIEBSCHER v. AUSTRIA

La legge austriaca esige che la parte, la quale domandi l’intavolazione di un trasferimento immobiliare nei registri fondiari, produca in originale il titolo giustificativo del trasferimento medesimo e che tale titolo venga pubblicato nel registro fondiario. La disposizione è interpretata dai giudici austriaci – da ultimo, proprio nei gradi di giudizio che hanno preceduto la presentazione del ricorso in esame – nel senso che il titolo giustificativo debba essere sia prodotto sia pubblicato, integralmente.

Nel caso di specie, un cittadino austriaco, avendo richiesto l’intavolazione di un trasferimento immobiliare in esecuzione di un accordo divorzile, aveva domandato che fosse pubblicato solo un estratto del medesimo, in quanto esso conteneva una serie di informazioni personali, attinenti tra l’altro all’affidamento dei figli, che egli non voleva fossero divulgate. I giudici austriaci gli hanno dato torto, sostenendo che la legge non consentisse la pubblicazione del titolo in forma di estratto.

Ben diversa la posizione della Corte EDU, la quale ha dato ragione all’uomo e condannato l’Austria per violazione dell’art. 8 CEDU, in quanto i giudici austriaci non avevano preso in esame la questione se l’obbligo legale di produrre l’intero accordo divorzile – che avrebbe costituito la base legale per il trasferimento immobiliare e sarebbe stato pubblicato nell’archivio – fosse compatibile con il godimento da parte del richiedente del suo diritto alla protezione dei dati personali.

La sentenza in esame contiene due importanti affermazioni: il diritto alla vita privata e familiare tutelato dall’art. 8 CEDU comprende anche il diritto alla protezione dei dati personali e lo stesso art. 8 non richiede soltanto che lo Stato si astenga dall’interferire ingiustificatamente nel diritto alla privacy degli individui (c.d. obbligo negativo), ma pure che il medesimo realizzi un sistema atto a proteggere efficacemente tale diritto da interferenze illecite (c.d. obbligo positivo).

Questa sentenza potrebbe spingere a rivedere nel senso indicato dalla Corte EDU anche la prassi italiana, la quale, in applicazione degli artt. 2658 e 2664 c.c., prevede che il soggetto, il quale richieda la trascrizione di un trasferimento immobiliare debba produrre in originale o in copia autenticata il relativo titolo giustificativo – il quale potrebbe ben consistere in un accordo divorzile – ed il medesimo sia consultabile per intero dai soggetti abilitati tramite un’apposita visura ipotecaria.

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