Il cognome dei figli: la decisione della Corte costituzionale

Di GREGORIO PACINI -

Corte cost. 31.05.2022 n. 131

 

Con la sentenza in esame, pubblicata dopo circa un mese dal comunicato stampa del 27 aprile 2022[1], la Corte Costituzionale torna ad affrontare il problema relativo al cognome dei figli.

La vicenda fattuale da cui trae origine la decisione risulta singolare e complessa. Difatti, la Consulta, alla luce dello stretto collegamento delle ordinanze sollevate dal Tribunale ordinario di Bolzano (n. 78/2020), dalla Corte stessa (ordinanza di autorimessione n. 25/2021) e dalla Corte d’appello di Potenza (n. 222/2021), dispone la riunione dei giudizi.

In particolare, con riferimento a quest’ultima ordinanza, dichiara l’inammissibilità delle questioni sollevate a causa della carenza di un’autonoma e adeguata illustrazione delle ragioni in forza delle quali le norme censurate violerebbero i parametri costituzionali invocati.

Diversamente, dichiara fondate le questioni sollevate dal Tribunale di Bolzano e dalla Corte stessa, aventi ad oggetto l’art. 262, comma 1°, c.c.

Le questioni differiscono, e qui si spiega la ragion d’essere dell’ordinanza di autorimessione della Consulta, in primo luogo per i parametri costituzionali ritenuti violati, ma soprattutto per la natura dell’intervento invocato: mentre il Tribunale ordinario ha sostenuto l’illegittimità costituzionale nella parte in cui la disposizione censurata non consente, di comune accordo, di trasmettere al figlio, il solo cognome materno (intervento additivo); la Corte ha richiesto un intervento sostitutivo, sollevando la questione di illegittimità costituzionale nella parte in cui la norma, in mancanza di diverso accordo dei genitori, impone l’acquisizione alla nascita del cognome paterno, anziché dei cognomi di entrambi i genitori.

Pertanto, dopo essersi autorimessa la questione alla luce del rapporto di presupposizione e continenza con l’ordinanza n. 78/2020 del Tribunale di Bolzano, la Corte, a causa dell’inerzia del legislatore, dichiara espressamente di non potersi esimere dal rendere effettiva la «legalità costituzionale» e sancisce l’illegittimità costituzionale dell’art. 262, comma 1°, c.c. e, in via consequenziale (ai sensi dell’art. 27, l. n. 87/1953), dell’art. 299, comma 3, c.c., dell’art. 27, l. n. 184/1983 e dell’art. 34, d.P.R. n. 396/2000.

Giocoforza, ne consegue che, in mancanza di un accordo tra i genitori (o adottanti), in grado di trasmettere anche il solo cognome materno, devono attribuirsi i cognomi di entrambi, nell’ordine dagli stessi deciso. L’intervento giudiziale, pertanto, è richiamato solo laddove difetti l’accordo e si renda necessario dirimere un eventuale contrasto.

La sentenza in esame fornisce un importante chiarimento per gli operatori del settore, ma soprattutto garantisce una tutela effettiva a favore del figlio e non solo, in nome della parità tra i genitori, della salvaguardia dell’unità familiare e dell’identità personale del minore.

La Consulta, una volta individuata la regola con cui, dal giorno successivo alla pubblicazione della sentenza nella Gazzetta Ufficiale (smentendo, ovviamente, una impraticabile efficacia retroattiva della decisione), sarà disciplinato «il nucleo dell’identità giuridica e sociale della persona» ovvero il cognome, invita il legislatore ad un duplice intervento volto ad impedire un meccanismo moltiplicatore dei cognomi nel succedersi delle generazioni e a valutare l’interesse del figlio a non vedersi attribuito un cognome diverso rispetto a quello di fratelli e sorelle.

[1] Al riguardo si veda M. A. Iannicelli, La scelta del cognome da attribuire al figlio deve poter essere condivisa dai genitori, in questa Rivista, 30 aprile 2022.

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Per ulteriori commenti consulta https://www.rivistafamilia.it/2022/06/07/tutela-dellidentita-familiare-e-delleguaglianza-tra-i-genitori-nellattribuzione-del-cognome-al-figlio/

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